Riccardo Varini. Fotografie 1979 – 2016 – Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia, 07-01-2017

Riccardo VariniNon conoscevo il lavoro di Varini ma quando ho letto il suo nome accostato a Luigi Ghirri, Morandi e Virgilio Guidi mi sono incuriosito e per molti versi entusiasmato essendo artisti che apprezzo da tempo. Trovarli riuniti nel lavoro di un unico fotografo, mi pareva un’occasione da non perdere. Nei suggestivi spazi del Chiostri San Domenico a Reggio Emilia, si ripercorrono quarant’anni o quasi di carriera del fotografo reggiano, un modo per capire come in fondo, tante anime diverse dell’arte e della pittura potessero convergere in un solo lavoro. Ebbene basta uno sguardo alle fotografie raccolte nelle varie sale organizzate tematicamente per accorgersi di come lo sguardo di Varini si posi cheto sulla natura e nel chiarore di neve e nebbia, sappia cogliere scorci, fessure, fossati, palizzate e fili che interrompendo il vuoto, divengono come strutture armoniche, pattern musicali nello spartito bianco della natura. Allo stesso modo i "Silenzi" e "le Geometrie marine" altre serie del fotografo, sciolgono i manufatti e le architetture in dimensioni metafisiche, da una parte con le solitudini di Ghirri, dall’altra attraverso le tenui campiture di morandiana memoria. Troviamo in Varini un esteta del silenzio e della solitudine ed e’ naturale la dedica a Hopper di un’intera serie e come per incanto, l’Emilia silenziosa di Ghirri si lega alle solitudini del pittore statunitense in un favoloso cerchio che si apre e si chiude attraversando tempo e spazio, continenti e angosce lontane tra loro.
Ho trovato invece meno efficaci alcuni "Notturni" e in generale la serie "Reggio by night", perche’ in fondo non trasmettono lo stesso senso di contemplazione interiore delle altre e anche tecnicamente le ho trovate meno ricercate, piu’ facili e meno sensibili al lavoro dell’artista. Insomma, cio’ che emerge e’ il lavoro di un fotografo sensibile e "lento" che si nutre di grandi spazi vuoti, che trova la giusta dimensione nei deserti di sabbia e mare, sulle rive del Po cosi’ come sulle distese di una pianura piu’ disperata che sazia.
Molto, molto interessante a tratti davvero intensa ed emozionante. La mostra doveva terminare l’8 Gennaio ma e’ stata prorogata fino al 29 Gennaio. Da vedere.

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