Quanto zucchero? – Dino Sarti

Quanto zuccheroDino Sarti riesce ancora una volta a sorprendermi. Voglio dire, scrivere non sarebbe il suo mestiere eppure nei primi anni del decennio 90, s’inventa uno strano libro che sta tra l’intervista, la biografia e l’autobiografia. Si perche’ Sarti racconta la storia di diversi personaggi celebri che sono anche amici suoi percio’ raccontandoli racconta di se’, di Bologna, di un’epoca storica spesso in comune, quindi con sentimenti ed esperienze condivise. Il tutto sotto una veste informale, confidenziale quel tanto da far sentire chi legge un amico comune al quale si raccontano aneddoti e storie del tempo che fu, scoprendo nel contempo fatti e fatterelli che vanno oltre le biografie istituzionali.
Si diceva libro del 1991 e da allora tante cose sono cambiate, altre no.
Ad esempio Pupi Avati e’ sempre lui e lo si ammira anche per questo, Enzo Biagi invece non c’e’ piu’ ma soprattutto a quel tempo non lo ricordavano con "bella ciao", anzi per i comunisti era ancora un lurido democristiano. Henghel Gualdi magari ai piu’ sfugge ma per gli amanti del jazz era e resta un gran personaggio. C’e’ poi Tonino Guerra, romagnolo verace esportato in Unione Sovietica, una storia interessante per un poeta che conosciamo tutti per le ragioni sbagliate. Altrettanto verace e’ Pavarotti a quel tempo non ancora un mito nazionalpopolare ma gia’ una leggenda nella lirica, con la sua storia e le sue abitudini. Con Beppe Savioli, quello dei Savioli di Riccione, e’ un ripercorrere la storia della Riviera da chi la riviera ha contribuito a costruirla e infine Vittorio Sgarbi, il piu’ anomalo del gruppo negli anni in cui frequentava il salotto di Costanzo ma in fondo e’ sempre lo stesso di oggi.
Ripeto, cio’ che trovo piu’ interessante e’ proprio questo aspetto informale col quale Sarti racconta e nelle piccole cose troviamo i momenti piu’ piacevoli, certo unici. Libro ovviamente fuori catalogo ma lo si trova facilmente.
Vale farci un giro

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