United Red Army – Koji Wakamatsu

United Red ArmySiamo abituati a pensare solo a casa nostra ma le metastasi del comunismo negli anni ’60 e ancor piu’ nel decennio successivo, si spinsero nella carna viva dell’umanita’ non solo ad occidente ma anche in oriente. Sappiamo delle due Coree e sappiamo del sudest asiatico ma anche il Giappone non si salvo’ da questa piaga, anzi se ne ebbero prematuri accenni grazie all’antiamericanismo nemmeno troppo latente e diffuso, che sin dal dopoguerra non rendeva piacevole l’ingerenza statunitense sul territorio nipponico e sappiamo quanto l’onore sia importante per quel popolo.
I movimenti comunisti soffiavano sul fuoco e vivevano del traino di un malumore popolare che poco aveva a che fare col comunismo in senso stretto, al punto che ancora oggi la sinistra rivendica a se’ l’appartenenza di personaggi come Mishima che con loro nulla avevano a che fare ne’ spartire, non fosse appunto un orgoglio nazionalista.
La United Red Army fu il punto conclusivo di un lungo percorso compiuto dai movimenti di sinistra giapponesi, le loro Brigate Rosse o la tedesca RAF. A differenza pero’ dei tedeschi che la RAF la suicidarono o i nostri che li abbiamo fatti sindaci, parlamentari, professori e star televisive, i comunisti giapponesi hanno avuto il buon gusto di autoterminarsi in un parossismo di violenza e follia, spingendo al limite la dottrina politica, trasformandola in integralismo che senza la capacita’ di gestione, diviene autodistruttivo. Piu’ vicini ai dettami maoisti invece che sovietici, il tentativo di imporlo in una societa’ che in quegli anni era la seconda potenza economica mondiale e senza il pugno di ferro grondante sangue della rivoluzione culturale, giro’ l’insana violenza verso se stessa, frantumando le vite anche di coloro che speravano in un reale cambiamento.
Questa e’ la loro storia raccontata da Wakamatsu che ne fece parte percio’ se vi e’ un vizio, questo pende a favore dei protagonisti. Raccontato con dovizia di particolari, storicamente dettagliato e documentato, alterna immagini di repertorio con date e nomi reali, interpretati da attori che ripercorrono i drammi anche personali di chi si e’ trovato invischiato in un delirio molto diverso da cio’ che speravano ed immaginavano. L’idea stessa di autocritica maoista, era usata alla stregua d’un pentimento sotto tortura medievale, con la perfetta sovrapposizione tra dogma politico e teologico. In Italia per le ragione dette sopra, non ci siamo mai presi la briga di raccontare le Brigate Rosse nella loro drammatica interezza, mettendo invece in scena tanti capitoli scollegati ma sempre pregni di nostalgia ed accondiscendenza, al contrario Wakamatsu gira attorno alla United Red Army a 360 gradi e serve sforzarsi per non vedere il suo lavoro come documentario perche’ in gran parte lo e’. Raggelante, terrificante ma e’ storia e anche ammettendo la fiction sui dettagli, i morti quelli sono veri ed incontestabili. Del resto egli non condanna le persone e le idee di fondo ma quei folli che li hanno fatti fallire, quelli si, eccome.
Film straordinario, come e oltre un libro di storia e forse per questo mai avremo qualcosa di simile.
Godiamoci, l’onesta’ degli altri.

Scheda IMDB

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