Bologna dopo Morandi 1945- 2015, Palazzo Fava Bologna 31-10-2016

Vasco Bendini - Bologna dopo MorandiBologna, capitale di eventi sempre interessanti che ancor meglio sa destare interesse anche o dovrei dire specialmente, quando racconta se stessa.
Torniamo a Palazzo Fava in un’ideale secondo tempo di un lungo racconto iniziato in queste sale con "Da Cimabue a Morandi" grande successo dello scorso anno della mostra curata da Vittorio Sgarbi, il quel riusci’ a raccontare il capoluogo emiliano lungo il corso dei secoli attraverso i suoi artisti, sempre con fare istrionico e originale.
Giunti a Morandi, il filo lo riprende Barilli portandoci dal dopoguerra fino ai giorni nostri, in un racconto che ponendo sempre al centro la citta’ crea legami col resto d’Italia e del mondo attraverso artisti che hanno saputo superare i confini del territorio natio. Abbandonato l’estro curiatoriale sgarbiano, il percorso diviene piu’ lineare, diviso in sezioni tematiche cronologicamente attinenti. Barilli e’ preciso, direi asciutto, certo senza fronzoli anche perche’, a ben guardare, Bologna dopo Morandi appunto, ha donato tanto pur restando una provincia rispetto altre citta’ che per occasione o logistica, divennero dei centri d’arte di ben altro spessore. Cio’ non deve sminuire la considerazione dovuta ad artisti quali Vasco Bendini, Bruno Pulga, Wolfango, Antonio Mazzotti e tutta la lunga stagione informale e dei nuovi-nuovi codificati dello stesso Barilli. E’ evidente che il curatore e critico d’arte, essendo partecipe e ben presente sul territorio, non ha avuto Mirta Carroli, Bologna dopo Morandialcuna difficolta’ a proporre artisti piu’ o meno noti, da Piero Manai a Giovanni Manfredini, da Mirta Carroli a Bruno Raspanti, da Bruno Benuzzi a Nanni Menetti, concludendo con Sabrina Mezzaqui, Alessandra Tesi, la conferma Sissi  con l’immancabile Luigi Ontani, eterno giovane trasversale a tutte le stagioni e riconoscibile sempre e comunque in se stesso.
Non mancano gli outsider, quelli che ad una mostra come questa non ti aspetteresti ma non bisogna dimenticare che i protagonisti sono due: arte e citta’, percio’ chi meglio della fotografia di Nino Migliori e della matita di Andrea Pazienza e tutta la crew di Valvoline, hanno saputo dar lustro al buon nome bolognese.
Alla fine se vi sono dei limiti alla mostra, sono intrinseci al collettivo legato al territorio, non alla misura dei singoli che non si discute. Sempre all’altezza il palazzo, ottimi i testi illustrativi, buona anche l’audioguida seppur talvolta un po’ confusa. Di massima l’illuminazione e’ buona, nelle prime sale ottima, in certo punti pero’ si e’ costretti a porsi di lato per evitare fastidiosi riflessi e non sempre valorizzano l’opera specie nelle sculture.
Ultimo appunto al quale tengo molto: libera fotografia percio’ doppiamente contento di aggiungere un altro motivo di merito.

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