Shit and die – Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah, Marta Papini

Shit and dieSu dieci cose che coinvolgono Cattelan, due sono indecenti, quattro inutili, tre carine, una notevole. Che sappia far parlare di se’ e’ un fatto, che tanti abbocchino all’amo pure e che preso col giusto spirito sia divertente, anche.
Due anni fa a Torino si e’ svolta la mostra "Shit and die", una  specie di grande contenitore pieno di oggetti strani, uno di quelli che a Cattelan piacciono moltissimo. Essendo uno dei curatori e certo il richiamo principale, viene da se quanto tutto lo rispecchi pur nella contestualizzazione alla citta’ che lo ospita. Si potrebbe dire di una Torino declinata all’estetica dell’artista padovano, con oggetti, memorabilia, orrori propri del territorio e ampie citazioni ai suoi cittadini illustri per gradi molto diversi. Tutto molto pop, anzi pop porn e non mi riferisco esclusivamente al contenuto perche’ si sa, il porno e’ la via piu’ breve per far si parlare addosso, quanto all’ultrapop che ancora stupisce qualcuno, che a molti diverte e ad altri disgusta.
Io sono uno che ci si diverte a patto pero’ vi sia intelligenza e non e’ cosi’ facile trovarne. Cattellan talvolta ci riesce e con questa operazione, di massima, si puo’ dir ci sia riuscito. Intendiamoci, la mostra non l’ho vista ma il web e’ pieno di foto e testimonianze e per giudicare le foto e i documenti esposti, cio’ basta e avanza. Invece ho recuperato il catalogo perche’ e’ un oggetto piuttosto singolare che meritava una lettura. Innanzitutto non e’ un catalogo in senso stretto ma neppure in senso allargato. Pare un magazine come tanti, copertina morbida anzi una quarta di copertina con pubblicita’ ad aprire il volume e solo sul dorso il titolo della mostra. Anche l’interno pare un magazine con tanto di sezioni diverse, come la mostra appunto, interviste, approfondimenti e cosi’ via. Vengono riportate si alcune opere ma in realta’ non nasce per riprodurre su carta gli oggetti in sala, quanto per approfondire, talvolta mostrare materiale inedito. In pratica il catalogo-non-catalogo completa la mostra e nel contempo vive di luce propria, si potrebbe anche dire con un pizzico di paradosso che la mostra e’ di supporto al libro e insomma, l’idea non c’e’ che dire e’ interessante sia da un punto di vista curatoriale che editoriale.
Comunque Cattellan resta piu’ furbo che artista ma in casi come questi ci accontentiamo con gioia

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