E’ stato cosi’ – Tomaso Sherman

E' stato cosiHo gia’ avuto modo di scrivere del mio curioso rapporto con la Ginzburg. Non mi piace il suo modo di scrivere eppure nelle spirali delle parole, v’e’ un indubbio fascino. Se poi le perplessita’ sono rivolte in gran parte ai romanzi, al contrario sono avido delle sue produzioni teatrali.
"E’ stato cosi’ " e’ un testo che dentro e fuori, sopra e sotto porta con se’ le tracce della sua scrittrice, nello stile, nelle tematiche, nel continuo riferimento autobiografico di una protagonista che riconosciamo in lei, evidentemente figlia di forti suggestioni personali, suggestioni che portano il lettore a confondere  scrittore e personaggi.
E’ comunque un libro diverso. C’e’ un omicidio, una donna che uccide il marito e un lungo flashback nel quale ci viene raccontata la storia di lei, poi di lui e dell’intorno. Una vita grigia in fondo, lei donnetta insignificante, lui avvocato con una sola passione nella vita, una donna gia’ sposata che non puo’ amare apertamente. I due pero’ si sposeranno e non certo per allegria.
C’e’ l’amico di lui e la cugina di lei, ci sara’ anche una bambina che morira’ e sara’ la fine del rapporto e la scintilla dell’omicidio.
Molto diverso l’adattamento televisivo, dove la storia si snoda in ordine cronologico, svelata poco a poco, Immutata dal testo l’atmosfera deprimente, accentuata dallo stile RAI che negli anni ’70, nello specifico nel 1977, esaltava il deprimente a stile proprio. Anche dei dialoghi della Ginzburg resta poco. Irriconoscibile in una vicenda che per  forza di cose e’ adattata ad un incedere lineare. Rimane la secchezza delle situazioni e delle frasi e ricordarci la sua autrice, non altro. All’asciuttezza del testo concorrono non senza meriti i due protagonisti, Stefania Casini che del piattume fa cifra stilistica e comunque in,linea con la sceneggiatura e Stefano Satta Flores, non certo un allegrone che ben rappresenta il grigio Alberto. Sherman in tutto questo, alla sua prima regia televisiva, non fa molto per alzare il ritmo, forse una colpa, forse un merito, non saprei.
Si dira’ che e’ vecchia televisione ma con tutti i suoi difetti, sapeva trasmettere un’autorevolezza che da troppo tempo manca. Buon compendio del testo e un viaggio nel passato che intrattiene le due ore delle due puntate.

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Il mondo di Jan Svankmajer – Jan Svankmajer

Jan SvankmajerDicono sia un problema molto maschile quello di guardare ripetutamente un gruppo d’oggetti e non trovare quello che si cerca pur avendolo davanti gli occhi. Puo’ essere vero quando da appassionato della Rarovideo ho consultato il loro catalogo non so quante volte per accorgermi solo di recente della raccolta di Jan Svankmajer. Vabbe’. All’inizio degli anni ’90, la RAI mando’ in onda "Fantasy party" un programma curato da Maurizio Nichetti, l’attore regista che ricordiamo, nacque professionalmente nel mondo dell’animazione, una realta’ che conosceva bene e della quale si e’ sempre detto appassionato. insomma fu una trasmissione davvero ben fatta, scritta con competenza e molto amore. Per me e credo per molti fu seminale nel far conoscere artisti e tecniche del passato, attuali e future. Ricordo di aver visto li’ i primi esperimenti in CGI, Pixar inclusa e tra tanti non ho mai scordato Svankmajer. Nato a Praga nel 1934, il regista seppe distinguersi per il carattere surrealista delle sue opere ma soprattutto per la capacita’ straordinaria di padroneggiare le tecniche d’animazione mescolandole tra loro in modo originale e superlativo al punto da divenire maestro e ispiratore per molti altri artisti a venire. Tutto questo e’ da pensare non soltanto sotto il profilo stilistico ma come parte integrante e fondamentale di un messaggio politico ben preciso. Stiamo parlando degli anni in cui esisteva una Cecoslovacchia schiacciata sotto lo stivale insanguinato del regime comunista, anni nei quali ogni accenno di liberta’ di pensiero e parola finiva con la deportazione e la morte. Difficile essere artisti in queste condizioni ma proprio in questo l’arte e la fantasia possono essere l’arma piu’ devastante per combattere. Le opere di Svankmajer sono da in lato prodigi della tecnica ma allo stesso andando oltre gli apparenti nonsense e gli esercizi di stile, troviamo l’urlo di un uomo e il suo popolo contro l’invasore. Ecco che tutto diviene metafora espressa attraverso i suoi personaggi che spesso non comunicano, che osservano rovine subendone la distruzione, il frequente riferimento a Kafka e i conflitti inespressi ma palesi degli uomini tra loro e dell’ambiente che li accoglie. Ci si stupisce, a volte si ride ma e’ un ridere molto amaro dove prevale la malinconia, a volte la paura. Ecco, questo e’ il mondo di Jan Svankmajer raccontato attraverso 14 cortometraggi su due DVD e accompagnati come prassi per la Rarovideo, da un libretto che documenta e introduce le opere una ad una. Insomma un gran bel lavoro da riscoprire o vedere per la prima volta perche’ Svankmajer e’ un artista immenso, poi perche’ le guerre contro certi orrori non sono mai finite

Le avventure di Bandar – Osamu Tezuka

Le avventure di Bandar

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Glenn Gould: The Russian Journey – Yosif Feyginberg

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Casa di bambola – Vittorio Cottafavi (sceneggiato Rai 1958)

Casa di Bambola Cottafavi

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Orlando Furioso di Ludovico Ariosto – Luca Ronconi (TV)

Orlando Furioso TVEra il 1975. La RAI aveva due soli canali, non esisteva un’alternativa commerciale percio’ ci si ciucciava cio’ che lo Stato elargiva, passivamente, senza scelta. Ogni novita’ era un evento e una trasmissione poteva segnare i gusti delle famiglie e lanciare mode e tendenze, aprire dibattiti a livello nazionale e talvolta politico. Quando poi c’era anche solo la parvenza di cultura, le scuole si attivavano con lezioni ad-hoc o quantomeno bastava il parlarne in aula. Io avevo sette anni e ricordo l’attesa, i proclami e gli entusiasmi, ricordo tutto molto bene cosi’ come ricordo che fu una lunga, interminabile, incomprensibile, noiosissima rottura di palle, la peggiore rottura di palle televisiva che la nazione abbia mai visto. Non mi si dica che non e’ vero e basta osservare quante poche tracce abbia lasciato attorno a se, nelle repliche televisive, successivamente nelle scuole o nella cultura popolare.
Lo rivedo dopo 40 anni e anche oggi ribadisco, l’"Orlando Furioso" televisivo e’ una lunga, interminabile, incomprensibile, noiosissima rottura di palle e aggiungo, realizzata da gente molto arrogante percio’ molto stupida.
Voglio essere chiaro, i 5 episodi di un’ora ciascuno sono di rara bellezza dove la fotografia di Vittorio Storaro incanta e stupisce e la stesso si puo’ dire della regia che attraverso una scenografia onirica sospesa tra la tradizione di pupi e burattini e il teatro dal quale peraltro la versione televisiva trae origine e spunto. Il lavoro di Ronconi e’ raffinato ed elegante, incredibilmente mirato al racconto al punto che e’ difficile, impossibile fare di meglio e con piu’ grazia. Il testo vede l’adattamento realizzato dallo stesso Ronconi con Sanguineti, lo sforzo immane di sintetizzare per quanto possibile l’Ariosto e trasporlo in prima persona nel groviglio di vicende e personaggi. Interpreti di altissima caratura a partire da Massimo Foschi nell’Orlando, Edmonda Aldini nei panni di Bradamante e ancora Ottavia Piccolo, Luigi Diberti, Michele Placido ma soprattutto lei, Mariangela Melato una Olimpia fenomenale. La sapevamo grandissima attrice ma con questa interpretazione spazza via il 90% di quanto si sia mai visto al cinema, televisione e teatro. Incredibile.
Quindi qual’e’ il problema si potrebbe obiettare. L’opera come viene presentata, non ha spiegazione, introduzione, dettaglio su trama e personaggi. Compaiono strane persone su cavalli di legno in ambienti rarefatti mentre discutono in un complicato italiano cinquecentesco e tutto questo fu sparato in prima serata a gente di ogni ceto e mestiere dove il titolo di studio o la cultura non conta nulla se non si conosce per filo e per segno, neppure in via generale, cio’ che l’Orlando Furioso racconta. Anche la scuola si arrese, con la maestra che giusto giusto arrivo’ alla parte facile, quella dell”Orlando che perde il senno. Quanti ancora oggi posso affermare di conoscere il ruolo di Pinabello o Cloridano, quanto saprebbero contestualizzare un loro dialogo o anche solo riassumere la storia. Sfido anche professori d’italiano a farlo seduta stante senza un ripasso. Visto oggi col web a disposizione, cercando di capire chi sta parlando e soprattutto che dice, a stento si segue la narrazione e la vicenda scivola tra ampie zone buie e qualche sprazzo di luce, figuriamoci cosa poteva capire una normale famiglia italiana di quel tempo. Non importa quanto sia stato ben realizzato, l’Orlando presentato in questo modo e’ come la teoria delle stringhe spiegata in prima serata attraverso le equazioni: roba da stupidi arroganti, foss’anche un premio Nobel a farlo, anzi proprio per questo. Calvino infatti, lui si uomo intelligentissimo e colto, seppe raccontare l’Orlando e nel suo modo la verita’ della Cultura. Il male che ha fatto Ronconi alla televisione e al suo ruolo pedagogico lo paghiamo ancora oggi, un disastro di proporzioni immani, sfido a dire il contrario.

Depero. Rovereto, New York e altre Storie – Nello Correale

Depero. Rovereto, New York e altre Storie

Il sogno del maratoneta – Leone Pompucci

Il sogno del maratoneta

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Lectura Dantis – Carmelo Bene

Carmelo Bene Lectura Dantis (film)

Mapplethorpe – Fenton Bailey, Randy Barbato

Mapplethorpe

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