Mahler, Beethoven dirige Mariotti – Bologna 3-12-2016

Mahler, Beethoven dirige Mariotti - Bologna 3-12-2016Michele Mariotti, il giovane direttore classe 1979 e responsabile del Teatro Comunale di Bologna dal 2105 sino al 2018, e’ una specie di beniamino della citta’. Pare che alle signore piaccia parecchio, in senso artistico s’intende e che in breve tempo sia diventato una specie di figlio o nipote a seconda della fascia d’eta’.. Tutto questo si traduce in una corsa al biglietto e posti che se non vanno tutti esauriti poco ci manca.
Cio’ e’ certamente un gran bene specie in questo momento in cui vi sono scelte politiche atte a disintegrare la cultura (ma anche l’istruzione, la sanita’ e tutto quanto rende civile uno Stato) e di buoni incassi c’e’ piu’ bisogno del solito.
Mariotti e’ bravo, non sono io a dirlo e neppure gli entusiasmi popolari. Sa accompagnare i gusti del pubblico, e’ popolare nell’etimo, versatile e pieno d’energie per tante iniziative. In una serata tutto sommato ordinaria nel programma che non vuol dire mediocre ma ben leggibile, mette in mostra le sue doti migliori.
Infatti la sua direzione e’ morbida, morbidissima con "Blumine" di Mahler, il grande escluso dalla prima sinfonia mahleriana, meno di dieci minuti in cui il romanticismo di cio’ che doveva essere un poema sinfonico emerge fortissimo e che il direttore coglie con passione e dolcezza. Analogamente egli interpreta il Concerto n.4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore Op.58 di Ludwig van Beethoven con Marc-Andre Hamelin solista al pianoforte, grande nome della scena internazionale che a sua volta predilige il tocco delicato per quanto preciso e velocissimo nelle lunghe scale che Hamelin percorre con apparente facilita’. Serve un esecutore che sappia valorizzare il colore quasi vocale ed operistico della composizione e certo il musicista canadese e’ un ottimo candidato al successo. Brano strettamente collegato alla Quinta sinfonia che non a caso lo segue per un inaspettato cambio di marcia del direttore che affronta il capolavoro beethoveniano con imprevista energia non tanto nell’orchestrazione quanto nel ritmo. Velocissimo attraversa il primo movimento con un’enfasi dovuta ma che ugualmente sorprende. Mariotti sorprende anche quando punta al controllo invece che alla forza, evidenziando da un lato uno splendido secondo movimento, sotto le sue mani persino migliore del primo e riservando un occhio particolare ai singoli episodi, spinti come infinitesimi momenti solistici innestati nella trama generale della composizione. E’ stata una quinta diversa dal solito ma molto piacevole, forse la sola alternativa degna di nota alla smisurata potenza che altre direzioni, i tedeschi soprattutto, imprimono alla sinfonia.
Sempre all’altezza l’orchestra del Comunale bolognese, della quale ho apprezzato anche i fiati che non sempre riescono a convincermi. E bravo Mariotti, bel lavoro.

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