Liu Xiaodong: Migrazioni – Palazzo Strozzi, Firenze 11-06-2016

Liu Xiaodong MigrazioniNon tutti hanno approfittato della mostra sulla collezione Guggenheim per visitare Liu Xiadong negli adiacenti spazi della Strozzina e hanno fatto male. Liu e’ un nome di spicco nel panorama artistico cinese, nato nel 1963 appartiene a quella lunga, lunghissima schiera di personalita’ che hanno conservato un chiaro ricordo del maoismo e del post maoismo e ad esso restano legati. Per decenni il regime comunista ha imposto una sorta di iperrealismo finalizzato ad esaltarne i pregi, percio’ niente voli pindarici, piedi ben piantati a terra e ogni velleita’ artistica relegata ad impreziosire il messaggio di gioia e virtu’ che a tutti i costi doveva trasparire.
Anche tra gli artisti maturati dagli anni ’80 in poi, e’ rimasto questo vincolo alla realta’ di tutti i giorni dal quale in pochi riescono ad affrancarsi, incluso Liu che il quotidiano lo dipinge in tempo reale, scene ordinarie di uomini e donne che passeggiano, mangiano, lavorano. L’intervento dell’artista e’ di carattere impressionista, il sottolineare col colore e naturalmente con la scelta fotografica dell’istante, cio’ che vuole raccontare e sottintendere.
Non e’ un caso quindi che oltre ai ritratti dal vivo, Liu rielabori fotografie o ci dipinga direttamente sopra.
Incaricato da Palazzo Strozzi di raccontare l’emigrazione dei suoi concittadini a Prato dove risiede la piu’ grande comunita’ cinese d’Europa, Liu si e’ accorto che aveva poco da raccontare, forse perche’ al contrario di quanto fa comodo dire, la convivenza esiste e funziona anche se il colore della pelle e’ diverso ma quando i cittadini stranieri non creano problemi di ordine pubblico, non sono un peso alla collettivita’ anzi come lui stesso racconta, per un cinese il massimo della vita e’ lavorare e tornare a casa giusto il tempo per contare i soldi, si capisce che tutto il resto e’ lurido profitto di chi per motivi economici e/o politici, ha interesse a far credere il contrario.
A questo punto il pittore ha spostato il discorso sui "migranti" ed e’ passato in Austria, ma anche qui ha trovato molto poco dal momento in cui, al contrario dell’Italia, non si permette a questi di prendere possesso delle citta’ e dei luoghi pubblici. E’ andato quindi in Grecia, sulle tracce del bambino morto, cercando la spiaggia purtroppo celebre dove e’ stato ripescato, trovandola lontana e perduta e senza ben capire come potesse essere piena di giornalisti a immortalare l’evento e infine ha ripiegato verso un campo d’accoglienza, dove riprese alla mano, si conferma che le donne e bambini che imperversano sui media occidentali, in realta’ compongono una nettissima minoranza, il resto sono uomini adulti e forti abbastanza per combattere per il proprio paese ma che hanno scelto invece di vegetare passando il loro tempo a giocare e annoiarsi. Liu ce lo racconta nel bel documentario che introduce la mostra e che consiglio. Naturalmente egli vive tutto questo con passione e sincero rammarico e lo si apprezza per questo, oltre che per le grandi tele, poche ma superbe e come detto cariche di pathos e sensibilita’. Troviamo anche foto e bozzetti, altre immagini sempre della comunita’ cinese di Prato, bellissimi esempi di convivenza e insomma il progetto e a sua evoluzione trova una forma completa e conclusa.
Bel lavoro, ben curato, merita una visita anche al di fuori della grande esposizione al piano superiore.

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