Effimera 2 – Mata, Modena, 15-04-2017

Effimera 2Chi non c’e’ non puo’ capire la tragedia grottesca del Mata, incolpevole figlio di una amministrazione dissennata, dalla vista strabica, lontana del buon senso e allegra coi soldi pubblici. In meno di due anni, s’e’ visto di tutto, dal pessimo all’avvilente e qualche buon momento, anzi uno solo a ben pensare, con "Effimera" che proprio l’anno scorso in questo periodo, ha ridato un po’ di speranza a gioia a questa povera Modena maltrattata.
La cosa e’ talmente vera che qualcuno ha deciso di inaugurare una seconda edizione di "Effimera", idea che normalmente riterrei ridicola ma dal momento in cui si offre a Chimento e Panaro la possibilita’ di replicare la sola mostra con un senso vista da queste parti, accettiamo l’inaccettabile, oltretutto con gioia.
Ho molto rispetto per la competenza dei due curatori, percio’ sono contento anche se non dovrei.
Tre grandi installazioni e gia’ e’ una differenza con la prima edizione che spaziava su molte piu’ opere ed artisti. Facile riassumere perche’ delle tre una mi e’ piaciuto moltissimo, con l’altra si poteva osare di piu’, delusione per la terza.
Dal meglio al peggio s’inizia con l’installazione di Roberto Pugliese capace di creare uno spazio volumetrico col suono attraverso la forzata direzionalita’ di effetti, accordi, pattern, frequenze piu’ o meno ordinate ed emesse da altoparlanti incanalati in tubi di plexiglass di altezza e dimensione variabili. Esplorando lo spazio fisico si esplora nel contempo il campo sonoro con uno straordinario effetto cangiante e un’esperienza avvolgente e totalizzante. Installazione infinita. Finita invece e’ l’opera di Calo Bernardini, artista  manipolatore di luce che attraverso le fibre ottiche e’ imbrigliata, letteralmente piegata in suggestivi percorsi che solcano spazio, finanche i muri e s’avvolge attorno a strutture, rimbalza e si dirama in un’atmosfera onirica e al contempo meccanica. Il difetto e’ che in uno spazio cosi’ ristretto l’impatto si esaurisce troppo in fretta, la sorpresa pure, la dimensione disponibile non basta per far durare la magia dell’incontro. Un impianto piu’ dinamico avrebbe aiutato. Delusione invece per Sarah Ciraci. Se attraverso le sovrapposizioni di maree e scogliere intende offrire allo spettatore un viaggio nel proprio inconscio attraverso l’illusione pareidolitica, nel concreto ne impedisce la riuscita perche’ sovrappone immagini precostruite, condizionando anzi impedendo di fatto ogni libera associazione. Cio’ che poteva essere un’importante interazione tra opera e osservatore, si riduce ad un grande screensaver poco piu’ che suggestivo.
Alla fine e’ un pareggio con palla al centro, ho preferito la prima edizione poi si, rispetto le figurine siamo milioni di anni luce avanti.

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