Zero K – Don DeLillo

Zero KLa mano che mi ha indotto a ritardare la recente lettura di "Love-Lies-Bleeding" sapeva che poco dopo avrei affrontato "Zero K", opera ultima di DeLillo che contrariamente alle mie abitudine, ho voluto prendere poco dopo la sua pubblicazione.L’ho gia’ scritto in passato ma talvolta mi faccio guidare da strani istinti che spesso hanno ragione. Mi si chiedere’ perche’ di questo confronto tra due opere molto diverse, uno e’ un romanzo l’altro un testo teatrale, sia in lunghezza, qualche decina contro oltre le duecento di "Zero K" e oltre dieci anni a separali. In entrambi i casi c’e’ un figlio, un padre e le donne del padre.
C’e’ un conflitto non devastante ma neppure sommerso, un padre egoista che alla fine pero’ dipende dagli altri e la storia di un ragazzo che diventa uomo senza il suo aiuto eppure sempre condizionato dalla sua presenza o dalla sua assenza.
Poi ci sono le donne che il vecchio ha o non ha amato o meglio le ha amate a modo suo, con piglio virile e patriarcale, distaccato forse ma cosciente di essere un monumento saldo ed eretto sul terreno che solo una donna puo’ concedere e che senza di esso crollerebbe rovinosamente. E’ proprio la malattia degenerante della compagna del padre che crea l’inizio della storia, una malattia incurabile ai giorni nostri ma non  in futuro, percio’ padre e figlio si recano in questo sperduto centro criogenico sepolto da qualche parte nei confini della Russia dove la donna dovra’ morire come sola speranza di rinascita. La morte quindi e’ il miglior mezzo per capire la vita, per definirla e con essa definire l’uomo nella sua essenza, nei ricordi che tracciano i contorni del pensieri e dei sogni di un uomo.
C’e’ poi la tecnologia, nuova Fede, nuovo Credo laddove si confonde con la magia, con le promesse di vita eterna, vera e propria religione coi suoi santuari, santi, profeti, preti e una mistica per nulla nuova, solo rivista.
Le esistenze dei protagonisti a volte paiono un pretesto e DeLillo viaggia su due binari, quello della narrazione e quello della filosofia e lo fa a modo suo, con sguardo in apparenza distaccato, in realta’ ribollente di rabbiosa energia che resta ingabbiata prima dentro lui, poi nelle parole. Dissertare sula societa’ e’ un pretesto come lo e’ quando ne parliamo tutti noi del resto, C’e’ un mondo nel quale dobbiamo vivere ma alla fine si resta sempre in una stanza senza finestre in cui guardarsi dentro ed e’ li’ che esplodono i conflitti e le idiosincrasie del quotidiano, le mediazioni, le sconfitte e le rinunce. DeLillo e’ bravissimo in questo, senza alcun dubbio il migliore e in "Zero K" che non e’ il suo libro migliore, riesce a far emergere con molta chiarezza. Resta troppo in superficie questo si.
In fondo non va troppo oltre il gia’ citato "Love-Lies-Bleeding" , non raggiunge la critica efficace di "Cosmopolis", "Rumore bianco" e "Underworld", manca l’abisso di "Great Jones Street" ma in fondo pure di "Punto Omega" o "Mao II". Ecco, forse "Zero K" unisce tematicamente e stilisticamente tutti i suoi lavori precedenti, percio’ ha avuto tanto successo e ha aiutato a farlo conoscere ancora di piu’ nel mondo. Per le stesse ragioni lo pongo nel mezzo, che nel suo contesto forse significa medio ma non mediocre, certo tra i migliori candidati per spiegare che DeLillo e’ tra i migliori scrittori al mondo. Forse il migliore.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: