Romance – Chuck Palahniuk

RomancePuntuale in questa stagione l’uscita in libreria di Palahniuk e altrettanto puntuale la domanda di cosa ne e’ stato dello scrittore che abbiamo conosciuto ai suoi esordi. Nessuna nostalgia dico davvero, non ho preferenze cioe’ si le ho ma non importa, e’ che sono anni ormai che il nostro svicola furbescamente tra libri a puntate, intermezzi, digressioni, capitoli unici e quant’altro.
Sfugge alla domanda anche questa volta con una raccolta, la sua prima raccolta in un ventennio di carriera esatto, intendendo qualcosa che non mette insieme pubblicazioni varie ma e’ pensato per un lavoro organico e chiuso.
Voglio dire, anche "Cavie" era una raccolta ma col libro attorno e "La scimmia pensa, la scimmia fa" metteva assieme articoli e roba varia. Insomma, un Palahniuk in parte inedito. La raccolta inizia malissimo, a occhio i racconti peggiori dell’intera serie. Si teme il peggio, poi esplode poderoso nel suo stile che al meglio stupisce e diverte, quella specie di giostra velocissima sulla quale non sai se ridere o vomitare e da li’ si riparte, trovando anche vere e proprie punte d’eccellenza.
Si diceva venti anni di Palahniuk e in fondo questo e’ un libro in cui si autocelebra citandosi nello stile, penso al metalinguaggio di "Pigmeo", nelle trame attraverso i molti richiami a "Fight Club", nella prosa, nello scherzare col cancro e coi morti, gli adolescenti inquieti, col ritorno mai del tutto perduto al pedissequo nozionismo solo in apparenza fine a se stesso ma unica arma contro la societa’ dello spettacolo. Il tutto e’ naturalmente condito dal riconoscibilissimo gore che offre il giusto metro di valutazione per chi volesse a tutti costi trarre chissa’ quale critica sociale che in realta’ e’ fortissima ma che supera la banale esasperazione dei tratti, puntando direttamente al fegato del problema. Stessa dinamica per il sesso, dove l’omosessualita’ dichiarata dell’autore gli consente di dare dei "froci" ai froci con molta meno ironia di quanto si creda ed era pure ora che qualcuno si prendesse la briga di farlo. La qualita’ e’ ovviamente altalenante, Palahniuk non cerca neppure la conclusione perfetta, anzi spesso gli interessa piu’ l’idea che il senso compiuto, quasi degli incipit per futuri sviluppi ed e’ possibile che molte storie mascano cosi’. Nel complesso mi e’ piaciuto, alcune volte davvero tanto, semmai ci sara’ da aspettare ancora per capire di che Palahniuk stiamo parlando.
Bravo anche Pannofino alla traduzione che ha ormai preso la misura col nostro.

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