Scultori di suono – Daniela Cascella

Scultori di suonoProseguiamo nella lettura di altri libri della Tuttle edizioni, con"Scultori di suono" di Daniela Cascella. E’ il suono nel suo senso piu’ ampio, puro ed assoluto che puo’ divenire musica, qui spesso trattato in accezione piu’ ristretta. E’ un’idea antica che trova nel futurista Russolo la sua legittimazione nobile ed importante. E se il rumore, si domanda Russolo, non fosse altro che musica che non comprendiamo? Ecco, da qui inizia un percorso lungo e articolato, irto di grandi difficolta’. Idea balzana e assurda per lungo tempo e ancora oggi non del tutto digerita, fintanto che, a poco a poco, la sperimentazione e’ uscita dai circoli di affezionati ed e’ arrivata alle orecchie di tutti. Vi fu un passaggio fondamentale negli anni ’50, grazie all’elettronica che ha donato al mondo nuovi strumenti e vi furono artisti seminali che elevarono il sistema a cultura. Arriviamo poi negli anni ’90, il rumore, il disturbo, l’errore meccanico ed elettronico sono divenuti essi stessi strumenti, modificando nel profondo l’estetica e la tecnica del suono. Daniela Cascella parte da qui in un libro che vuole far capire dove e’ iniziato ma ancor meglio stabilire le direzioni future. V’e’ un suono o un non suono, il glitch, dal quale tutto e’ scaturito. E’ uno strano concetto quello che formalizza cio’ che per sua stessa natura e’ l’anti formalizzazione.
Il glitch e’ un errore imprevisto e imprevedibile nella forma, nella durata, nella tempistica e percio’ racchiude in esso tutta l’estetica rumorista e l’alea cageiana e quando imbrigliata in matrici ritmiche, l’esperienza di Xenakis, Stockhausen, Schaeffer e molti altri, diviene pubblica e comune. Al giorno d’oggi quindi, si puo’ finalmente affermare che il computer e’ a tutti gli effetti uno strumento musicale? La risposta della Cascella (e mia s’intende) e’ si, decisamente si. Che poi gli artisti contemporanei come Nicolai, ikeda, Fennesz propongano show totali a 360 gradi, dove l’aspetto visuale e interattivo e’ parte integrante dell’esperienza, ridefinisce anche il concetto di musicista.
L’autrice in tutto questo e’ straordinariamente lucida e presente. Non solo ha compreso alla perfezione la scena musicale – sembra una banalita’ ma su questi argomenti il copia-incolla e’ purtroppo una regola- e’ perfettamente immersa nella sua filosofia oltre che nella sua estetica e sia nella parte introduttiva che nelle schede degli artisti piu’ rappresentativi, e’ chiara e precisa. Se di solito certi argomenti sono comprensibili solo agli iniziati, il libro della Cascella e’ realmente un passepartout per far accedere chiunque al mondo della nuova arte elettronica.
Gran bel testo, complimenti ad autrice ed editore.

2 Responses to Scultori di suono – Daniela Cascella

  1. jfishnaller scrive:

    Tutto é comunque sempre relativo…oppure c’è un limite, seppur difficilmente individuabile, che sancisce cosa é rumore da cosa é musica, cosa é arte e cosa é scarabocchio, cosa é oggettivamente bello da ciò che semplicemente piace ?
    Calcolare questo limite attraverso un algoritmo é logico ed affascinante ma, praticamente mai esatto (anzi).
    C’è una formula magicai nvece che lo sancisce, che vorremmo ma non riusciamo a riprodurre con un calcolo, che segna i limiti di cui sopra. É vero che trattasi di formula magica, però la distinzione netta che genera é oggettiva e reale

    • Questo e’ un argomento che mi appartiene intimamente e che richiede tanto, tanto spazio.
      Sara’ che sono anni che lavoro in questa direzione e se da una parte ho Webern e le sue formalizzazioni totali e (in apparenza) glaciali, allo stesso tempo Arvo Part anche con algoritmi piuttosto elementari ma molto rigorosi, ti arriva al cuore con una dolcezza infinita. Si puo’ escludere l’essere umano, senza Intelligenza? No ma non per questo non esistono scappatoie. Su cosa sia arte e’ un argomento infinito ma di massima sono d’accordo con Crespi ( ) : il Bello esiste e le valutazioni soggettive non lo scalfiscono.
      Per il resto si potrebbe prendere la strada adorniana e inseguire la Cultura come sola parola d’ordine per comprendere l’Arte, o forse la direzione e’ quella indicata da Stravinskij quando gli chiesero di spiegare la musica dei suoi ultimi anni e rispose: “serve solo ascoltare”

      Dimenticavo, fai un giro sulle mie pagine, il progetto EEtudes tratta di questo.

      qui la sua definizione

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