Edward Hopper – Bologna 18-06-2016

Edward Hopper BolognaSe non sono andato prima a vedere Hopper e’ per l’alta affluenza di pubblico. Ho aspettato defluisse un pochino, che il tempo scremasse i primi entusiasmi e il bel cielo invitasse ad andare altrove ma seppur senza lunghe code, non ho evitato i tanti visitatori, molti non italiani. Questo per dire che ancora una volta a Palazzo Fava hanno giocato forte e vinto la scommessa.
Hopper e’ uno dei pochi nomi che ha sfondato il muro dell’indolenza del popolo annoiato, e’ artista conosciuto praticamente da tutti, semplici curiosi e grandi studiosi, iconico da essere identificabile anche da chi non conosce il suo nome o il suo lavoro. Hopper e’ tante cose assieme, un grande pittore anzitutto e parlo di tecnica, di composizione, di colori, i colori soprattutto. Poi, dopo pochi istanti che lo osservi diventa un narratore formidabile, colui che trascende il concetto di immagine/fotogramma e nel singolo istante delinea un intero percorso narrativo. E’ l’atmosfera che sa rappresentare ma dentro d’essa c’e’ un racconto del quale non conosciamo inizio o fine ma abbiamo una direzione, un canovaccio col quale proseguire la storia che Hopper ci consegna. Egli fu un fenomeno unico per il suo tempo, un americano che ando’ a Parigi verso gli anni 10 del novecento, non soltanto rifiutando cubismo ed astrattismo ma anzi rielaborando l’impressionismo gia’ da tempo in netto declino. La forza di Degas e’ evidentissima restera’ ben presente nei suoi dipinti anche negli futuri ma per sua stessa ammissione, Hopper ha sempre e solo inseguito se stesso, prendendo il minimo ed elaborando tanto. Impressionismo di base ma espressionista nel risultato, scambio reciproco tra cinema e pittura, atmosfere che rimbalzano dalla tela alla celluloide, dalla celluloide alla carta stampata. Hopper non solo ha raccontato l’America ma l’ha inventata, persino definita e quando leggiamo Faulkner, Steinbeck, Williams, Chandler vediamo Hopper e vedendo Hopper pensiamo ai narratori di un’America notturna e molto sola, fatta si di palazzi e metropoli ma ancora piu’ di campi desolati interrotti da case bianche popolate da donne e uomini pieni di segreti e parole non dette. Ecco chi e’ Hopper ed ecco perche’ ogni suo quadro e’ un evento e una mostra a lui dedicata, un’occasione imperdibile.
Diciamolo chiaramente, "Nighthawks o "Morning sun" in mostra non ci sono, di "Gas" abbiamo un bozzetto, per dire che opere da catalogo ce ne sono, come "Second Story Sunlight", "Soir Bleu" o "South Carolina Morning" ma il piu’ e’ sorprendersi nei colori, negli acquarelli soprattutto che vanno visti a tutti i costi dal vivo, scoprire il suo periodo parigino e anche i bozzetti in mostra e sono tanti, offrono qualche spunto di riflessione.
Hopper vale sempre la trasferta, un mese ancora per approfittarne.

Pagina evento

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