Midnight Special – Jeff Nichols

Midnight Special

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Blue Steel – Bersaglio mortale – Kathryn Bigelow

Blue SteelJamie Lee Curtis e’ una giovane poliziotta appena diplomata che si trova ad affrontare il suo primo criminale durante una rapina al supermercato.
Il tizio finira’ crivellato di colpi, la pistola di lui sara’ rubata da Ron Silver, broker con un esaurimento nervoso galoppante che da quel momento diventera’ un assassino, il fidanzato di lei e stalker. In quest’ordine. La Bigelow nel 1989 era gia’ al terzo film, dopo il piu’ che discreto "Near Dark" e ad un passo dal favoloso "Point Break". Sempre stata in gamba la signora e sotto lo stretto profilo cinematografico non manca nulla, per lo meno riguardo i film di genere.
Il vero dramma della pellicola e’ lo script, una roba improbabile gia’ a quel tempo, a partire dall’incipit di una rapina dove una mezza dozzina di persone sdraiata per terra e un cassiere a 10 cm dal criminale, non vedono una pistola e un agente di borsa milionario che trova il tempo di stalkerare una poliziotta.
Lasciamo perdere a quando si arriva a sentire le voci e non voglio neppure pensare che vi sia un intento politico nel dare addosso a yuppies ed affini. Voglio dire, il film e’ gia’ abbastanza stupido cosi’. Immagino anche che il matrimonio con Cameron sia la ragione per la quale il solito Silver agente di borsa, si trasforma in un Terminator inarrestabile, con un finale di sparatorie alla John Woo ma senza il suo brio e il suo spasso.  La Curtis fa quello che deve fare, poi insomma era un gran bel vedere, Silver e’ odioso ma e’ li’ per quello, non male Clancy Brown il collega poliziotto in uno dei suoi ruoli piu’ convincenti.
Insomma un filmaccio costruito su una tensione che non esiste, figlio del suo tempo ma improbabile anche allora.

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Vice – Brian A. Miller

ViceLa tecnologia s’e’ spinta sino alla creazione di esseri sintetici un tutto e per tutto simili all’uomo ma per ora il loro utilizzo e’ relegato al ruolo di giocattoli in un Disney World per adulti dove tutto e’ permesso, anche la distruzione perche’  tanto i balocchi si riparano. Uno di questi giocattoli e’ Ambyr Childers, di professione barista, di fatto androide resettata ogni notte. Accade pero’ che il reset non funzioni e giustamente ad essere sparata, stuprata, accoltellata, soffocata ogni santo giorno non le va, percio’ fugge.
Da un lato ci sara’  Bruce Willis il padre padrone della struttura, dall’altro Thomas Jane, poliziotto col dente avvelenato perche’ a suo dire, chi esce dal parco ripete le gesta violenta nel mondo reale. Finira’ in un bel casino.
Film stroncatissimo con qualche buona ragione e altre no. Che sia una palese derivazione di "Westworld" o "il mondo dei robot" e’ da intendersi come omaggio, non plagio. Per certi versi il confronto e’ piu’ interessante sotto il profilo sociologico che letterario. L’uomo del XXi secolo deve uccidere, violentare, picchiare donne, sparare ad innocenti, l’uomo del XX secolo invece giocava ai cowboy, ai cavalieri. Magari riflettiamoci tutti. Tolto questo e’ chiaro che l’incipit e’ una fesseria, figuriamoci se ci si accontenterebbe di usare delle AI come burattini. Pure il resto, la storia della moglie morta, i soliti virus informatici funzionano poco. Anche la solita inutile campagna pro-macchina e contro-uomo si spera termini presto perche’ puzza di marcio.
Mi sono piaciute le citazioni quello si, il fatto che siano esplicite e volute. Non male anche lo stile pieno di fumo e neon abbaglianti degli anni ’80. A volte eccessivi ma carini dai, in fondo ci stanno pure loro.
Chiaro che se non piacciono Miller lo si si tronca, al contrario gli lascio la sufficienza. Sufficienza anche per gli attori, tolto Willis imbolsito come nello spot di telefonini, pare lui quello artificiale.
Per me e’ passabile ma capisco chi non lo ritiene tale.

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Enemy – Denis Villeneuve

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Earth to Echo – David Green

Earth To EchoI post-nativi digitali possono riservare sorprese. E’ possibile che essendo nati a tecnologie consolidate, sappiano gestirle attivamente al contrario dei loro predecessori o cosi’ almeno sembra seguendo le avventure di tre ragazzini in eta’ prepuberale, quel periodo  in cui non si e’ piu’ bambini ma nemmeno adolescenti, laddove la donna e’ una roba strana che desta molta curiosita’ ma ancora non si sa bene che farsene e l’autoconsapevolezza spinge forte.
Ebbene i tre amici sono in procinto di trasferirsi perche’ il loro quartiere sara’ distrutto per far passare una superstrada. Il commiato e’ triste ma anche strano dal momento in cui tutti i cellulari smettono di funzionare contemporaneamente. 
Uno dei tre intuisce sia una specie di segnale e seguendolo, la loro ultima notte assieme, sara’… dell’altro mondo.
Film per giovani spettatori ma indubbiamente gradevole. C’e’ la parabola del crescere nel viaggio che ricorda "Stand by me" mescolata alla stupefacente avventura di "E.T." e tutto l’intorno di apologia dell’amicizia, della diversita’, dell’amore cosmico. Il mix e’ a tratti retorico ma non scade mai nell’indecente, per quanto l’alienino con le fattezze da gufetto si poteva e si doveva evitare. Sorprendenti i giovani protagonisti perche’ nel girato digitale come fossero cellulari o altre cam, non per un momento paiono recitare e la spontaneita’ e’ totale. Evidentemente il casting e’ stato perfetto e probabilmente la regia saggia, misurata e convincente. Certo, David Green e’ uno di quel target li’, poca esperienza, molta televisione per ragazzi percio’ il film gli e’ cucito addosso. Certo la trama non e’ che sia tutta questa meraviglia, talvolta inconsistente, altre incoerente, giocata come un videogame a livelli anch’essa segue il trend e il target del prodotto.
Roba per adolescenti che si fa voler bene, dura poco, impegna ancora meno, si puo’ fare.

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Prisoners – Denis Villeneuve

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The Atticus Institute – Chris Sparling

The Atticus InstituteChi c’era lo ricorda. Negli anni ’70 il paranormale era una vera e propria moda, assieme a extraterrestri e presenze misteriose di varia natura. Da un lato cinema e televisione facevano la loro parte, tra esorcisti e incontri ravvicinati, dall’altro la diffusione del Super 8 rendeva tutti novelli registi e cacciatori di misteri. Dischi e piatti sospesi si sprecavano, cosi’ pure gli oggetti volanti e misteriose figure. Curioso come la diffusione del digitale non abbia portato altrettanto mistero nelle nostre vite ma questo e’ un altro argomento.
Ad ogni modo e’ il 1976, alcuni scienziati si divertono sperimentando con carte Zener e cose cosi’, un po’ come Bill "Venkman" Murray ma qui c’e’ poco da ridere perche’ salta fuori Rya Kihlstedt, una tizia all’inizio molto strana, poi incredibile, infine pericolosa come un’arma atomica. Fin dall’inizio sappiamo che ci sara’ qualcosa di orrendo, che qualcuno tra i protagonisti morira’ e in generale cge c’e’ da aspettarsi il peggio. Finale drammatico.
L’Esorcista al tempo dei mockumentary, questo e’, punto.
Il passaggio dall”ESP al demonio e’ graduale ma non del tutto inaspettato, curioso e devo dire gradevole.
Il film non inventa niente se non mescolare senza agitare troppo, alcuni cliche’ di genere ma non lo dico per demerito, anzi per apprezzare lo sforzo di raccontare da una prospettiva diversa, la stessa storia.
Film low budget ma a partire dalla Kihlstedt, sono tutti piuttosto bravini.
Non ha avuto grandi giudizi di critica ma c’e’ da applaudire il tentativo e comunque e’ un film misurato che non straborda solo per suscitare sensazione e lo apprezzo. Si fa voler bene.

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The Dancer – Fred Garson

The DancerMia Frye e’ una ballerina fantastica ma muta, handicap che non le impedisce di danzare ma certo crea difficolta’ in ogni ambito lavorativo che non sia guarda caso il suo, maestra per bambini sordomuti.
Ha un fratello manager, tutore, guardia del copro, amico ma soprattutto fratello appunto, uno cioe’ che all’occorrenza le asciuga anche le lacrime.
Rodney Eastman e’ un giovane scienziato con una grande scoperta tra le mani ma che non riesce a portare a termine e proprio l’incontro con la ragazza, sblocchera’ il lavoro a lui e la carriera a lei. Opera prima e a oggi unica di Fred Garson, almeno in ambito cinematografico, con alle spalle pero’ Luc Besson come scrittore, produttore a quant’altro. Difficile giudicare un film come questo. Da un lato e’ tremendo nella banalita’ degli stereotipi e delle situazioni, quasi un non-soggetto tanto e’ abusata l’idea della ballerina povera e sfortunata che alla fine ce la fa. Anche l’aver introdotto lo scienziato e l’invenzione che fa cantare i corpi non aiuta, anzi introduce una sfumatura ridicola al gia’ inutile racconto. Dall’altro e’ un film girato benissimo e montato ancora meglio. La velocita’ e’ stratosferica, quasi un esercizio di stile non fossero le continue invenzioni della camera che rotea, gira, salta, si sposta come raramente capita di vedere, non certo su un produttino modesto come questo. Non di meno le musiche, oggi pesanti e datate, nel 2000 certamente al loro posto ma qualita’ e gusti a parte, il montaggio sonoro e’ serratissimo, quasi un flusso di coscienza dinamico e ininterrotto che sposa meravigliosamente bene la velocita’ del girato. Insomma, film tremendo ma tecnicamente un incanto. Fate un po’ voi.

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Equals – Drake Doremus

EqualsChe fare quando l’umanirta’ si e’ quasi autodistrutta in una guerra terribile e devastante? La soluzione e’ eliminare la causa della guerra alla radice: le emozioni. Chiaro quindi che in un  luogo siffatto, i’emotivita’ e’ una malattia anzi e’ la malattia del secolo, quella che ha preso il posto dl cancro nel terrore collettivo. In quanto tali, le emozioni non solo sono bandite ma temute dall’intero Collettivo e scopriamo cosi’  che Nicholas Hoult e Kristen Stewart i due protagonisti, nell’innamorarsi si trovano malati, felici e infelici allo stesso tempo. Morale, il sistema perfetto e’ da abbattere comunque.
Ennesimo film che qualcuno chiama distopico, in realta’ e’ il compimento del grande sogno pacifista, quello cantato da Lennon nella canzone piu’ ridicola che la storia ricordi. Da’ fastidio ammettere che senza odio non c’e’ amore, senza infelicita’ non c’e’ gioia. Volere uno e non l’altro non e’ sbagliato, e’ idiota. Immagini virate grigio Apple e qualcosa vuole pur dire, lo stesso quel chiamarsi Collettivo che sa tanto maoismo sessantottino. Ritroviamo la tragica attualita’ resa sistema, come l’uso delle donne come bestie da riproduzione, un tempo schiave, oggi uteri in affitto per pederasti danarosi, domani vesciche da riempire per il proseguimento della specie.
Se proprio si vuole accusare Doremus di qualcosa e’ mancanza di originalita’ avendo il suo soggetto molti padri, "1984" ovviamente, fino a "Gattaca" e affiancandosi dall’omologo "The Giver", stesso concetto ma per un pubblico piu’ giovane. La regia e’ interessante, anche qui forse non troppo originale negli abusati primi piani da cinema indipendente, ma il giocare con la messa a fuoco in modo a volte originale, dona un marcia in piu’.
Il vero valore aggiunto lo danno pero’ gli attori.Anche la Kristen che dovrebbe essere la punta di diamante dell’operazione e di solito mi lascia piuttosto indifferente, anche sotto il profilo fisico, qui e’ intensa, drammaticamente vera. Hoult e’ strepitoso a dir poco. Della sua generazione e’ il migliore, non una ma almeno tre o quattro spanne sopra gli altri. Questo ragazzo fa impallidire i grandi vecchi e appena capitera’ la giusta occasione, se ne accorgeranno in molti. Rivedo Guy Pearce con grande piacere perche’ parlando di grandi attori, lui e’ uno di quelli, talento purtroppo non dico sprecato ma certo poco sfruttato. Insomma, il giudizio alla fine e’ decisamente  positivo, livelli altissimi di recitazioni e forsanche per il tentativo di andare controcorrente all’imperante buonismo dal futuro luminoso.

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Star Trek: Beyond – Justin Lin

Star Trek BeyondCome e’ noto, sono profondamente contrario ai reboot, squallido stratagemma per un cinema a corto di mezzi sinaptici e comunque se deve essere fatto, che sia fatto bene. Star Trek e’ qualcosa di fondante nel mio immaginario, figuriamoci quindi come posso aver preso la sua riscrittura. A bocconi amari ho pure digerito la minestra per trovarmi con cosa? Questa roba chiamata Beyond.
Non so come definirla, e’ una roba su tante e non si capisce perche’ l’equipaggio dell’Enterprise debba trascorrere gran parte del suo tempo su qualche pianeta invece che nello spazio, anzi s’e’ pensato bene di distruggere l’astronave praticamente da subito (spoilero e non me ne frega nulla, tanto questa e’ robaccia). Regia data in mano a un mister "Fast & Furious", la spazzatura piu’ profumata di Hollywood e attenzione, non e’ che sputo sopra all’ignoranza anzi, ma Star Trek merita piu’ rispetto. Infatti il tizio non riesce a fare di meglio che infilare una moto su un pianeta alieno nel XXIII secolo e metterci sopra Kirk come l’ultimo dei tamarri. Le scene d’azione spesso ridicole sono colpa sua, Il testo invece e’ di Simon Pegg assieme ad un altro tizio e la tragedia sta tutta li’.
Dire che Pegg ha toppato e’ puro eufemismo. Ironia eccessiva, nel senso di fuori luogo in situazioni che inutilmente si trasformano in pantomime, dialoghi da commedia americana, battute che una va bene, due e’ forzatura. Poi un film che esordisce con Kirk annoiato della missione quinquennale vuol dire che di Star Trrek non sai niente, non hai capito niente, non hai visto niente. In compenso deve a tutti i costi raccontarci che Sulu e’ un pederasta, una tale cretinata che persino George Takei pederasta per davvero, e’ andato contro questa decisione.
Disintegrare una saga storica per cosa, attirare il pubblico giovane? Da giovane Star Trek mi attrasse per l’avventura e l’intelligenza percio’  se l’andazzo e’ questo, forse e’ perche’ sono spariti i giovani. O l’intelligenza.

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