Uliano Lucas, Caio Garrubba, Give Photography a chance – Mo.Ca, Brescia 08-04-2017

BresciaPhotoFestival - MoCaProseguendo con le mostre in ambito Brescia PhotoFestival, si fanno scoperte dentro alle scoperte. Il Mo.Ca ad esempio. Spazio recente nato attraverso il recupero di antichi palazzi del centro storico, si propone come ambiente multiculturale pensato come bacino di sviluppo di arte e cultura. La mostra sulla fotografia ad esempio. Trovarci i grandi fotografi italiani che dal dopoguerra ad oggi hanno descritto un paese in rapido cambiamento e’ gia’ una gran cosa ad esempio. Se dico Berengo Gardin, Basilico, Migliori, Secchiaroli, Fontana e li metto in ordine sparso per non esprimere preferenze, do’ pero’ il senso del valore di una raccolta fenomenale, da rivedere infinite volte. Allo stesso tempo incontriamo due artisti molto diversi ma con un occhio molto preciso sul loro tempo, anche se a latitudini lontane. Uliano Lucas ad esempio. Il suo e’ un viaggio che inizia nella Milano degli anni ’50, la Milano del Bar Giamaica e gli immigrati (quelli veri), la trasformazione sociale e antropologica della gente, dei costumi, passando per la politica e i consumi, l’arte, chi la fa e chi ne gode. Caio Garrubba invece nel 1959 era molto lontano, in Cina per l’esattezza, anni in cui non era certo facile arrivare e testimoniare quanto stava accadendo. Garrubba ci riusci’ grazie alla militanza e all’appoggio del partito comunista nazionale e malgrado la tragedia e l’eccidio seguito alla "campagna dei cento fiori" che proprio in quegli anni sterminava uomini a milioni, Garrubba volle o dovette raccontare una storia di uomini e donne felici e danzanti. Storicamente siamo di fronte ad una falso ideologico di pura propaganda ma cio’ non sminuisce il valore narrativo di immagini che raccontano comunque di una terra che poche volte si ha avuto modi di vedere, forsanche velata dalla retorica, percio’ sempre d’estremo interesse. Bello anche l’allestimento con icone pop di Mao e memorabilia d’epoca. A margine e spero nessuna s’offenda perche’ non intendo con questo sminuirne l’importanza, le mostre di Camilla Filippi fotografa che si reinventa in fatti e personaggi, cultura pop e cultura alta che ella incarna con risvolti piacevoli, a volte divertenti. Il tutto sull’onda di cio’ che Marcella Campagnano fece 40 anni prima con "L’invenzione del femminile" dove la donna e’ declinata in infinite iconografie. Infine la collettiva "La stanza delle meraviglie" dove il ritorno a tecniche di sviluppo antiche, reinventa per paradosso la fotografia stessa, trasformando la tecnica in esperienza artistica.
Davvero notevole. Insomma, belle cose a Brescia…

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