Robert Capa in Italia 1943-1944 – Palazzo Pigorini, Parma 08-10-2016

Robert Capa in Italia 1943-1944Una volta tanto posso parlare di una mostra appena iniziata e non come accade di solito, verso la fine dei suoi giorni e cio’ mi rende particolarmente felice, specie quando c’e’ da dirne molto bene.
Certo, stiamo parlando Robert Capa, una garanzia, un fotografo che tutti hanno visto e ricordano anche chi non riconosce il nome. Vi saranno almeno una mezza dozzina di sue immagini rimaste nella memoria collettiva, perennemente citate e riportate in testi di storia e divulgativi. Ungherese di nascita, il destino lo condusse fin da giovane sui campi di battaglia come fotografo, percio’ sulle guerre costrui’ la propria carriera e purtroppo in guerra, facendo il proprio mestiere, vi mori poco piu’ che quarantenne. Inoltre sempre a lui si deve la prima codifica del fotogiornalismo e il grande merito di essere tra fondatori dell’agenzia fotografica Magnum.
Ad ogni modo la mostra parmense non e’ sulla carriera di Capa ma si concentra sulla campagna d’Italia, dallo sbarco statunitense in Sicilia passando per Calabria, Campania direzione Roma finendo a Montecassino. Cosa si puo’ raccontare oltre cio’ che si puo’ vedere, come descrivere qualcosa che e’ l’incarnazione del detto che un’immagine vale piu’ di mille parole. La guerra di Capa racconta la verita’ oltre la cronaca, oltre la memoria. Egli raccoglieva l’attimo sia esso in piena azione o nel riposo tra uno scontro e l’altro.  C’e’ tutto il coraggio di chi ha paura di morire ma ha un compito e il dovere di portarlo al suo compimento.
Non c’e’ propaganda per quanto le sue foto servirono all’esercito per raccontare la propria leggenda o almeno cosi’ fu per alcune di esse, altre troppo cupe, drammatiche al punto che Capa le conservo’ per la pubblicazione postuma. Vi sono i volti dei soldati e i volti dei civili straziati e strazianti come straziate furono le citta’, le case, gli edifici pubblici. C’e’ spazio anche per il nemico, catturato , il piu’ delle volte ucciso, il volto dell’umanita’ per chi la possiede, capace di offrire uno sguardo anche a chi sta dall’altra parte della barricata. Non c’e’ bisogno di essere esperti di storia o di fotografia perche’ non si rimanga impietriti e sconvolti da una bellezza formale istintiva ed immediata, figlia in realta’ dell’occhio d’artista e della mano del tecnico. I limiti dei mezzi, della pellicola di quel tempo e le difficolta’ logistiche, esaltano il suo lavoro oltre ogni altra considerazione. Ripeto, al di la’ la storia, oltre il bello e il brutto, il bene e il male, qui c’e’ verita’. C’e’ tempo fino al 15 Gennaio 2017, non perdetela.

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