Arte in TV – Aldo Grasso – Vincenzo Trione

Arte in TVArte e televisione, roba tosta da affrontare. Meglio forse dire che la televisione e’ argomento molto complesso e lo e’ ancor di piu’ eliminando tutte le inutili valenze politiche e sociali ad essa annesse. La televisione in quanto medium, l’oggetto o meglio lo strumento, puo’ essere un valido aiuto alla diffusione dell’arte?
Grasso e Trione sono i curatori di questo bel volume della Johan & Levi, carta ruvida e porosa che sa di qualita’ sin dal tocco. Curatori appunto perche’ stiamo parlando di una raccolta di saggi che ripercorrono un viaggio iniziato il 3 Gennaio 1954, primo giorno di trasmissioni RAI che debutta non a caso con un programma su Gianbattista Tiepolo. Esiste una televisione di Stato monopolista, poi dagli anni 80 in concorrenza con la tv commerciale e dal 2000 si aggiunge il satellite, queste di massima i tre grandi blocchi nei quali la programmazione cambia nel merito. Naturalmente esiste il confronto con le altre nazioni, in quello che potremmo definire stile statunitense che mira all’audience e quello anglosassone votata al servizio pubblico. I relatori affrontano l’argomento sotto tutte queste prospettive, declinando di volta in volta verso le tante sfaccettature che l’argomento comporta. Di massima la tendenza resta sull’analisi in senso stretto. Numeri e fatti, cronologia e descrizione, approfondimenti senza soluzioni perche’ in effetti, soluzioni non ve ne sono, cosi’ come non c’e’ un meglio o un peggio, un giusto o sbagliato da seguire o non seguire. Trione e’ forse l’unico che prende una posizione netta nei confronti del mezzo, posizione che mi vede totalmente d’accordo. Il punto e’ che forse e’ la televisione ad essere sbagliata. Troppo facile vedere, troppo facile fruire di una lezione, qualunque lezione, se non c’e’ dedizione o necessita’. La televisione puo’ essere uno stimolo importante, l’inizio di una esplorazione, la scintilla che innesca un motore ma non puo’ sostituire lo studio e la fatica che esso comporta, una fatica sana e utile, necessaria come e’ necessario per tutto cio’ che conta veramente. Lettura senza dubbio interessante e sulla quale riflettere.

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Lavoro in movimento – MAST. 25-03-2017

Lavoro in movimentoIl Mast. e’ un luogo bellissimo, ogni volta lo scrivo, ogni volta sento il bisogno di sottolinearlo. Poi non lo so, sara’ stata la giornata di primavera, la visita a fine mattinata invece che a fine giornata ma m’e’ parso piu’ bello del solito. Anche la mostra e’ stata diversa dal solito. Se il Mast. persegue la missione di raccontare l’industria, di evolverla attraverso sinergie e ricerche e l’arte e’ un mezzo importante allo scopo. Abbiamo visto innumerevoli mostre fotografiche, spesso monografiche e non sempre di fotografi esclusivamente votati all’industria ma sempre ponendo al centro le macchine, il territorio, la finanza e di frequente l’uomo, uomo del passato o del presente, di tutti i continenti e in tutti i ruoli ricopribili all’interno del sistema. Questa volta invece sono i video ad essere protagonisti, siano essi installazioni o cortometraggi, con finalita’ artistiche o piu’ spesso politiche. Diversa e’ la grande sala non piu’ illuminata ma sapientemente in penombra per far vedere, ammirare gli schermi piccoli e grandi che ospitano le opere riassunte e dettagliate da tablet e non piu’ targhe appese. Ancora una volta Urs Stahel il curatore, si dimostra persona attenta e colta, originale e straordinariamente dotato nel proporre nuove idee anche attraverso un cambio sintattico.
Mostra collettiva, il lavoro soggetto del discorso e non potrebbe essere diversamente, laddove le video installazioni raccontano una storia o un concetto, talvolta attraverso metafore, come il lavoro di Chen, Doherty o Hugo, oppure con la cruda realta’ di Ancarani, Farocki / Ehmann, Vroege o Nuis. Impianti favolosi, dislocazione dei video mirata per confronti mai casuali, schermi ad alta visibilita’, audio direzionale impressionate e suggestivo. Sempre importanti le mostre del Mast. ma questa mi e’ particolarmente piaciuta per impostazione e organizzazione, Mi ripeto? Da non perdere.

Scheda evento

Andrea Familari, Notes#1 – Adiacenze, Bologna 25-03-2017

Andrea Familari, NotesFin dalla prima visita, Adiacenze lo spazio espositivo bolognese, mi ha convinto.
Mi ha convinto nella mission e nell’impostazione, certo intanto basandomi per quel poco che ho potuto vedere ma gia’ al secondo appuntamento con loro, qualche ragione in piu’ inizia ad esserci. Mi piace il veloce turnover degli artisti e ancora di piu’ mi piace trovare eventi diversi tra loro che in qualche modo accrescono l’obiettivo di diffondere arte, presentare artisti, agitare le acque.
E non e’ poco. All’ingresso ci accoglie "Delicious", mostra collettiva incentrata sulla serigrafia, esplorata come tecnica e come idea, un confronto che non e’ sfida ma essenza di un corpus unico. Confesso di aver gettato uno sguardo eccessivamente veloce per poter giudicare, del resto e’ proprio la serigrafia in se che di rado m’appassiona. Arriviamo invece al lavoro di Familari che m’interessa per tanti motivi. Curiosita’ certo ma ancor meglio per passione anche diretta ad ambiti quali installazioni interattive, video arte, strutture generative. Molti sono gli artisti impegnati in questo senso ma Familari ha avuto la bella idea di spostarsi anche nell’ambito della grafica dove congelando sezioni grafiche dei suoi progetti, ha creato splendide rappresentazioni pittoriche. E’ l’idea stessa di un frammento di tempo bloccato su carta, non molto diverso da una comune fotografia non fosse che quei pattern, quelle onde, le strutture leggere eppure dense d’informazione, sottendono un suono complesso ed articolato, accordi e risonanze, frequenze strutturate che nel segno trovano una nuova dimensione, evocativa e molto affascinante. Lavori bellissimi nei quali ci si smarrisce e ancor meglio le due video installazioni che evidenziano come il bagaglio tecnico di Familari non sia secondo all’artistico.
Scopriamo cosi’ un lavoro che pur trovando ampio compimento sul palco, in una sala da mostra riesce a dare sensazioni ancora piu’ potenti. Davvero notevole. C’e’ tempo fino al primo Aprile.

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Ritratto Donatoni, Solbiati – Ensemble Accroche Note, FontanaMIX Ensemble, Françoise Kubler dir. Francesco La Licata – Oratorio San Filippo Neri, Bologna 24-03-2017

Ritratto Donatoni, SolbiatiCi sono occasioni imperdibili, eventi che aspetti con passione e impazienza. L’oratorio San Filippo Neri innanzitutto, luogo di straordinaria bellezza, perfetto per occasioni importanti come queste, acustica favolosa o almeno cosi’ e’ per me che adoro quel tanto di riverbero in piu’.
Donatoni, uno dei grandi nomi della musica contemporanea e non solo italiana. Non siamo qui a ripercorre la carriera ma e’ bene ricordare che oltre ad essere un grande compositore, egli fu un grande maestro come ci ricorda un filmato introduttivo e la presenza di Alessandro Solbiati, a sua volta splendido didatta che in  questo caso, da ex allievo, gli ha dedicato "Insieme" per ensemble aprendo il concerto. Brano semplicemente perfetto, nella forma e come dire, nella dedica. Solbiati, attraverso il continuo scambio e inversione tra linee verticali e orizzontali, la melodia che si crea nella contrapposizione tra gli strumenti, contrapposizione che e’ scontro e incontro, blocchi agonisti e antagonisti e da queste dinamiche si sviluppa il suono che Donatoni ha inseguito soprattutto negli anni 60 e 70. Solbiati ha realizzato un lavoro immenso ed e’ stato bello applaudirlo di persona dal momento in cui ha voluto onorare la prima italiana con la sua presenza.
Poi si e’ giunti al clou del concerto, con lavori che gia’ si affacciano al decennio 80 con le sperimentazioni sulla voce. E’ Francoise Kubler la protagonista di "Cinis" e "Ed insieme bussarono per voce e pianoforte", dieci anni tra le due opere che tale e quale ad una una coppia di punti, tracciano un unico percorso. Notevole "Spiri" per ensemble e si capisce Solbiati a cosa si sia ispirato.
Serata come detto perfetta, impreziosita da Ensemble Accroche Note e FontanaMIX Ensemble, due formazioni di grandi musicisti che non lasciano spazio ad alcuna mancanza.
Complimento a tutti, organizzatori e musicisti.

Scheda evento

Una ballata del mare salato – Hugo Pratt

Corto Maltese - una ballata del mare salatoE’ indubbio che la lettura nasca dalla visita alla recente mostra su Pratt, anzi l’ho aspettata per recuperare appositamente "Una ballata del mare salato" opera prima su Corto Maltese. invero una specie di esperimento, una prova concessa a Pratt in virtu’ della sua fama acquisita in carriera e nella fiducia che qualcuno riponeva in lui. Erano anni difficili per l’autore, con poco lavoro a scarse occasioni ma Pratt oso’ spingersi oltre con una storia inedita nel segno e nel testo, tanto nuova che ci volle un po’ di tempo prima di trovare una pubblicazione regolare e raggiungere il successo che conosciamo.
Pratt oso’ tanto proprio da Corto Maltese che e’ riduttivo definire antieroe, oggi forse scontato ma a quel tempo, la fine degli anni ’60 era un concetto innovativo. Con Corto, Pratt ha sparigliato le regole creando un personaggio che di fatto reagisce piu’ che agire, uno che osserva, racconta e interviene perche’ v’e’ un destino che l’ha condotto sino li. Le cose gli accadono attorno e lui si adegua ad esse e l’avventura e’ il mezzo per essere libero, non un fine. In questa prima storia e’ ovviamente tutto abbozzato, Corto nella sua psicologia e nel tratto con chine piu’ pesanti di cio’ che saranno in futuro ma soprattutto manca ancora quella straordinaria costruzione cinematografica delle strisce, dove montaggio e fotografia sono servite su un piatto d’argento. Come ebbi modo di scrivere, non sono storie che mi appartengono ma la bella mano si e i buoni testi pure e dal comparire di quest’uomo legato ad una zattera in mezzo al mare, vivere l’equilibrio di forze tra Corto e Rasputin, la tensione sessuale con Pandora, il grande mistero del "monaco", i dubbi su Cranio, l’esotismo dei luoghi e dei suoi abitanti. Insomma, non si puo’ restare indifferenti davanti a una trama cosi’ congegnata e rappresentata che senza alcuna esagerazione puo’ dirsi veramente un classico.
Bella anche l’edizione della Rizzoli, volume corposo di 255 pagine, ottima carta e prezzo piu’ che abbordabile,

Augusto Majani (Nasìca) segreto – Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna 18-03-2017

Augusto MajaniA che serve una gestione attenta e ben organizzata all’interno di strutture in apparenza lontane da cio’ che propongono? Prima di tutto ad attrarre un pubblico diverso dal solito, poi ad evitare lì’autoreferenzialita’ che in fondo e’ un fermarsi e perire. Aggiungo nel mio caso, a riportarmi in luoghi troppo spesso dati per scontati percio’ ingiustamente relegati ad un domani sempre rinviato.
La Biblioteca dell’Archiginnasio ad esempio, ad un passo da San Petronio a Bologna, con il teatro anatomico che da solo vale una visita. Oltre la meraviglia del cortile interno, al piano superiore troviamo gli spazi dedicati alle varie mostre temporanee, oggi riservati ad Augusto Majani. pittore ed illustratore bolognese nato nel 1867. Il nome mi era sconosciuto, temo lo sia ai piu’ ma l’illustrazione e’ un piacere che quando posso non mi faccio mancare e in Majani meglio noto come Nasica, scopro un fenomenale artista e rappresentante. Nella lunga carriera ha attraversato epoche e stili, contesti soprattutto che come scrittore e vignettista ha interpretato con grande verve ed eleganza. Fine umorista e con una mano straordinaria, ha raccontato il suo tempo e i protagonisti che li hanno costellato, con gusto e divertimento, talvolta con piglio drammatico come per Carducci sul letto di morte ad esempio. Cronista privilegiato, la mostra sottolinea il suo lavoro attraverso 200 tra libri, locandine, cartoline, stampe, giornali provenienti in gran parte dalla biblioteca stessa. Moltissimi inediti e scopriamo un personaggio singolare, eclettico e soprattutto moderno, nel tratto e nel testo, anticipatore spesso di stili e tendenze. Bello. C’e’ tempo ancora fino al 26 Marzo.

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Keaton (20-03-2017) – Marco Dalpane, Cinema Teatro Galliera, Bologna

Keaton 20170318Ogni promessa e’ debito ma soprattutto rimedio ad aver scoperto tardi, recuperando le ultime sessioni di concerto e proiezioni. Stiamo parlando del ciclo di dieci incontri organizzato dal cinema Teatro Galliera di Bologna dove 30 tra lungometraggi e corti di Buster Keaton vengono riproposti al pubblico e sonorizzati in presa diretta da Marco Dalpane che ha scritto per l’occasione oltre 20 ore di musica. Nell’impresa il compositore bolognese non e’ solo, venendo accompagnato di volta in volta da una formazione di musicisti adatta all’occasione e partiamo proprio da qui. Al contrario dell’altra volta, assieme a Dalpane non c’e’ l’ensemble "Musica nel buio" ma un singolo musicista e rumorista che aiuta nel commento musicale ma soprattutto impreziosisce il tappeto sonoro con un doppiaggio puntuale e divertente, perfettamente in linea con lo spirito dei due lungometraggi di Keaton.
Si tratta di  "The Three Ages"  del 1923 e "College" del 1927, film che i curatori della serata dichiarano con molta onesta’ opere minori causa anche problematiche produttive piuttosto variegate e complesse. Per certi versi c’e’ da riconoscere del vero per quanto a mio giudizio il problema non stia tanto nelle singole opere quanto nella lunga durata che inevitabilmente dilata il momento comico lasciando maggior spazio al soggetto piu’ meditato quindi e meno esplosivo. Meno del solito s’intende perche’ le gag certo non mancano, cosi’ come le fenomenali doti atletiche di Keaton emergono prepotenti anche da pellicole con 100 anni sulle spalle, confermando come egli fosse uno dei personaggi piu’ straordinari di allora ma anche e forse a maggior ragione, di oggi.
Altra bella occasione per ottimo cinema, ottime musiche e restano ancora due appuntamenti che invito a non perdere.

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Oltreprima – Fondazione del Monte, Bologna 18-03-2017

Oltreprima - Marcello JoriDel lungo strascico di Art City, restava ancora questa mostra alla Fondazione del Monte, luogo a me caro perche’ nei suoi pur limitati spazi espositivi, riesce a proporre cose molto interessanti, alcune notevoli come e’ il caso di "Oltreprima:  la fotografia dipinta nell’arte contemporanea". Il titolo racconta gia’ tutto, come si puo’ realizzare il connubio tra pittura e fotografia, sposalizio in apparenza inconciliabile ma che dal pittorialismo in avanti s’e’ dimostrato non solo possibile ma originale e denso di sviluppi inaspettati e sorprendenti. La mostra non vuole raccontare la storia di questo sposalizio ma restringe l’arco temporale dagli anni 60 ai giorni nostri, dimostrando come non vi sia mai stata una fase calante nella creativita’ degli artisti. Interpretare la fotografia quindi, reinventarla, ricontestualizzarla spesso, apportando il segno distintivo e peculiare che definisce il valore dell’artista o la sua impronta unica e imprescindibile. Non si parla quindi solo di inserimenti e aggiunte, talvolta l’assenza con interventi che possono essere sottrattivi, ridefinisce il significato attraverso la deformazione del significante.
La varieta’ degli interventi e’ elevata e cio’ che si trova solitamente ha la doppia valenza di sorprendere e far riflettere, percio’ si gustano queste opere due volte. Anzitutto serve complimentarsi con la Fondazione e le sue curatrici Fabiola Naldi e Maura Pozzati che hanno saputo cogliere l’essenza del progetto raccontandolo attraverso le possibili declinazioni tecniche e tematiche, esponendo opere storiche e recenti, campionari diversi e ben rappresentativi. I nomi sono noti, alcuni notissimi come Franco Guerzoni, Piero Manai e Luigi Ontani giusto per giocare in casa ma non poteva mancare Mario Schifano e Marcello Jori, due nomi ben noti e protagonisti del genere. A seguire molti altri ma e’ una bella mostra aperta fino al 15 Aprile, compatta ma non minore. Da vedere assolutamente.

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Piero Manzoni e ZERO. Una regione creativa europea – Francesca Pola

Piero Manzoni e ZeroPresi questo libro in occasione della mostra milanese dedicata a Manzoni del 2014, poi passa il tempo, ci si dimentica delle cose e lo si ritrova con una certa sorpresa a distanza di anni. Innanzitutto e’ un libro fantastico. L’Electa si sa, abitua bene i suoi lettori ma tra la qualita’ della carta, la brossura della copertina, le pagine tutte a colori anche quelle di testo con le annotazioni evidenziate in rosso, ci troviamo di fronte un oggetto che da’ soddisfazioni al solo tenerlo in mano.
Manzoni del resto non merita niente di meno e infatti lo troviamo protagonista di un’epoca che coinvolse artisti non solo italiani ma di tutta Europa.
E’ la cronaca degli anni che dalla seconda meta’ dei 50 sino alla scomparsa dell’artista avvenuta nel 1963, il suo percorso artistico che nel contempo e’ narrazione di molte correnti artistiche, dallo spazialismo di Fontana al nucleare di Baj, ai cinetici del Gruppo N ma soprattutto degli artisti della rivista/galleria Azimuth/Azimut come Bonalumi e Castellani e il Gruppo Zero quindi Mack, Klein, Tinguely e cosi’ via. Anni dove in apparenza tuto era permesso e l’informale svelava al mondo le infinite declinazioni della materia, della forma e del colore, rivoluzionando non solo l’arte ma la percezione stessa che se ne aveva, della filosofia ad essa sottesa, tecniche che prima di tutto richiedevano un nuovo modo di pensare e di ragionare. Francesca Pola senza enfasi e rigorosamente sui fatti, ci racconta di questa stagione privilegiando come e’ ovvio la figura di Manzoni, del quale approfondiamo il lavoro e le concomitanze, le occasioni e gli spostamenti di mostre, gallerie e cambi di marcia stilistici, sempre all’insegna di una straordinaria creativita’ a mio avviso davvero unica nel panorama dell’arte.
Come si diceva il testo potra’ apparire asciutto ma e’ esattamente quello che ci si aspetta quando pretende di essere letto da chi vuole approfondire argomenti gia’ noti attraverso una cronaca puntuale e ottimamente documentata anche dalle tante immagini a corredo. Libro perfetto, sotto ogni punto di vista.

La Partitura. Incontro tra artisti e musicisti – Hangar Rosso Tiepido, Modena 10-02-2017

La partituraFino all’ultimo sono stato incerto se scriverne o meno. La questione e’ che il tempo e’ poco, percio’ seleziono con cura gli eventi da seguire tra quelli che con piu’ probabilita’ mi possono piacere. Poi ci sono situazioni delle quali non so nulla, totalmente nuovi e senza alcun riferimento ma se stanno dietro casa allora si puo’ osare. Meglio ancora se si svolgono a Modena dove la cultura e non solo quella, e’ deflagrata da anni, citta’ dove tanto per dire, l’amministrazione spende 200 mila euro per spostare di qualche kilometro delle figurine, ripeto delle figurine, gia’ di propieta’. Ecco perche’ col cuore pieno di entusiasmo partecipo alla serata organizzata da una nuova associazione culturale che oltretutto propone un tema molto interessante, il confronto tra pittura e musica. Il capannone che accoglie la serata si riempie di spettatori, quasi 150 dichiarera’  l’organizzazione, merito anche di una buona comunicazione e pare tutto perfetto.
Pare. Per dirla con l’ironia sottesa del nuovo tormentone da social, "bene ma non benissimo".
Non voglio entrare piu’ di tanto nel merito delle performance artistiche. Schubert, Haydn e Bach trovano un’esecuzione troppo ingessata e senza particolari virtuosismi, piu’ da saggio scolastico che da concerto.
Si distingue Cristina Covezzi, malgrado venga penalizzata da un pianoforte scordato come da tradizione vecchio west.e inadatta ad un concerto da camera ma il suo tocco esce lo stesso e ha qualcosa in piu’. Fronte artisti non posso dirmi entusiasta, interessante il lavoro di Gloria Pagliani ma poco altro. Fin qua comunque tutto bene, in fondo si parla di giudizi personali quando il vero problema e’ l’impostazione generale della serata.
Tiziano del Vacchio il patron, e’ un imprenditore, un mecenate con passione e disponibilita’ e cio’ gli va dato assolutamente merito ma ha bisogno di un curatore, qualcuno a cui delegare l’organizzazione tecnica e tematica degli eventi. Un’occasione che dovrebbe offrire un’indagine sullo scambio semantico tra due arti in apparenza lontane, non si puo’ ridurre a una paginetta letta da wikipedia e un video su Kandinskij preso da YouTube. Proporre a tema "Pictures at an exhibition" di Mussorgsky significa confondere la sintassi col significato senza un valore aggiunto rispetto qualunque altra musica a programma. Peggio ancora se se ne parla con Emerson, Lake & Palmer. Non si puo’ neppure infilare gli ultimi 10 minuti di un film ("Il concerto") che nulla ha a che fare col discorso. Solo perche’ c’e’ un concerto? Un po’ poco. Spiace dirlo ma no, questa e’ roba da oratorio o da saggio di quinta elementare, serve altro per costruire un nuovo polo culturale. Mi fermo qui. Malgrado cio’ ho fiducia e speranza, seguiro’ gli eventi futuri gia’ annunciati ma carissimo del Vacchio mi ascolti, metta tutto il suo entusiasmo nelle mani di chi possa farlo crescere veramente, perche’ cosi’ non esce dal circolo ristretto delle vecchie zie.
Tifo per lei.

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