Bologna Modern, Tonino Battista – Teatro Comunale di Bologna, 22-10-2016

Bologna Modern, Tonino BattistaFestival delle musiche contemporanee di Bologna, un evento che annualmente riappare nel capoluogo emiliano. Noi quasi forestieri, possiamo seguire solo in parte ma fortunatamente, ad un venerdi’ e’ riservato uno degli eventi piu’ importanti, almeno in base al mio gusto e giudizio.
Tonino Battista dirige compositori molto distanti tra loro in un programma pero’ straordinariamente organizzato e non so se per questo applaudire il direttore o l’organizzazione.
Ad ogni modo se e’ possibile mettere insieme Scelsi con Adams, Hosokawa con Oppo, loro sono riusciti a farlo.
Il punto di partenza e’ il suono, percio’ Scelsi apre giustamente la serata, lui che piu’ di tutti e’ andato oltre il tonale e l’atonale, il serialismo e la dodecafonia, il sintetico e il minimale, in un’idea di purezza e di sintesi che pochi hanno saputo portare avanti. Come detto il punto centrale della serata e’ il suono e le sue infinite mutazioni espresse in vari modi, dal bordone al rumore e la sua evoluzione nel tempo e nello spazio. S’aprono le danze con "Chukrum" di Scelsi appunto, opera non tra le piu’ estreme del compositore spezzino dove le dissonanze allargano il campo d’ascolto e le dinamiche possibili. Il percorso intrapreso invece da Toshio Hosokawa e’ in apparenza molto diverso, espresso su una musica a programma, il disastro dello tsunami del 2011. Raccontato innanzitutto attraverso il ritmo, come un battito percorre la composizione fungendo da legame alle altre anime dell’orchestra, archi, ottoni e legni, protagonisti di un unico dramma che di volta in volta raccontano la loro storia in un concitato alternarsi che e’ uno spostamento tra le frequenze e infine la soluzione nella fine drammatica di chi resta e di chi e’ scomparso, comunque una pace ben rappresentata nella dolcezza dei fiati. Col maestro Paolo Perazzani, presente a questa sua prima, si torna alla ricerca pura del suono, anzi cageianamente sul rumore con strumenti percossi, pizzicati, soffiati. La sua e’ pura sperimentazione che certo ha in Cage appunto cosi’ come in Stockhausen i padri nobili ma che in qualche modo cerca di superare. Perazzani inverte i ruoli tra musica e ambiente. La sua composizione e’ viva, mobile, guizzante, un animale che mette con curiosita’ e timore il muso fuori dalla tana e presa confidenza esplora il mondo, anche letteralmente attraverso la dislocazione spaziale dei musicisti nei 360 gradi sferici del teatro, facendo si che sala e spettatori siano campo d’esplorazione e non viceversa.
Missione riuscita, i miei complimenti. Si prosegue con un momento di forte commozione ricordando Franco Oppo, il compositore sardo da poco scomparso che alla presenza della moglie e della figlia viene omaggiato con "Nodas", un brano tecnicamente ben definito e di notevole spessore dal momento in cui gli accordi ordinati in grandi fasce sonore si spostano nello spettro equabile attraverso i microtoni e le diverse sezioni dell’orchestra, il lento ma suggestivo scivolare della musica nel dominio delle frequenze senza pero’ abbandonare un ordine tonale prestabilito. La serata si chiude con John Adams e il suo post-minimalismo della fine degli anni ’70, quando il post-minimalismo lo stava creando o contribuiva a farlo. "Common Tones in Simple Time" come le composizioni di chi l’ha preceduto, si basa sul movimento, un vero e proprio viaggio di un centro armonico che nel suo caso pero’ compie un percorso per certi versi opposto, partendo cioe’  da tempo e tonalita’ noti e riconoscibili riorganizzati, anzi direi traslati e ruotati al punto da perdere ogni connotazione nota, la ricerca dell’atonalita’ attraverso la tonalita’ stessa, meccanismo mosso dal motore ritmico minimalista al quale sono affidati i giunti cardanici che imprimono il movimento.
Grande serata e c’e’ da ringraziare il direttore Tonino Battista che pur preferendo i momenti meno strutturati, eccelle ovunque anche laddove forse una maggiore schematicita’ sarebbe stata piu’ incisiva e penso a Scelsi e Adams. Sempre ottima l’orchestra del Comunale con punte d’eccellenza per gli archi e la sezione ritmica. ci voleva un po’ di pubblico in piu’, dimostrando ancora una volta che il problema non e’ il costo del biglietto indiscutibilmente popolare  e tantomeno la qualita’ del materiale ma proprio di un sistema nel quale c’e’ evidentemente l’interesse che tutto rimanga immobile li dov’e’.

Pagina ufficiale evento

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