Ricordo di Furtwangler – Elisabeth Furtwangler

Ricordo di FurtwanglerTrovo il libro nell’ennesimo mercatino. Strana edizione, strano editore ma in fondo c’e’ un suo perche’. Di Furtwangler si dice poco e si dice male, percio’ ascoltare la testimonianza diretta dalla sua ultima moglie e’ significativo e importante. Wilhelm Furtwangler, il grande direttore d’orchestra, simbolo e rappresentante di una Germania d’arte e musica, una potenza artistica senza eguali che difficilmente si discerne dal potere politico. Nato nel 1886 mori’ nel 1954, attraverso’ due guerre, la caduta della sua nazione, la rinascita nazista e la conseguente sconfitta. Nacque alla morte di Wagner e mori con Schoenberg il che in fondo, racconta un po’ tutto. Fu un direttore straordinario, tra i piu’ celebri di sempre, su Beethoven il piu’ grande punto e basta. In questi ultimi anni si sono moltiplicati i recuperi e le ristampe delle sue direzioni, percio’ oggi come mai prima e’ possibile godere del grande lavoro tecnico e teorico attorno alle opere che diresse. Fu anche un grande compositore, anzi egli voleva comporre e suonare, poi gli eventi lo condussero alla direzione ma non rinuncio’ mai al suo desiderio piu’ grande che continuo’ nel tempo, specie nei momenti bui della storia. La moglie ce lo ricorda per argomenti evitando ogni cronologia, una conversazione sul marito con poche date, l’aneddotica privata ridotta all’essenziale per lasciare ampio spazio a cio’ che il marito fece, disse e amava. Viene fuori una figura nata per la musica che antepose ad ogni altro aspetto della sua vita, anche quando cio’ gli costo’ la condanna di molti, troppi. E’ inevitabili si parli del suo rapporto col nazismo ed e’ qui che la moglie racconta cio’ e tutte le persone con un minimo di ragionevolezza e intelligenza gia’ sanno. Ancora adesso lo si dice colluso col nazismo e nel dopoguerra l’arroganza dei vincitori fu pure peggio. Riusci’ a dirigere ancora grazie alla "denazificazione", qualcosa di non molto diverso ai campi di rieducazione comunisti, soltanto perche’ ebbe la forza, la determinazione e il coraggio di restare in Germania e non fuggire come conigli sui monti per poi scendere a giochi fatti con la pretesa di aver "resistito". Egli rimase al suo posto e diresse l’orchestra nazionale anche sotto i bombardamenti, con la rabbia di chi afferma la propria identita’ e l’urlo "io sono tedesco" e non "io sono nazista" come solo i cretini vogliono intendere.
Percio’ ancora oggi si vuole calcare la mano su questo ma la sua musica e’ piu’ forte di ogni codardo che pretende di giudicare. Libro importante anche per questo malgrado non sia propriamente eccellente nella prosa e in fondo, vale come approfondimento, non come primo approccio all’uomo e all’artista.

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