Tre colori: Film blu – Krzysztof Kieslowski

Film BluCredo sia giunto il momento di affrontare seriamente Kieslowski. Negli anni ’90, quando era ancora in vita, non mi andava a genio, troppo fuori dalle mie grazie, poi perche’ piaceva troppo a chi non piaceva a me. Non e’ spocchia ma un metodo piuttosto efficiente per scremare l’oro dallo sterco.
Al contrario, in base allo stesso criterio, se piace a chi mi piace si puo’ provare e a Zizek Kieslowski piace parecchio percio’ mi sono detto, vediamo da dove partire e cosa meglio se non la trilogia che gli diede fama e onore, nonche’ la sua ultima fatica prima che un infarto lo stroncasse prematuramente.
Si inizia con "Film Blu", il primo seguendo l’ordine dei colori della bandiera francese e il primo dei suoi propositi: "liberta’". E’ la storia di Julie, una splendida Juliette Binoche che perde figlia e marito in un incidente stradale dal quale solo lei esce illesa. Il marito era un grande compositore, uno dei piu’ importanti dal dopoguerra e a lui e’ stato commissionato l’inno dell’Europa unita che da li’ a poco sarebbe dovuta nascere. Cosa accade nella mentre di una persona che all’improvviso perde le persone a lei piu’ care? Non si puo’ dire, ognuno e’ diverso. Julie non versa lacrime ma si affranca dalla vita precedente, riacquista la sua liberta’ rifiutando il passato, vendendo tutto, lasciando i luoghi del ricordo ma qualcosa resta dentro ugualmente. La musica riemerge prepotente, un’onda blu inarrestabile, momenti di buio nell’esistenza che trascina come un vortice in quel passato che si vuol dimenticare ma che e’ lui che non dimentica te, Come la musica trascina verso il basso, sara’ la musica a far tornare la vita a galla. Niente da dire, gran film. Sulla scia dei grandi russi, Tarkovskij e Sokurov, Kieslowski procede piano ma a passi regolari, inarrestabili. La precisione e’ totale, nulla e’ lasciato al caso, il colore blu domina come e’ ovvio che sia, sottolinea e racconta, a sua volta specchio dell’anima della protagonista. Come detto la Binoche e’ straordinaria, nei suoi anni migliori senza dubbio, anche lei erede di quella espressivita’ intensa ma trattenuta che lascia trasparire poco ma suppone il caos interiore e che ricorda attrici come la Bujold o Glenda Jackson.
Zizek ha (quasi) sempre ragione.

Scheda IMDB

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: