Art City 2017, Bologna 28-01-2017 (seconda parte)

Art City 2017 - Viva l'ItaliaUna tra le esposizioni piu’ suggestive viste sabato e’ stata "Pagine d’arte" a Casa Saraceni. Il libro e’ arte nel contenuto ma puo’ esserlo anche nella forma, il contenitore che diventa esso stesso messaggio, racconto di un percorso artistico che interseca testo, forma, materiali e soprattutto estro e fantasia.
Ben curata, ben organizzata, tante soprese da nuovi artisti e la possibilita’ d’interagire con molte opere esposte, sfogliare, toccare, entrare dentro la materia e ammirare stili e idee. Notevole.
Discorso ben diverso per Murakami Takashi, il pittore ultrapop giapponese in mostra alla Galleria Cavour. Rifacendosi all’iconografia manga e alla cultura jpop, ci scherza su con piglio giocoso ma deciso, sempre in bilico tra serio e faceto mentre ci si domanda se c’e’ o ci fa. Murakami quindi e’ complice o vittima del sistema?
Lasciamo il dubbio al visitatore. Certo e’ che divertente e’ divertente, in certi episodi persino lirico, per certo e’ un gran furbo ed e’ un pregio, attenzione bene, non un difetto.
Di ben altro tenore l’esposizione "Viva l’Italia" tenutasi al Museo Archeologico. Ambiente suggestivo e discreta l’organizzazione di alcuni film proiettati nella loro interezza, che testimoniano o dovrebbero testimoniare non tutta Art City 2017 - Carlo Corsil’Italia ma un pezzettino, quella che va dalla fine degli anni ’60 alla meta degli anni ’70 e solo l’Italia per cosi’ dire politica, quella di "Teorema" di Pasolini o "Lotte in Italia" del Gruppo Vertov. Cio’ che non funziona e’ un Mark Nash che riduce l’italia ai Pasolini e ai Bertolucci e sempre in pochi anni di storia, o la sua idea di storia, l’equivalente intellettualoide del "chitarra, pizza e mandolino". L’Italia e’ un prima, un dopo e infiniti durante che nulla ha avuto a che fare con questo.
Oltre al fatto che la proiezioni di interi film lascia un’impronta simbolica ma non effettiva all’elaborazione del messaggio. Piu’ suggestiva che utile.
Un bel salto qualitativo lo si compie a Palazzo d’Accursio con la mostra dedicata a Carlo Corsi, pittore bolognese del 1879 che in oltre 80 anni di vita ha sperimentato stili e tecniche, passando dal ritratto piu’ ordinario ad una rappresentazione essenziale e multimaterica, informale ed astratta. Sessanta opere che raccontano un percorso non singolare ma significativo, artista a mio avviso ordinario con sprazzi d’originalita’ soprattutto negli ultimi due decenni della sua vita dove ho visto i lavori piu’ interessanti

Segue >>>

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