Bologna Contemporanea 1975-2005 – Peter Weiermair

Bologna ContemporaneaComprai questo catalogo qualche anno fa proprio a Bologna non ricordo in quale occasione legata comunque ai libri. Grande formato, 352 pagine ma soprattutto un interessante campionario di artisti, 67 per la precisione per raccontare la storia recente di una Bologna d’arte da troppo tempo fuori dai giri giusti. Ma in realta’ Bologna quanto e’ stata protagonista dal dopoguerra a oggi? Quando ne parlo mi sento dire che in fondo Bologna ha dato molto e si e’ distinta alla pari di altre capitali dell’arte quali Milano, Firenze e Roma. No, non credo che le cose siano andate cosi’ e proprio i tentativi di raccontare il contrario con mostre come "Bologna dopo Morandi", mi confermano. Ecco Morandi, lui e’ un problema non la soluzione. E’ un problema perche’ la sua grandezza e’ ingombrante, irrinunciabile, un astro di tale grandezza che tutto illumina e nel contempo mette in ombra chi non ha abbastanza luce propria. Usato e abusato da enti e amministrazioni che si accartocciano su cio’ che e’ certo, segno d’inequivocabile pochezza di ruoli pubblici che non osano o non hanno le capacita’ per farlo. Morandi dovrebbe essere una bandiera, non uno scudo. Certo, anche il destino si muove dove vuole e forse su Bologna si e’ fermato troppo tardi e per troppo poco e mi riferisco agli ultimi scampoli del 1970. Non c’e’ stata una scuola bolognese come quella romana e nemmeno un bar Giamaica o una galleria Azimut o del Cenobio, insomma sbagliero’ ma parlare di Bologna nell’arte dal dopoguerra ad oggi significa parlare di provincia. Cio’ non significa non vi siano stati grandi nomi che hanno lasciato un segno, anzi ma e’ il gruppo che e’ mancato. Il catalogo quindi e’ una buona occasione per verificare o contestare la mia ipotesi (solo mia?)  e che dire, alcuni nomi sono straordinari, altri meno, grandi risultati ma e’ incontestabile che il botto non ci sia stato. Volume curato benissimo, testi di altissima qualita’ con un grado di dettaglio da renderlo opera quasi definitiva. Una facciata di testo e tre di immagini, ecco la democratica suddivisione dello spazio per ogni artista. Insomma, non solo un catalogo ma un vero e proprio dizionario artistico di una citta’.

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