La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, 21-05-2016

MAR - Le seduzioni dell'antico - palazzoSono dell’idea che la disaffezione degli italiani verso i musei abbia origine nel pessimo approccio che la scuola propone ai ragazzi. Inutili gite "culturali" che di fatto rendono la visita ai musei il prezzo da pagare per perdere una giornata di scuola. Gli insegnanti poi, svogliati e poco preparati che si nascondono dietro una visita come una medaglia conquistata con la sola presenza, una riga su un curriculum che vale come una battaglia. Per noi emiliano-romagnoli, la gita ai mosaici di Ravenna e’ da sempre un obbligo e siccome il problema col corpo insegnanti non nasce oggi, conservo il pessimo ricordo di un’immane rottura di palle. Sara’ per questo che ho impiegato tanto per tornare in questi luoghi e ci voleva una mostra sul ‘900 per infrangere un decennale trauma infantile.
"Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto" recita il sottotitolo, promessa mantenuta e programmatico intento. Si potrebbe anche pensare all’ennesima esibizione d’arte del secolo scorso, non uso la parola "banale" ma consueta questo si. In parte lo e’, quantomeno se si e’ testimoni regolari di queste manifestazioni ma in realta’ vi e’ piu’ di uno spunto interessante.
MAR - Le seduzioni dell'antico - BajInnanzitutto la cornice del MAR, la splendida Loggetta Lombardesca merita da sola una visita e se per ragioni di tempo, non sono riuscito a visitare la collezione permanente, i mosaici contemporanei quelli si sono uno spettacolo che da solo vale il viaggio. La mostra in senso stretto, si divide su tre piani e innumerevoli sale, ognuna di questa tematica ad un contesto storico e stilistico, mantenendo sempre al centro del discorso l’antico rivisto, rielaborato, citato e talvolta sbeffeggiato. Viene da se’ che se il ritorno all’ordine che ha caratterizzato il dopoguerra attraverso il rifiuto delle avanguardie, abbia guardato al classico con un occhio di riguardo e basta riassumere nella figura della Sarfatti l’intero movimento. Sironi, Oppi, Funi, tutti presenti ed e’ sulla prima meta’ del secolo scorso che si concentrano le opere, per quanto non infrequentemente ci si spinga sino alle soglie del 2000. La qualita’ e’ molto alta, e’ evidente che non ci si e’ limitati al nome di prestigio ma v’e’ stata cura nella cernita e anche laddove l’opera puo’ non essere la piu’ rappresentativa, non ci si trova mai innanzi a facili scorciatoie di opere minori. Contesti ben illustrati, ambienti perfettamente climatizzati e curati, peccato per l’illuminazione spesso fastidiosa, non tanto sui posizionamento, piu’ per la qualita’ dei faretti stessi, costringendo piu’ di una volta a vere e proprie acrobazie nella ricerca della giusta posizione che non rifletta e abbagli. Restando sulle cose buone, non c’e’ alcun vincolo sulle fotografie e ho apprezzato il mini catalogo che al costo di una guida audio, spiega e illustra lasciando una testimonianza fisica anche a giro concluso.
Tolti i pochi difetti la mostra e’ piacevolissima, c’e’ tempo fino al 26 Giugno per visitarla e come detto, un bell’invito per chiunque, anche ai traumatizzati della buona scuola italiana

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