Effimera – Mata, Modena, 07-05-2016

Effimera - MattesE cosi’ torniamo al Ma.Ta, il luogo del delitto. Si delitto essendo stato ammazzato il buonsenso, la ragione e quel minimo di rispetto che almeno un poco le amministrazioni pubbliche dovrebbero a noi sudditi obbedienti, per facciata non per altro.
Ad ogni modo a Modena, o ad una parte sempre meno numerosa per quanto ancora importante, tutto cio’ non interessa e comunque non siamo qui a parlare di bruttezze, anzi parliamo della prima vera e propria mostra che si vede da queste parti. "Effimera" ed e’ un nome intelligente per introdurre la precarieta’, l’evanescenza intrinseca alle nuove tecnologie nella quali l’idea e’ il software e il medium e’ l’hardware, in mezzo tutti noi, qualcuno che resta schiacciato, molti perplessi, altri succubi, tanti inconsapevoli. Non eravamo pronti al web 1.0, tantomeno al 2 figuriamoci al 3.
Le nuove generazioni sanno piu’ di scimmiette ammaestrate che reali padroni del mezzo e in tutto queste l’arte che dice? "Effimera" vuole dare una risposta. Non e’ una mostra corale, non nel senso ampio del termine.
Tre gli artisti scelti, diverse le opere di ognuno, tutte a declinare l’arte del nuovo millennio all’interno delle diverse sfere espressive nelle nuove dinamiche sociali.
E’ una mostra d’arte per cosi’ dire classica, perche’ certe realizzazioni come "Rotazione 1" e "8 minuti luce" di Diego Zuelli continuano la tradizione di videoarte, aggiornando coi moderni mezzi espressivi cio’ che un tempo era materia, oggi e’ energia. Qui infatti v’e’ un momento fondamentale, quella trasformazione tecnica, sociale e antropologica preconizzata da Negroponte piu’ di un quarto di secolo fa parlando del passaggio mentale da atomo ad elettrone. Percio’ anche i beni da possedere viaggiano attraverso la rete e perche’ l’arte deve fare eccezione? Effimera - ZuelliUscendo dai musei, questa diviene fruibile immediatamente, potenzialmente parla a miliardi di persone e cambia anche il modello economico. Percio’ Carlo Zanni, altro artista in mostra, e’ presente con ViBo, progetto di videoarte portatile, il passare dall’opera da un milioni di dollari che appartiene a uno, a quella da un dollaro che appartiene ad un milione di persone.
Idea sulla carta democratica e sensata che va sempre conciliata col pensiero di Benjamin oggi valido piu’ che mai. Fulvio Chimento, uno dei curatori che per puro caso ci ha fatto da cicerone, cita i cento anni del ready-made di Duchamp ed e’ vero, si puo’ pensare che il passaggio dal materiale all’immateriale sia della stessa portata.
Poi si entra nella sfera politica col lavoro di Eva e Franco Mattes, italiani emigrati oltreoceano che ponendosi tra arte e tecnica, reinventano il situazionismo e nuove performance, l’aleatorio che aggrega tutti sotto l’ombrello del pensiero unico. Provocatori, ironici, regalano l’angolazione arguta dietro la quale osservare i nuovi media quindi nell’epoca del 2.0, noi stessi.
Chimento giustamente ribadisce l’anomalia di una mostra che non soltanto Modena ma l’Italia non e’ abituata ad accogliere ed ha ragione. C’e’ ancora tempo per visitarla, questa si che non si puo’ perdere.

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