La terrazza – Ettore Scola

La terrazzaFilm del 1980 e cio’ e’ importante, forse l’aspetto piu’ importante di tutta la vicenda. Film corale e ad episodi legati tra loro da una cena su una terrazza romana, un momento che funge da punto di partenza e di ritorno perche’ tutto i protagonisti li’ si trovano e di ognuno vedremo cio’ che gli accade nei giorni successivi per poi ritornare indietro e quel momento e iniziare con un nuovo racconto. Ci sono tutti o quasi, non solo della sfera di Scola ma del cinema italiano che fu. Mastroianni, Tognazzi e Gassman ma anche Trintignant, Satta Flores, Gravina, Colli, la Sandrelli e la Vukotic.
Tanti gli ospiti illustri come Ugo Gregoretti, Francesco Maselli, Age che insieme a Scarpelli e a Scola ha firmato la sceneggiatura, ottima e abbondante, originale e intelligente, tanti premi senza alcun dubbio meritati.
Non e’ questo pero’ che conta. Il film e’ una specie di commiato, la parola fine a tanti discorsi. La fine della commedia all’italiana, perche’ non bastano piu’ gli interpreti, non bastano piu’ gli scrittori e nemmeno la regia. L’atmosfera e’ quella delle feste di fine gita, sorrisi forzati, stanchezza oltre lo scherzo e la battuta, voglia di tornarsene a casa con quel pizzico di irritazione. E’ questione di atmosfera, di temperatura dell’aria, l’impalpabile sensazione che prende allo stomaco quelle sere di fine Agosto dove senti che qualcosa e’ cambiato, finisce e non torna piu’. E’ un vento tiepido che da’ il brivido e lo senti nelle battute argute che non restano, sfoggio intellettuale che muore schiantandosi sul suolo dell’algido citazionismo. Fine di un certo cinema per Scola e’ piu’ importante la fine di un’epoca, quella dell’impegno e degli impegnati, un "grande freddo" in salsa comunista e pseudo intellettuale perche’ di questa gente e’ fatto il film. Sceneggiatori impegnati, critici impegnati, giornalisti impegnati, ex mogli impegnate, dirigenti Rai impegnati, tutti quanti tanto impegnati e tanto falliti come l’ideologia demenziale alla quale pervicacemente restano aggrappati. Col senno del poi una scelta vincente se ora questa gente muove i fini di un’Italia finita e non per caso. Non si ride, si sorride, si allontana il veleno che Scola sprizza da tutti i pori, critica e autocritica, antropologia dello sconfitto che medita vendetta. Da li’ a breve s’inventeranno la P2, il pacifismo anti reaganiano, tutte robette al confronto del ’68 e degli anni di piombo, cartucce a salve sostenute dall’aria mefitica della solita stampa che oggi c’ha condotto sul fondo della classifica mondiale sulla qualita’ del giornalismo.
Con questo s’intende, il film e’ artisticamente notevole sotto ogni punto di vista, regia alla sua massima maturita’ e con quel popo’ di attori non si puo’ sbagliare. Un vero e proprio specchio del suo e del nostro tempo.

Scheda IMDB

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