UmBAU zwischen Erinnerung und Entfremdung – umBAU tra alienazione e memoria

UmBAU zwischen Erinnerung und Entfremdung – umBAU tra alienazione e memoria

Vernissage Samstag 14.01.2017 um 17.00 Uhr
PHOTOAUSSTELLUNG -umBAU- zwischen Entfremdung und Erinnerung.
Eine "Derive" zur Thema Stadtentwicklung und Urbanismus .
MOSTRA FOTOGRAFICA-umBAU -tra alienazione e memoria.
Una "deriva" sul tema dello sviluppo della cittá e l’urbanismo.

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Il mondo dei quanti, la fisica quantistica per tutti – Kenneth W. Ford

Il mondo dei quantiLa partecipazione della Bollati Boringhieri Editore alla missione di divulgare testi inerenti alla fisica mi pare meritevole e interessante. Di loro ho gia’ letto altro e senza grosse ricerche mi sono fidato di questo libro, con buona ragione devo dire. In realta’ seppur a grandi linee, conoscevo Ford. Classe 1926, uno scienziato che ha realmente attraversato il secolo scorso fianco a fianco con premi Nobel ed eminenti personalita’ della fisica mondiale e nel 2004, percio’ non piu’ giovanissimo, volle con questi libro illustrare o meglio riepilogare oltre un secolo di ricerche scientifiche tenendo al centro la fisica quantistica, con tutte le difficolta’ annesse e connesse che l’argomento comporta.
E’ un libro diverso dai soliti, non e’ per sprovveduti ma nemmeno per iniziati. Soprattutto pero’ non enuncia e non sposa tesi, riuscendo a riassumere molto senza essere troppo didascalico, come potrebbe del resto, tantomeno nemmeno superficiale. S’intuisce sin dal principio la grande mission didattica di Ford perche’ senza evitare formule o diagrammi, sa trovare esempi illuminanti per illustrare concetti che poche, pochissime persone al mondo comprendono fino in fondo. Anzi tra tutti i pregi della scrittura di Ford, c’e’ proprio l’instillare la forza del dubbio, persino nella teoria quantistica che seppur collaudata da 70 anni, lascia sotto il profilo concettuale sin troppe perplessita’ che l’autore evidenzia con straordinario coraggio intellettuale.
Allo stesso tempo egli dedica spazio anche a quelle teorie, stringhe e superstringhe su tutte, nelle quali non crede affatto ma lascia ad ognuno la liberta’ di pensarla come vuole, in fondo alternative sempre possibili.
Di tutti i testi divulgativi di fisica e’ certamente tra quelli che piu’ e meglio sa essere di facile lettura, divenendo di fatto un’ottima guida futura per rinfrescare al bisogno concetti e idee.

Una mela al giorno – Spazio Gerra, Reggio Emilia 07-01-2017

Apple Spazio GerraCome gran parte degli informatici, o gli operatori tecnici e specifici di un settore ben preciso qualunque esso sia, non comprendo come si possa acquistare uno strumento con caratteristiche che esulano dalle funzioni per le quali e’ nato. Comprare un computer perche’ e’ fashion, e’ una specie di bestemmia. Apple oggi rappresenta tutto questo, un oggetto molto bello e tecnicamente all’avanguardia, con quello che costa fallo pure essere brutto e vecchio ma un giocattolo sotto un profilo strettamente software. Bravi a vendere certo e il loro miglior prodotto si chiamava Steve Jobs, che di geniale in vita sua ha avuto la capacita’ appunto di vendere e vendersi, uno che ha inventato, molto ma molto meno di quanto leggenda vuole. Malgrado cio’ e non deve apparire troppo strano, il mio primo computer e parliamo del 1982, anno nel quale era un oggetto tutt’altro che ordinario, fu proprio un Apple II, clonato ovviamente. Esiste percio’ un’Apple, quella che dalla fine degli 70 sino ai primi del 1990, poi un buco di un lustro nel quale il fallimento pareva inevitabile, poi la rinascita attraverso la trasformazione del computer da oggetto utile a oggetto bello, con invenzioni altrui vendute per proprie e cose cosi’. Insomma, con Apple ci sono nato, percio’ una mostra che ripercorre seppur molto velocemente quegli anni e’ di estremo interesse. Allo Spazio Gerra abbiamo questa opportunita’, occasione che nasce anche dal fatto che il primo rivenditore italiano di Apple fu proprio un imprenditore reggiano, uno che con grande intuizione e una buona dose di fortuna, prese un treno al balzo proprio nel momento della sua partenza. Il resto e’ storia ed e’ appunto la storia dell’informatica che li’ vediamo.
Dal primo Apple, poi il secondo, il fallimentare Lisa, il grande salto del Mac e via via sino ai traslucidi iMac, cellulari e lettori mp3. Non tutto e’ raccontato in questo modo, immagino sara’ vecchiume per i piu’ giovani ma come per ogni cosa, capire la storia e’ importante, come curiosita’ tecnica ma non di meno come evoluzione di una forma di mercato che ha vinto su ogni ragione. Sempre ben organizzata, lo Spazio Gerra resta una bellissima galleria da visitare a prescindere.

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Riccardo Varini. Fotografie 1979 – 2016 – Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia, 07-01-2017

Riccardo VariniNon conoscevo il lavoro di Varini ma quando ho letto il suo nome accostato a Luigi Ghirri, Morandi e Virgilio Guidi mi sono incuriosito e per molti versi entusiasmato essendo artisti che apprezzo da tempo. Trovarli riuniti nel lavoro di un unico fotografo, mi pareva un’occasione da non perdere. Nei suggestivi spazi del Chiostri San Domenico a Reggio Emilia, si ripercorrono quarant’anni o quasi di carriera del fotografo reggiano, un modo per capire come in fondo, tante anime diverse dell’arte e della pittura potessero convergere in un solo lavoro. Ebbene basta uno sguardo alle fotografie raccolte nelle varie sale organizzate tematicamente per accorgersi di come lo sguardo di Varini si posi cheto sulla natura e nel chiarore di neve e nebbia, sappia cogliere scorci, fessure, fossati, palizzate e fili che interrompendo il vuoto, divengono come strutture armoniche, pattern musicali nello spartito bianco della natura. Allo stesso modo i "Silenzi" e "le Geometrie marine" altre serie del fotografo, sciolgono i manufatti e le architetture in dimensioni metafisiche, da una parte con le solitudini di Ghirri, dall’altra attraverso le tenui campiture di morandiana memoria. Troviamo in Varini un esteta del silenzio e della solitudine ed e’ naturale la dedica a Hopper di un’intera serie e come per incanto, l’Emilia silenziosa di Ghirri si lega alle solitudini del pittore statunitense in un favoloso cerchio che si apre e si chiude attraversando tempo e spazio, continenti e angosce lontane tra loro.
Ho trovato invece meno efficaci alcuni "Notturni" e in generale la serie "Reggio by night", perche’ in fondo non trasmettono lo stesso senso di contemplazione interiore delle altre e anche tecnicamente le ho trovate meno ricercate, piu’ facili e meno sensibili al lavoro dell’artista. Insomma, cio’ che emerge e’ il lavoro di un fotografo sensibile e "lento" che si nutre di grandi spazi vuoti, che trova la giusta dimensione nei deserti di sabbia e mare, sulle rive del Po cosi’ come sulle distese di una pianura piu’ disperata che sazia.
Molto, molto interessante a tratti davvero intensa ed emozionante. La mostra doveva terminare l’8 Gennaio ma e’ stata prorogata fino al 29 Gennaio. Da vedere.

Liberty in Italia – Palazzo Magnani, Reggio Emilia 07-01-2017

Liberty in ItaliaParlare di Liberty significa allargare il discorso dall’Italia all’Europa, comprendendo storia, filosofia e arti diverse, declinare in tante sfumature cio’ che altrove fu definito Art Nouveau o Jugendstil, modern style includendo arte, letteratura, architettura, interni, filosofia e parlare comunque di un generale mutamento del senso estetico che passa dalla pittura e arriva al manifesto, uscendo da gallerie e musei giungendo quindi nel cuore della vita quotidiana.
Semmai il problema parlando di Liberty e’ concentrarsi su un unico aspetto o come nel caso della mostra a Palazzo Magnani, fermarsi all’Italia che ha attinto a piene mani da cio’ che arrivava dal resto del mondo non senza dare il proprio contributo ovviamente. Mostra organizzata per sezioni, 300 opere divise tra pittura, scultura, arte decorativa, molta grafica e architettura che tante belle testimonianze ha lasciato nelle nostre citta’. I nomi sono innumerevoli, gran parte di essi importanti, alcuni sorprendenti sapendoli in anni successivi impegnati in altre cose e in altri stili e penso a due su tutti come Boccioni, Casorati. Vi sono cose pregevolissime, incantevoli guardando soprattutto la grafica ma anche in pittura dove si ebbero interpreti importanti seppur di rimando a cio’ che proveniva da oltreconfine, Klimt in particolare. Ci si meraviglia a riscoprire nel Liberty tracce che ancora oggi ritroviamo nell’illustrazione ad esempio, quanto il gotico e il fantasy ancora attingano a man bassa alle regole a suo tempo fondate, dando percio’ un’aurea di modernita’ ben lungi dall’essere superata. Tutto quanto e’ ben spiegato dalla guida audio compresa nell’ingresso, giusto grado di narrazione e nozione, una delle migliori che mi e’ capitato di ascoltare. Begli ambienti, clima ben curato, illuminazione decisamente da migliorare in sale cha capisco complicati ma talvolta si e’ costretti a strane acrobazie nella ricerca della giusta angolazione. Il personale cortese e la liberta’ di fotografare fanno comunque da contraltare ai pochi aspetti negativi dell’esposizione.
Fino al 14 Febbraio 2017.

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Zero K – Don DeLillo

Zero KLa mano che mi ha indotto a ritardare la recente lettura di "Love-Lies-Bleeding" sapeva che poco dopo avrei affrontato "Zero K", opera ultima di DeLillo che contrariamente alle mie abitudine, ho voluto prendere poco dopo la sua pubblicazione.L’ho gia’ scritto in passato ma talvolta mi faccio guidare da strani istinti che spesso hanno ragione. Mi si chiedere’ perche’ di questo confronto tra due opere molto diverse, uno e’ un romanzo l’altro un testo teatrale, sia in lunghezza, qualche decina contro oltre le duecento di "Zero K" e oltre dieci anni a separali. In entrambi i casi c’e’ un figlio, un padre e le donne del padre.
C’e’ un conflitto non devastante ma neppure sommerso, un padre egoista che alla fine pero’ dipende dagli altri e la storia di un ragazzo che diventa uomo senza il suo aiuto eppure sempre condizionato dalla sua presenza o dalla sua assenza.
Poi ci sono le donne che il vecchio ha o non ha amato o meglio le ha amate a modo suo, con piglio virile e patriarcale, distaccato forse ma cosciente di essere un monumento saldo ed eretto sul terreno che solo una donna puo’ concedere e che senza di esso crollerebbe rovinosamente. E’ proprio la malattia degenerante della compagna del padre che crea l’inizio della storia, una malattia incurabile ai giorni nostri ma non  in futuro, percio’ padre e figlio si recano in questo sperduto centro criogenico sepolto da qualche parte nei confini della Russia dove la donna dovra’ morire come sola speranza di rinascita. La morte quindi e’ il miglior mezzo per capire la vita, per definirla e con essa definire l’uomo nella sua essenza, nei ricordi che tracciano i contorni del pensieri e dei sogni di un uomo.
C’e’ poi la tecnologia, nuova Fede, nuovo Credo laddove si confonde con la magia, con le promesse di vita eterna, vera e propria religione coi suoi santuari, santi, profeti, preti e una mistica per nulla nuova, solo rivista.
Le esistenze dei protagonisti a volte paiono un pretesto e DeLillo viaggia su due binari, quello della narrazione e quello della filosofia e lo fa a modo suo, con sguardo in apparenza distaccato, in realta’ ribollente di rabbiosa energia che resta ingabbiata prima dentro lui, poi nelle parole. Dissertare sula societa’ e’ un pretesto come lo e’ quando ne parliamo tutti noi del resto, C’e’ un mondo nel quale dobbiamo vivere ma alla fine si resta sempre in una stanza senza finestre in cui guardarsi dentro ed e’ li’ che esplodono i conflitti e le idiosincrasie del quotidiano, le mediazioni, le sconfitte e le rinunce. DeLillo e’ bravissimo in questo, senza alcun dubbio il migliore e in "Zero K" che non e’ il suo libro migliore, riesce a far emergere con molta chiarezza. Resta troppo in superficie questo si.
In fondo non va troppo oltre il gia’ citato "Love-Lies-Bleeding" , non raggiunge la critica efficace di "Cosmopolis", "Rumore bianco" e "Underworld", manca l’abisso di "Great Jones Street" ma in fondo pure di "Punto Omega" o "Mao II". Ecco, forse "Zero K" unisce tematicamente e stilisticamente tutti i suoi lavori precedenti, percio’ ha avuto tanto successo e ha aiutato a farlo conoscere ancora di piu’ nel mondo. Per le stesse ragioni lo pongo nel mezzo, che nel suo contesto forse significa medio ma non mediocre, certo tra i migliori candidati per spiegare che DeLillo e’ tra i migliori scrittori al mondo. Forse il migliore.

Amabili resti – Peter Jackson

Amabili restiLa voce di Saoirse Ronan la protagonista, ad inizio film ci racconta di quanto la vita sia meravigliosa se sei adolescente, quando la tua famiglia ti ama e ti senti felice con mamma, papa’, il fratellino e la sorella di poco piu’ piccola. L’amore, il primo, e’ alle porte e il tanto agognato bacio col ragazzo del cuore e’ li’ ad un passo. Finche il vicino di casa non ti uccide.
Scopriamo l’esistenza di un aldila’ dal quale la ragazza ci parla, un luogo di mezzo per le anime con qualcosa in sospeso sulla Terra, un posto meraviglioso creato sulle fantasia dell’innocenza e dell’amore ma resta una famiglia distrutta che non si da pace e un assassino da smascherare.
Peter Jackson e’ un signor regista, non c’e’ nulla da aggiungere.
Voglio dire, tolti i Tolkien il cui valore e’ indubbio, fin dagli esordi ha dimostrato carattere e un’idea purissima di cinema. Ha passione e la sa esprimere, non sembra imbambolato su posizioni conservative anche se aspettiamo le prossime mosse ore che anche l’Hobbit e’ terminato ma ho molta fiducia, malgrado il mezzo scivolone di "King Kong".
Visivamente fenomenale, se nella prima parte cede al sentimentalismo spielbergiano, non a caso produttore esecutivo, nel finale concitato e drammatico crea un piccolo capolavoro di montaggio e tensione. Non era facile gestire la morte di un’adolescente soprattutto senza cadere nell’odio che pure si prova in questi casi. Dio vede e provvede e sebbene la spiritualita’ sia continuamente mostrata, non v’e’ alcun cenno alla religione malgrado vi siano in ballo forze ultraterrene non chiamate col loro nome. Come spesso accade serve un gran cast per dar manforte al regista e qui certo non manca. Saoirse Ronan innanzitutto, una vera rivelazione che col film precedente corse il rischio di vincere l’Oscar a 13 anni. Perfetta in ogni momento, in ogni espressione, in ogni gesto. E’ nata una stella. Da tempo sono un fan di Wahlberg, attore che ha sbagliato troppi film in vita sua ma con l’occasione giusta sa riscattarsi e qui lo dimostra ampiamente. Sempre brava la Weisz e pure la Sarandon per la quale non stravedo, mi e’ piaciuta come non avveniva da lunghi decenni. Resta Stanley Tucci, un cattivo memorabile, un pizzico stereotipato ma efficacissimo. Altro Oscar sfiorato.
Bello tutto e mi raccomando, pronti col fazzoletto.

Scheda IMDB

Lumiere! L’invenzione del cinematografo – Bologna, 31-12-2016

LumiereChiudiamo l’anno con una mostra che avevo programmato al primo momento buono, tipo per il 31 di Dicembre, giorno con poco da fare e da godersi in tranquillita’. Nel centro di Bologna che piu’ centro non si puo’, installata in un ex sottopassaggio riciclato a sala esposizione, si snoda, e’ il caso di dirlo  "Lumiere! L’invenzione del cinematografo" mostra voluta dal comune e dalla potente Cineteca di Bologna che infatti vuole celebrarsi attraverso i 30 anni del festival "Il cinema ritrovato" e lo fa risalendo alle origini del cinema, partendo percio’ dai fratelli Lumiere o forse e’ il caso di dire, dalla famiglia nel suo complesso. Alla base di tutto infatti troviamo il padre, Antoine Lumiere, uomo d’affari illuminato e appassionato di fotografia. I fratelli ereditarono da lui i mezzi per iniziare la loro attivita’ ma quel che piu’ conta, l’intelligenza e lo spirito imprenditoriale, mettendo insieme cioe’ gli ingredienti necessari per rivoluzionare il mondo come lo conosciamo oggi. Non soltanto ebbero intuizione delle potenzialita’ del mezzo ma ebbero il genio di creare gli strumenti, pellicola, cinepresa e proiettori, per diffonderlo e insegnare ad andare oltre la rappresentazione della realta’ ma creare un vero e proprio universo fantastico il cui unico limite e’ la fantasia.
La mostra ricostruisce quindi la storia dei Lumiere, il loro background, i primi esperimenti, la commercializzazione, soprattutto la capillare diffusione in tutto il mondo attraverso i celebri operatori che girando in ogni angolo del pianeta, diedero modo agli uomini del loro tempo di vedere cio’ che non avrebbero altrimenti visto mai e a noi delle incredibili testimonianze di popolazioni e luoghi. I due non si fermarono comunque al cinema in senso stretto, cercando di evolverlo oltreche’ perfezionarlo e abbiamo esempi di cinema in 3D e fotografia a 360 gradi. Sulla fotografia tra l’altro vi sono esempi straordinari a colori che dobbiamo sempre a loro. Insomma e’ una storia di genio raccontata attraverso innumerevoli cimeli quali foto, strumenti, documenti e oggetti vari, nonche’ esempi concreti con strumenti in funzione, qualcuno rotto e vabbe ma soprattutto tante proiezioni, alcune davvero straordinarie. Insomma, una bella iniziativa ben riuscita, forse un po’ cara ma ne vale la pena.
Fino al 30 Gennaio 2017.

Pagina ufficiale

Halo Legends – Vari

Halo LegendsHalo, la "killer application" con quale Microsoft  lancio’ l’X-Box, col tempo e’ divenuto un universo autonomo con una serie di seguiti ludici e non.
Fumetti, romanzi, film e non potevano mancare i cortometraggi d’animazione.
Sette episodi dati in mano a diversi studios giapponesi e il progetto funziona non bene ma benissimo. Vuoi che l’immaginario del videogiocatore e’ legato a filo doppio con manga e anime, tanto che ad un certo punto tutto si compatta sotto un’unica matrice. Sette episodi si diceva, che approfondiscono e scavano in quello che e’ a tutti in effetti un completo universo letterario. Non si richiede neppure la conoscenza del videogioco, per quanto s’intende, cio’ aiuta e certo amplifica l’esperienza visiva. Infatti si esordisce con "Origini" ed e’ la narrazione di come tutto ha avuto inizio, migliaia di anni prima, ben oltre il primo videogioco. Le angolazioni sono innumerevoli, drammatiche e divertenti, marginali o fondamentali all’interno della dinamica letteraria.
C’e’ la goliardia Daisuke Nishio di "Dragon Ball" o la formalita’ di Mamoru Oshii, storie di onore, di vittoria e di sconfitta, persino un racconto sui Covenant declinati in chiave medioevo giapponese.
Un bel prodotto che fa felici anime sparse, gusti diversi, sempre con molta classe, tante teste pensanti del mondo dell’animazione nipponica capaci d’esprimersi a livelli altissimi.

Scheda IMDB

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