L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica – Walter Benjamin

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnicaLa domanda potrebbe essere: ha senso acquistare un libro per un saggio di qualche decina di pagine ampiamente disponibile in internet e facilmente stampabile? Per molti versi no, certo pero’ e andro’ controcorrente, sono dell’idea che certi libri abbiano bisogno di un supporto fisico, magari eleganti come solitamente sono gli Einaudi. Sto parlando di forma e la forma, che a lor signori piaccia o meno, ha la sua importanza.
Nel concreto pero’, anche l’editore si sara’ posto il problema della brevita’ del testo, risolto con l’introduzione di Massimo Cacciari e un’attenta disamina delle diverse versioni che Benjamin ci ha lasciato, percio’ un terzo dello spazio lo occupa il filosofo veneziano, un terzo il testo vero e proprio, la rimanente parte, gli appunti e le differenze tra le revisioni. Di quest’ultima non si puo’ certo dire fondamentale, interessante si, storici e filologi certamente ne godranno di piu’ del lettore occasionale ma siamo qui per il saggio, il resto e’ in piu’.
Dell’introduzione devo dirmi perplesso. Pur non essendo del mestiere, di massima trovo Cacciari elegante e ben comprensibile, merito suo s’intende, percio’ lo leggo con molto interesse. In questo caso pero’ non nego una certa difficolta’ dovuta anche al non condividere l’impostazione umanistica impressa dal filosofo. Nulla di sbagliato, Cacciari analizza l’impatto esistenziale del nuovo modo di usufruire dell’arte ed e’ una delle possibili declinazioni. Avrei preferito la sua opinione degli effetti sull’arte stessa, in una prospettiva riflessa sull’oggi e in questo Benjamin e’ piu’ avanti di lui. Mi accorgo ora di non aver detto nulla del testo, forse perche’ non credo vi sia bisogno. Comunque, in sintesi, si analizza l’impatto dell’arte sulle masse, dal momento in cui fotografia, cinema soprattutto ma aggiungiamo la nascente industria discografica, si diffondevano attraverso i multipli. Si stava spostando l’asse dell’evento unico da viversi sull’istante e soltanto dalle classi abbienti, a un contesto popolare grazie all’abbattimento dei costi e la maggior penetrabilita’ . Siamo nel 1936 e basti pensare a pochi anni dopo il secondo conflitto mondiale, quanto sono cambiate le abitudini dal basso con l’avvento di televisione e l’esplosione commerciale dell’industria fonografica. Quanto gia’ a quel tempo era cambiato il sentire il teatro da parte del pubblico ad esempio e Benjamin azzarda un’analisi sul differente rapporto tra spettatore-cinema e spettatore-teatro ma su questo dovremo aspettare Deleuze per una parola non dico definitiva ma quasi.
Ritengo "L’opera d’arte…" uno dei testi fondamentali del ‘900, qualcosa d’imprescindibile quando parliamo di arte e media alla pari di McLuhan, Debord e Adorno, anzi per quest’ultimo Benjamin fu un punto di partenza per deduzioni anche deleterie ma non di meno seminali sul rapporto tra massa e cultura.
Importante.

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