Ferre’ e Comte. Dettagli – Palazzo del Governatore, Parma 09-12-2016

Ferre' ParmaAl Palazzo del Governatore di Parma e’ facile trovare mostre importanti caratterizzate da un’impronta unica volta stupire, far parlare, qualcosa che non si ferma alla semplice estetica ma sempre all’interno di un contesto da comprendere, un percorso da seguire. Cio’ richiede una discreta dose di intraprendenza da parte dei curatori e una certa fiducia nei visitatori. La sfida rivolta al pubblico questa volta e’ nell’affiancare due personaggi molto diversi tra loro, per ambito, contesto, stile e tecnica, legati dalle celebrazioni dei duecento anni dall’arrivo a Parma di Maria Luigia. Il primo, Gianfranco Ferre’, stilista, icona del Made in Italy, il secondo Michel Comte, e’ un fotografo svizzero, uomo d’arte prestato alla moda e alla pubblicita’ e che quando puo’, torna alla sua passione principale.
Due piani del palazzo occupati, il primo dallo stilista che espone alcuni abiti della sua grande produzione e lo fa attraverso installazioni curate da Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferre’, la ragione per la quale anche chi come me non ha alcun interesse nella moda, trova un’esposizione a dir poco fenomenale, d’una bellezza impareggiabile, connubio tra abiti e contesto come non pensavo possibile. Gli ampi saloni del Palazzo divengono passerelle e nel contempo percorsi all’interno la storia dell’arte dove di volta in volta, di materiale in materiale, tematicamente abbracciano la metafisica, il surrealismo e naturalmente il neoclassico declinato a piacere. Impossibile da spiegare senza vedere, e’ questione d’equilibrio e sottolineature, ombre e materiali che si fondono con le stoffe e le fogge e ogni angolo di visuale svela opere diverse e indipendenti.
Comte ParmaAltra atmosfera al piano di Comte. Il suo e’ un attacco frontale al potere, qualunque potere. Quello politico anzitutto perche’ Chiesa, nobilta’ e regimi, nessuno si salva laddove Comte vede un solo nemico da abbattere, macerie da creare e sulle quali danzare, inclusa la Maria Luigia che si vuole celebrare ma anche quel sistema di moda che gli da’ da vivere.
Le installazioni sono straordinarie, curate da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani,non danno tanto un valore aggiunto quanto esse stesse l’esaltazione delle opere di Comte, laddove e qui il paradosso, il medium diviene messaggio e non so quanto possa far piacere all’artista. Le sue grandi stampe sono interessanti, a volte troppo facili nei confronti tra antico e presente, non di rado scontaei, laddove rende meglio l’impianto estetico che quello filologico. Meglio le installazioni, anche queste piuttosto semplici ma di grande impatto. Gran bella mostra, diciamolo, forse un po’ tirata nell’accostamento ma non e’ necessario creare paralleli per godersela. C’e’ tempo fino a Gennaio.

Pagina ufficiale evento

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