I Solisti Veneti e Uto Ughi – Bologna 27-05-2016

I Solisti Veneti e Uto UghiUto Ughi e’ uno di quei musicisti che farebbero evento anche visti ogni giorno, percio’ tornare a teatro a distanza di pochi mesi e’ un piacere ineguagliabile che si rinnova.
Se nel precedente concerto Ughi fu il protagonista indiscusso col solo pianoforte di Alessandro Specchi ad accompagnarlo, a Bologna e’ lui a fungere da special guest per i Solisti Veneti, in teoria e pure in pratica, i protagonisti della serata.
Ensemble fondato alla fine degli anni ’50 da Claudio Scimone che ancora oggi dirige, in questi decenni i Solisti Veneti si sono distinti in campo internazionale con migliaia di concerti in tutto il mondo e tanti riconoscimenti.
Percio’ la serata non poteva essere composta da altro che concerti per archi, oboe, clarinetto e ovviamente violino, con l’orchestra protagonista quanto il solista di turno. Che si stia ascoltando un gruppo affilato e affiatato, costruito con dovizia e devozione, emerge fortissimo fin dai primi minuti del concerto. L’ottantunenne Scimone mantiene un polso fermissimo ed una inaspettata energia nella direzione, squadra sulla quale e’ impossibile non riconoscere un’eccellenza alla pari del solista con cui condivide il palcoscenico. Anche il repertorio e’ rodato e scelto con grande cura per sottolineare le doti del solista di turno. Prevedibilmente Vivaldi concerta con gli archi, Albinoni con l’oboe e Rossini concede la sua emozione al clarinetto.
Poi e’ il turno di Ughi con un inaspettato Mozart e il concerto in sol maggiore K216, perche’ lo sappiamo irraggiungibile con gli strumenti a tastiera ma s’intende che il suo genio basto’ per altri strumenti, violino incluso. Paganini invece e’ un passaggio direi obbligato per scoprire come Ughi s’esalti con le grandi difficolta’ tecniche, anzi come le esecuzioni piu’ impegnative non solo non gli creino problemi ma anzi amplifichino la sua straordinaria grandezza. Non si puo’ non restare incatenati alla perfezione di un’arcata che non cede mai, precisa in tempo e intensita’ come solo i grandi e immortali possono. Straordinario, semplicemente straordinario.
Non manca neppure il bis, quella fantasia sulla "Carmen" composta da Pablo de Sarasate nel XIX secolo che abbiamo gia’ avuto modo di ascoltare a Ferrara la volta addietro. Grande e prevedibile l’entusiasmo del pubblico per una scelta votata a grandi consensi. Due ore di concerto intense e sublimi, ennesima seppur superflua conferma della grandezza di Ughi, un grande piacere aver fatto la conoscenza dal vivo coi Solisti Veneti.

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