Contro il cinema – Carmelo Bene

Contro il cinemaDifficile trovare chi meglio di Bene, abbia saputo ridefinire un’Arte attraverso la sua totale negazione. Egli non ando’ in sottrazione, punto’ direttamente all’eliminazione totale, intransigente, talvolta violenta e poi ha riscritto tutto a carte mescolate e ribaltate.
Sottrasse l’attore dalla recita, sostitui’ l’agere all’agire, smonto’ gli autori per restituirli con inaudita purezza e freschezza, forse con la loro vera natura, non solo come possibile rilettura.
Lo fece col teatro s’intende ma allo stesso tempo vi riusci’ con la letteratura o la riscrittura di quanto porto’ in scena per quanto non si parli di esatte trasposizioni. Naturalmente fece lo stesso  col cinema.
Bene diresse cinque film uno dietro l’altro, dal 1968 al 1973 poi si dedico’ al mezzo televisivo e torno’ s’intende sul palcoscenico. Malgrado cio’ non fu una parentesi, non nel senso di mero esperimento poi abbandonato ma un’esperienza fondamentale che proprio in televisione diede i frutti migliori e non tanto perche’ vi siano punti di contatto tra i due medium, quanto sulla presa di coscienza di una tecnica che avrebbe riscritto la storia del piccolo e del grande schermo Emiliano Moreale raccogli per quelli di Minimum Fax una serie di interviste, tra le quali una bella corposa e inedita, che spaziano dalla fine degli anni ’60, il 1968 figuriamoci, fino alle soglie del 2000. Ritroviamo in esse un Bene ogni volta con sfumature diverse, spesso irritato, altre irritante, sempre spiazzante e cattivissimo ma deciso ad affermare che il cinema e’ cosa sbagliata e la critica e’ un soffio d’aria fetida emessa da palloni a dir poco gonfiati.
Con quelli de i "Cahiers du cinema" si diverte, con gli italiani poi gongola nel vederli cadere nell’insano tentativo di attribuirgli paternita’ e figliolanze, cercando metodi che non si possono ricercare attraverso le analisi classiche. Laddove Bene afferma programmaticamente che il piu’ grande film di tutti i tempi l’ha girato Joyce con l’Ulisse, s’intende che il suo cinema va inteso coi sensi ribaltati e scevri di ogni idea precostituita. Il suono e’ l’immagine, il colore e’ il ritmo, il testo e’ in funzione di questi mai il contrario e l’attore e’ un banale strumento come tanti, neppure il piu’ importante. Via i campi medi, egli si avvicina all’interprete al punto da disintegrarne l’immagine e che resti parola ma vi sia col suo ritmo e il colore, il colore della modulazione col quale Bene era maestro ineguagliabile ed ineguagliato. Di solito evito queste facili antologie ma Carmelo Bene e’ da leggere sempre e comunque, in queste interviste piu’ che mai.

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