The signal – William Eubank

The signalDue maschietti e una figliola 2.0, i geniotti informatici tanto cari al cinema statunitense, accompagnano lei a una nuova destinazione universitaria e nel contempo inseguono telematicamente un hacker che ha fritto i server del MIT.
La decisione di giungere al luogo fisico dove l’hacker agisce non sara’ delle migliori, qualcosa li aggredisce e si trovano ben presto in un laboratorio.
Laurence Fishburne in tuta anti NBC gli parla di infezione e di alieni ma cio’ non li fa desistere dalla fuga e qui arriva il bello.
Fantascienza da cinema indipendente, talvolta riesce  perche’ le idee devono per forza sopperire alla mancanza di fondi, altre crollano nel patetico.
Per "The signal" c’e’ una strana situazione intermedia perche’ gli sviluppi potrebbe essere tanti e alla fine sfociano in un pot-pourri di gia’ visto anche se ricombinato in vari modi. E’ che stringi stringi ma in fondo la storia e’ minima, ben dilatata anche se Eubank s’avvale di falsi indizi ed espedienti che in conclusione  non significano nulla. I ragazzotti protagonisti dicono poco, facce giuste ma non ravvedo a breve possibilita’ di Oscar, per quanto e’ da dire, il protagonista Brenton Thwaites in seguito a "The signal" ha fatto di meglio. Bravo Fishburne. Regia discreta, fastidiosa la tendenza a scimmiottare Malick e in generale al ricondursi ai flou del cinema indipendente ma c’e’ passione, ci crede e si sopporta.
Piena sufficienza, non altro.

Scheda IMDB

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