Racconti fantastici – Michail Bulgakov

Racconti fantasticiIl mio rapporto con Bulgakov e’ piuttosto singolare. Egli e’ un qualche modo una scoperta recente, degli ultimi 20 anni intendo, eppure sin da bambino ho avuto a che fare con le sue opere, iniziando dal lontano 1977 con la trasposizione televisiva di "Uova fatali" con la regia di Gregoretti, passando per incontri e scontri scolastici con "Il maestro e Margherita". Eppure e per ragioni non ben definite, il suo nome e’ restato slegato dalle opere e quando le ho messe assieme fu come scoprirle per la prima volta. E’ qui che ho letto la sua storia, cercato di entrare in una psiche complessa, in un’anima a dir poco tormentata, conoscenza che aiuta non poco ad entrare nello spirito della narrazione e nelle ragioni profonde che la sottende.
C’e’ la sua esperienza personale ma anche e soprattutto la storia della Russia che in quegli anni diventava Unione Sovietica, prima con l’entusiasmo della rivoluzione comunista, poi le perplessita’ ed infine l’orrore di cio’ che in brevissimo tempo si trasformo’ da utopia a distopia. Fu un qual momento che per Bulgakov il fantastico divenne un pretesto o meglio un grimaldello per scardinare i rigidi dettami del regime e attraverso simboli e metafore denunciare la tragedia in atto. Questo gli riusci’ solo in parte e censure e restrizione impedirono la sua pubblicazione di alcune opere sino agli ’60. Ad ogni modo limitiamoci alla raccolta "Racconti fantastici" dove storie di dimensioni piu’ contenute pongono al centro il fantastico ed e’ fantastico per davvero. Ci sono demoni, lucertole giganti, uomini cane e quant’altro. Pretesti per raccontare una burocrazia assassina e un’ideologia che trasforma uomini in mostri e mostri in giganti ancora piu’ mostruosi. Gogolianamente surrealista e ironico, e’ stupefacente leggere con quanta ferocia si scagli contro chi ha ammazzato prima un sogno e solo dopo gli esseri umani, il tradimento di una cura che uccide piu’ del male. C’e’ percio’ tanta rabbia e disgusto che si sublimano nell’ironia e nello sberleffo, si stemperano nelle metafore nemmeno cosi’ criptiche, anzi palesemente dirette a colpire al cuore del regime. In Bulgakov troviamo la vecchia Russia che fa i conti con la modernita’ percio’ oltre la bellezza ed efficacia dei racconti, viviamo con lui tutta la tragedia del secolo breve.

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