Horror pleni. La (in)civiltà del rumore – Gillo Dorfles

Horror pleniGillo Dorfles si puo’ dire a buon titolo, che ha attraversato il ‘900 ed essendo ultracentenario e ancora in attivita’, lo ha attraversato molto bene.
Ancor meglio i suoi scritti danno il senso della lucidita’ che lo contraddistingue e non parlo di stile, nemmeno delle analisi in essi contenuti, quanto l’attualita’ dei fenomeni trattati che da una persona della sua eta’ non ti aspetteresti..
Di cosa parliamo, parliamo dell’orrore, l’orrore del quotidiano, l’orrore di una societa’ in balia di tendenze, mode, manie provenienti non dal basso ma da un sistema economico e massmediatico che non lascia scampo ad un pensiero autonomo, alieni ad un piacere che non sia gia’ stato codificato e blindato. Dorfles lo conosciamo, conosciamo la sua cultura, la facilita’ con la quale focalizza e analizza ogni problema. Vero e’ che il libro e’ del 2008 e raccoglie articoli, interventi, ritagli gia’ pubblicati  ma da un passato che non e’ remoto e fenomeni recenti come telefoni cellulari, internet e informatica di massa sono da lui trattati con la chiarezza di chi e’ saldamente sul pezzo, di chi vive il fenomeno dall’interno e ha strumenti per criticarlo senza pregiudizi, senza abbassarsi al sentito dire.
L’analisi di Dorfles e’ antropologica, estetica, sociale, economica, artistica ovviamente. Si perche’ i brevi capitoli organizzati in aree tematiche piu’ ampie, colpiscono a largo spettro sulla societa’ tutta, sui suoi "pieni" che celano in realta’ un vuoto terribile, irrimediabile forse. La sua scrittura e’ cristallina, misurata, scivola senza intoppi tra le pagine che si leggono con una facilita’ straordinaria eppure Dorfles e’ logico, metodico, rigorosissimo, si tuffa in concetti che implicano idee, scoperte, filosofie delle menti piu’ eccelse degli ultimi 200 anni e tutto questo viene trasmesso senza difficolta’ anche al lettore meno preparato o meno attento. De resto si puo’ spiegare solo cio’ che si e’ compreso e Dorfles di dubbi ne ha davvero pochi. Se c’e’ un difetto dell’operazione e’ nel suo restare in un ambito senza troppi approfondimenti, opinioni ben giustificate ma troppo superficiali per costruirci sopra una teoria. E’ un libro per le grandi masse, non che questo sia un difetto ma ognuno decida se cio’ e’ un bene o un male.
Per qualcuno puo’ essere illuminante, per me e’ il piacevole punto di vista di un grande critico del XX secolo

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