Il pianeta di Shakespeare – Clifford D. Simak

Il pianeta di ShakespeareCarter Horton e’ un viaggiatore dello spazio su una nave centenaria, una di quelle con destinazione da raggiungersi ibernati dopo decenni. Scoprira’ di essere l’unico sopravvissuto dell’equipaggio e che il viaggio e’ durato millenni e non secoli ma ancora piu’ sorprendente e’ trovare sul nuovo pianeta una creatura chiamata Carnivoro che afferma di essersi mangiato nientepopodimeno che Shakespeare. Carnivoro sarebbe giunto sul pianeta attraverso un portale forse danneggiato, un tramite per percorrere in un istante migliaia di anni luce, percio’ il robot Nicodemus e Nave, si metteranno al lavoro per ripararlo. Intanto si scoprira’ che il pianeta e’ stato un tempo abitato, che altre creature hanno lasciato case e manufatti, oltre a presenze non si sa se maligne. L’arrivo di un’altra viaggiatrice stellare da una Terra ormai abbandonata, aumentera’ il mistero sul portale e su chi l’ha costruito.
Bello, bellissimo Simak, ancora piu’ bello nell’elegante volume della Libra datato 1973. Ugo Malaguti l’ex patron della casa editrice, voleva bene a Simak e con ragione, io stesso ne ho approfittato leggendo diversi volumi ma questo e’ in assoluto la sua opera che preferisco, quantomeno della casa editrice bolognese. Giocato sul doppio binario della citazione a Shakespeare,  nome e  "La Tempesta" con Carter Horton novello Prospero, Carnivoro come Calibano e Nave, Nicodemus e gli altri abitanti dell’isola, gli spiriti e gli spiritelli, gli uni e gli altri immateriali ma ugualmente vivi e presenti.
In aggiunta a acio’ un grande puzzle cosmico si disvela lentamente, passo dopo passo, i misteri del pianeta e la magia dell’isola e’ la tecnologia futura con la quale i protagonisti hanno a che fare.
E’ la vecchia fantascienza, quella metafisica, giocata sull’assoluto e sull’infinito, il mistero assunto a palcoscenico. E’ il futuro remoto, quello oltre le macchine volanti, oltre le astronavi, storie che ti fanno sentire un puntino innanzi l’immensita’ del possibile. Questa e’ la narrativa che amo, non posso che scriverlo con tutta la gioia possibile.

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