Fuori programma – Andrea Pezzi

Fuori ProgrammaNegli anni ’90 guardavo ancora la televisione per quanto fu proprio verso il finire del decennio che inizio’ la frattura insanabile tra me e lei che mi avrebbe spinto alla rinuncia completa qualche anno dopo. MTV non era ancora il Male che di fatto e’ o dovrei dire e’ stata perche’ da tempo non conta piu’ nulla, o probabilmente ero io troppo lento a cogliere il passaggio gia’ in stato avanzato da televisione d’intrattenimento a braccio armato del Pensiero Unico.
Se c’era qualcuno che mi stava altamente sulle scatole era Andrea Pezzi.
Non che lo seguissi con particolare attenzione ma per quel poco che lo vedevo riusciva a trasmettermi solo la noia di chi oltre i 50 denti bianchissimi, aveva ben poco da dire. Capivo poco anche l’entusiasmo per certe sue trasmissioni, penso a "Kitchen" ad esempio, che trovavo demenziali. Come si fa dicevo, a mescolare interviste e ricette da cucina. eppure ci rendiamo conto solo oggi che anticipava di un decennio abbondante la follia mediatica-culinaria che da troppo tempo ha invaso ogni medium esistente e lobotomizzato almeno due generazioni di donne e non solo loro.
Pezzi da rivalutare quindi? Per me si, soprattutto alla luce di cio’ che ha fatto in seguito con trasmissioni realmente innovative, forse troppo per lo spettatore medio che non va oltre l’unto di Fazio ma cio’ che piu’ mi ha colpito e’ stato il suo abbandono della televisione e l’impegno personale frutto di studi e ricerche nell’imprenditoria massmediatica. Ho letto negli anni molte sue interviste e Pezzi e’ uno che ragiona, sa dire cose scomode o quantomeno atipiche, se ne frega dell’aria che tira e si cura poco delle opinioni altrui, tutte doti che so apprezzare e riconoscere soprattutto quando e’ qualcuno che non ti aspetteresti a portarle avanti. Non sto dicendo che concordo con cio’ che dice, mi piace pero’ chi ha un pensiero proprio seppur non condivisibile. Se oggi trovo qualcosa su Pezzi mi fermo e approfondisco percio’ ho trovato naturale leggere il suo libro, malgrado sia del 2009 quindi non piu’ recentissimo. Ne viene fuori uno strano diario, una specie di cronaca professionale che s’interseca in modo non lineare alle scelte umane e personali. Pezzi e’ uomo in cerca dell’Essere e ci racconta la sua verita’, il percorso intellettuale col quale e’ giunto a trovare risposta alle sue domande. Per troppe pagine pare di leggere il temino dello studente che ripete la lezione, si passa da Cartesio a Kant come una paginetta di Wikipedia e pur comprendendo l’intento di tracciare una linea, si fatica a non pensarlo come uno sterile sfoggio di cultura fine a se stessa. Lo scopo ultimo parrebbe il proselitismo per l’ontopsicologia e lascio a chi legge la voglia di approfondire, eppure anche questo argomento e’ poco piu’ che accennato. Cosa vuole dirci dunque Pezzi? Forse e’ sincero per quanto confuso e davvero non pretende altro che raccontarsi e dire che se si vuole uscire dai binari preordinati di una vita gia’ segnata si puo’. Si e’ sempre ad un passo dal subodorare l’imbonimento da sacerdote di una setta ma ne esce con molta leggerezza. Pezzi e’ uno che ha molti nemici ma guarda caso sono in gran parte i cani da guardia del regime politico e mediatico che attualmente impera, percio’ certe critiche e sospetti diventano medaglie. Alla fine del libro resta poco, non si e’ ben capito dove volesse arrivare ma allo stesso tempo non riesco a ritenerla una lettura inutile per quanto e’ chiaro, cio’ vale solo se frega qualcosa di Pezzi, al contrario astenersi.

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