Last Knights – Kazuaki Kiriya

Last KnightsVi furono guerre che misero in ginocchio l’umanita’ e fu compito della casta guerriera risollevare le sorti di un mondo sull’orlo dell’oblio. Riorganizzati sotto il potere centrale dell’imperatore, vi sono feudi che obbediscono ed estendono il dominio del sovrano. Ma accade anche che Aksel Hennie, un ministro corrotto, pretenda piu’ del dovuto e la cui ambizione crei fin troppo scontento.
Morgan Freeman a comando dei clan dei Bartok non ci sta e Clive Owen il suo comandante lo accompagna per la sua ultima ribellione che paghera’ con la vita. Il clan sara’ smembrato, le sue terre dati ad altri e ai soldati non resta che rifarsi una vita. Ma la resa e’ solo apparente e la vendetta imminente.
Il film mi ha entusiasmato sotto ogni punto di vista. Remake non dichiarato di "I 47 ronin ribelli" e’ in realta’ uno dei tanti epigoni che si sono susseguiti nel corso dei decenni, in fondo segue una struttura narrativa piuttosto classica col male che prevale, la rinascita e vittoria. Puo’ essere difficle raccontare una vecchia storia in un nuovo modo ma Kiriya c’e’ riuscito. Straordinaria l’idea di spostare la faccenda in un futuro indefinito, qualcosa che possiamo riconoscere in un medioevo al di la’ da venire percio’ brillante come non avrebbe potuto essere se pensato al passato. Casting fenomenale, realmente internazionale per affermare l’idea straordinaria che popoli, costumi e religioni si possono unire non sotto la pace ma sotto la guerra. Owen e’ feroce, il cattivo onorevole Tsuyoshi Ihara impressionate e cosi’ pure Hennie come viscido ministro. Tutto il testo che racconta di forza, onore, sacrificio funziona attorno al concetto che un potere corrotto e avido vada schiacciato con determinazione, certo non piace ai servi del potere attuale e solo cosi’ mi spiego le pessime critiche, davvero ingiustificate. Montaggio e regia eccellenti, strategie da "Mission Impossible" applicate alle fortezze in pietra sono esaltanti. Soluzioni tecniche e letterarie da cinema orientale applicate a prodotti di taglio occidentale danno risultati straordinari se ben controllati. Quando vien voglia di rivederlo subito dopo, un film funziona. Per me e’ cosi’.

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Fatti e fattoidi – Gillo Dorfles

Fatti e fattoidi

La corrispondenza – Giuseppe Tornatore

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Dracula 3D – Dario Argento

Dracula 3DIl concerto di Simonetti e i suoi Goblin ha risvegliato la voglia di vedere e rivedere il buon vecchio Dario ricordandomi in effetti di aver mancato il suo ultimo "Dracula". In sostanza egli riprende il soggetto a dir poco classico e lo riscrive a modo suo, girandolo udite udite, in 3D.
La cosa piu’ difficile a questo punto e’ non dirne troppo male. Flop a dir poco clamoroso, una roba che non sono andati a vederlo nemmeno i parenti stretti di attori e maestranze e non si capisce il perche’ se non vedendolo.
Non c’e’ una, dico una cosa con un senso in un progetto inspiegabile sin dalla concezione. Sono dell’idea che se devi reinventare un classico, lo fai se hai qualcosa da offrire senno’ meglio lasciar perdere. Se poi e’ coinvolto uno come Argento che ha scritto la storia dell’horror mondiale, il mistero s’infittisce o al contrario s’affaccia alla mente un solo possibile motivo. Soldi. Forse chi ha pagato ha soldi ma poca fantasia, forse poca cultura e Dracula e’ il solo nome che conosce. Mazzetta in mano al regista e ordine di tirarci fuori qualcosa. Di Argento non c’e’ nulla, non nel testo, non nella regia, giusto qualche morte violenta di suo stile. Se alla tragedia della sceneggiatura si aggiunge la desolazione della recitazione, si spiega davvero tutto A parte che Thomas Kretschmann sara’ pure bravo ma con quella faccia da gerarca nazista da cinema nazisploitation e’ un improbabilissimo Dracula, la coproduzione spagnola impone Unax Ugalde come Jonathan Harker e davvero, sara’ tutto l’insieme ma e’ davvero pessimo, cosi’ come e’ pessima  Marta Gastin i/ Mina e senza troppe soprese Asia Argento dimostra ancora una volta che cio’ che Madre Natura le ha negato in recitazione, gliel’ha messo nelle tette. Un discorso a parte lo merita Rutger Hauer, ormai coinvolto in queste misere produzioni ed e’ un grande dolore rivederlo in queste condizioni.
Il suo Van Helsing e’ pessimo e voglio convincermi non sia dipeso tutto da lui. Immenso il nudo di Miriam Giovanelli, un pezzo di… come dire… si quella, che non finisce piu’.
Purtroppo il film non lo puoi affrontare nemmeno dal lato comico, e’ talmente brutto che nemmeno come trash funziona. Orrendo e inspiegabile, da vedere in quanto mostruosita’.

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1927 Il ritorno in Italia – Museo Salvatore Ferragamo, Firenze 22-07-2017

Museo Ferragamo

Museo Ferragamo, Balla

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Because the night: 40 anni di concerti a Firenze – Istituto degli Innocenti, Firenze 22-07-2017

Because the night 40 anni di concerti a Firenze - Vasco Rossi

Because the night 40 anni di concerti a Firenze - Dalla De Gregori

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Ytalia – Forte di Belvedere, Firenze 22-07-2017

Ytalia, Igloo Merz

Ytalia, Remo Salvadori

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Richard Rogers – Robert Torday

Richard Rogers

I giovani infelici (da Lettere luterane) – Pier Paolo Pasolini

Uno dei temi più misteriosi del teatro tragico greco è la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri.
Non importa se i figli sono buoni, innocenti, pii: se i loro padri hanno peccato, essi devono essere puniti.
È il coro – un coro democratico – che si dichiara depositario di tale verità: e la enuncia senza introdurla e senza illustrarla, tanto gli pare naturale.
Confesso che questo tema del teatro greco io l’ho sempre accettato come qualcosa di estraneo al mio sapere, accaduto «altrove» e in un «altro tempo». Non senza una certa ingenuità scolastica, ho sempre considerato tale tema come assurdo e, a sua volta, ingenuo, «antropologicamente» ingenuo.
Ma poi è arrivato il momento della mia vita in cui ho dovuto ammettere di appartenere senza scampo alla generazione dei padri. Senza scampo, perché i figli non solo sono nati, non solo sono cresciuti, ma sono giunti all’età della ragione e il loro destino, quindi, comincia a essere ineluttabilmente quello che deve essere, rendendoli adulti.
Ho osservato a lungo in questi ultimi anni, questi figli. Alla fine, il mio giudizio, per quanto esso sembri anche a me stesso ingiusto e impietoso, è di condanna. Ho cercato molto di capire, di fingere di non capire, di contare sulle eccezioni, di sperare in qualche cambiamento, di considerare storicamente, cioè fuori dai soggettivi giudizi di male e di bene, la loro realtà. Ma è stato inutile. Il mio sentimento è di condanna. I sentimenti non si possono cambiare. Sono essi che sono storici. È ciò che si prova, che è reale (malgrado tutte le insincerità che possiamo avere con noi stessi). Alla fine – cioè oggi, primi giorni del ’75 — il mio sentimento è, ripeto, di condanna. Ma poiché, forse, condanna è una parola sbagliata (dettata, forse, dal riferimento iniziale al contesto linguistico del teatro greco), dovrò precisarla: più che una condanna, infatti il mio sentimento è una «cessazione di amore»: cessazione di amore, che, appunto, non da luogo a «odio» ma a «condanna».
Io ho qualcosa di generale, di immenso, di oscuro da rimproverare ai figli. Qualcosa che resta al di qua del verbale: manifestandosi irrazionalmente, nell’esistere, nel «provare sentimenti». Ora, poiché io — padre ideale – padre storico – condanno i figli, è naturale che, di conseguenza, accetti, in qualche modo l’idea della loro punizione.
Per la prima volta in vita mia, riesco così a liberare nella mia coscienza, attraverso un meccanismo intimo e personale, quella terribile, astratta fatalità del coro ateniese che ribadisce come naturale la «punizione dei figli».
Solo che il coro, dotato di tanta immemore, e profonda saggezza, aggiungeva che ciò di cui i figli erano puniti era la «colpa dei padri».

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Midnight Special – Jeff Nichols

Midnight Special

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