Il toro – Carlo Mazzacurati

Il toroQuello di Mazzacurati e’ un viaggio che inizia nel profondo nord, nelle miserie di quello che qualcuno ama definire il motore economico d’Italia, terra di chi ha sacrificato la felicita’ per i soldi ma quando questi non ci sono per tutti e le disparita’ sociali si fanno sentire anche qui, ai poveri ancora piu’ poveri tra i ricchi, non resta che l’antica arte di arrangiarsi e di rubare al ricco non per spregio ma per necessita’ e rifugiarsi col bottino da chi e’ ancora piu’ povero di loro. Il bottino in questo caso e’ un toro da monta, primo in Italia, quinto nel mondo, un patrimonio in miliardi delle vecchie lire e un est Europa che per colpa della caduta del muro e’ franato nella guerra e divorato dalle grinfie del capitale. Nuovi poveri incontrano vecchi poveri e sara’ un viaggio nell’anima di tanti popoli, tante vittime e pochi carnefici, spesso altri italiani ma di quelli che i soldi facili li sanno fare.
Ecco, il critico paludato, l’esperto di cinema scriverebbe una roba cosi’. Andandone fiero.
Non conosco troppo Mazzacurati e dopo la sua recente scomparsa mi sono ripromesso di recuperare alcuni suoi film ma lo ammetto, la fatica e’ tanta. Appartenendo egli alla generazione post-70, quella che ha decretato l’inizio della fine del nostro cinema, lo vedi e capisci il perche’.
Qui non e’ questione di bravo o cattivo, bello o brutto, questo e’ un cinema triste, triste, triste, tristissimo. Ininterrotta agonia che richiede una dose di masochismo che non possiedo. E attenzione che Abatantuono e’ ancora una volta spettacolare, pieno di invenzioni e una sincronizzazione millimetrica coi dialoghi. Senza di lui precipiteremmo nel grigiore bulgaro che Mazzacurati racconta e rimpiange, nell’ennesima storia dove tutti perdono, tolto giusto il guizzo finale che seppur troppo sbrigativamente, risolve il film con un magico schiocco di dita. Agonia di due ore il cui unico scopo e’ creare disagio e senso di colpa attraverso la strana logica che di ogni male la societa’ ha colpa, specie se nel dopoguerra si ha fatto parte della Nato, alla fine un modo anche facile per creare empatia con la facile espiazione di un film che ti piomba dentro come una domenica piovosa d’autunno.

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