Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) – Ettore Scola

Dramma della gelosiaCos’era il cinema italiano negli anni ’70… C’erano Age e Scarpelli alla sceneggiatura e che sceneggiatura, giocata tra passato e presente, testimonianze algide da processo con caldi ricordi di uomini e donne.
C’e’ la passione e il tradimento, l’amore e la morte anzi la morta, Monica Vitti che racconta la sua storia, dei suoi amori, voce ultraterrena che fa eco a un Mastroianni inquisito con  Giannini testimone e coprotagonista, anch’egli in fondo colpevole. Scola alla regia, uno che sapeva commistionare la fissazione politica con la piu’ lontana delle vicende, insistente ma si faceva perdonare, in fondo interprete perfetto di un’epoca che richiedeva "impegno" e se stavi dalla parte giusta, le porte erano gia’ mezze aperte. Paradossale, accenni di metacinema, ironico sempre con varie declinazioni di amaro.
Qui troviamo abbozzati gli elementi esplicitati nei successivi "C’eravamo tanto amati", "Brutti sporchi e cattivi", fino a "La terrazza", una specie di prologo o bozzetto preparatorio per una trama che comunque abbozzata certo non e’ e che vive benissimo come episodio unico.
Poi ci sono loro, gli attori. Mastroianni che serve sforzarsi per vederlo muratore un po’ rintronato, uno che ha subito tutto, moglie e politica inclusi e che improvvisamente si ritrova protagonista di un amore al quale non aveva mai pensato, figuriamoci voluto.
C’e’ Monica Vitti, bella bella e ancora bella, 39 anni ma potrebbe averne 29 o 19, piu’ che donna, femmina e Dio sa che spettacolo erano, le femmine intendo. Brava ovviamente, impossibile non lo fosse nel ruolo a lei piu’ congegnale della svampita di carattere, una Bovary borgatara, colei che senza ragionare si getta nella vita e se la fa colare addosso, passionale percio’ le si perdona molto ma evidentemente, non tutto. E poi Giannini al suo primo ruolo importante, anzi col ruolo che lo lancera’ nelle braccia della Wertmuller e poi sappiamo come e’ andata a finire. Uno dei pochi figli legittimi dei "colonnelli", ha prolungato per qualche anno la loro memoria, diede speranza in una contiuita’ che non per colpa sua, non c’e’ stata. Forse un po’ troppo abbozzato dalla mano pesante di Scola ma il gioco e’ stare sopra le righe. E infine Trovajoli? No dico, la colonna sonora di Trovajoli?
Non c’e’ da aggiungere altro, buona visione.

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