Il tango e’ imbecille ? – Dino Sarti

Il tango e' imbecilleA volte si sente il bisogno di respirare aria di casa, malgrado sia una casa che non esiste piu’. E’ il passato che non torna ed il futuro ad essere gia’ deciso da chi con interesse e scienza, sta annientando la cultura e le tradizioni di un popolo. Restano i ricordi ma anche le testimonianze scritte e ricordarci come le cose andavano e come dovrebbero andare, fintantoche’ non se ne avra’ abbastanza e si decidera’ di riprendersi quanto ci e’ stato tolto.
L’Emilia Romagna poi di rado la si identifica con un artista ben preciso e quando cio’ avviene lo si riduce a macchietta carica di stereotipi quale sesso e tortellini.
Il dialetto non ha mai sfondato oltre il liscio eppure personaggi come Sarti, riuscirono anche se per breve tempo, ad esportare l’emilianita’ oltre la figurina.
"Il tango e’ imbecille" risale alla meta’ degli anni ’70, periodo d’oro per il suo autore e sembrano trascorsi millenni eppure gli anni si contano in qualche decina da un presente tragico e irriconoscibile, alieno rispetto un citta’, Bologna, aa quel tempo abitata da gaudenti ragazzotti, tutti officina e sale da ballo. Erano gli anni in cui si fischiava dietro le ragazze e udite e udite, era il miglior complimento che una donna potesse ricevere e nelle balere si rischiava al massimo di andare in bianco, non le coltellate. Se nel precedente "Vengo dal night" Sarti si racconta, qui alterna storielle inventate a ricordi autobiografici, mescolando fantasia a verita’, anzi dove inventa e’ piu’ reale del ricordo. Troviamo in prosa i protagonisti delle canzoni, "Spometi" e il perche’ il tango e’ imbecille. Nell’ultima parte un dizionario bolognese-italiano che oltre la sintassi mette in luce un modo di pensare, le infinite sfumature di un  "socmel", guida divertente anche per chi ci si riconosce nel quotidiano. Vi sono anche momenti poco efficaci, di massima ho preferito l’autobiografia ma non c’e’ dubbio che le verve del grande Sarti ne esca comunque potente e divertente.  L’Italia che fu, l’Italia che dovrebbe essere.

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