Loop, Circulations(s) – Palazzo dei Musei, Reggio Emilia 08-09-2017

Palazzo dei Musei, Loop Claudia PetraroliPalazzo dei Musei, Loop Paolo Ciregia

Loop, Pagina ufficiale
Circulation(s), Pagina ufficiale

Cesare Zavattini e Paul Strand – Palazzo Magnani, Reggio Emilia 08-07-2017

Cesare Zavattini e Paul Strand 1

Cesare Zavattini e Paul Strand Berengo Gardin

Cesare Zavattini e Paul Strand - Ghirri

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Public Call – Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia 08-07-2017

Galleria Parmeggiani Francesca CatastiniGalleria Parmeggiani Simone SchiesariGalleria Parmeggiani Carlo Vannini

Pagina ufficiale

Eugenio Carmi La pittura in attesa dell’ignoto – Claudio Cerritelli

Eugenio Carmi La pittura in attesa dell'ignoto

Prisoners – Denis Villeneuve

Prisoners

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The Atticus Institute – Chris Sparling

The Atticus InstituteChi c’era lo ricorda. Negli anni ’70 il paranormale era una vera e propria moda, assieme a extraterrestri e presenze misteriose di varia natura. Da un lato cinema e televisione facevano la loro parte, tra esorcisti e incontri ravvicinati, dall’altro la diffusione del Super 8 rendeva tutti novelli registi e cacciatori di misteri. Dischi e piatti sospesi si sprecavano, cosi’ pure gli oggetti volanti e misteriose figure. Curioso come la diffusione del digitale non abbia portato altrettanto mistero nelle nostre vite ma questo e’ un altro argomento.
Ad ogni modo e’ il 1976, alcuni scienziati si divertono sperimentando con carte Zener e cose cosi’, un po’ come Bill "Venkman" Murray ma qui c’e’ poco da ridere perche’ salta fuori Rya Kihlstedt, una tizia all’inizio molto strana, poi incredibile, infine pericolosa come un’arma atomica. Fin dall’inizio sappiamo che ci sara’ qualcosa di orrendo, che qualcuno tra i protagonisti morira’ e in generale cge c’e’ da aspettarsi il peggio. Finale drammatico.
L’Esorcista al tempo dei mockumentary, questo e’, punto.
Il passaggio dall”ESP al demonio e’ graduale ma non del tutto inaspettato, curioso e devo dire gradevole.
Il film non inventa niente se non mescolare senza agitare troppo, alcuni cliche’ di genere ma non lo dico per demerito, anzi per apprezzare lo sforzo di raccontare da una prospettiva diversa, la stessa storia.
Film low budget ma a partire dalla Kihlstedt, sono tutti piuttosto bravini.
Non ha avuto grandi giudizi di critica ma c’e’ da applaudire il tentativo e comunque e’ un film misurato che non straborda solo per suscitare sensazione e lo apprezzo. Si fa voler bene.

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Prefazione di Paolo Villaggio a "Fantozzi"

FANTOZZI, Paolo Villaggio
PREMESSA
Io non so scrivere in italiano. Nel parlare mi arrangio, anche perché astutamente sposto sempre la discussione su cinque argomenti già collaudati: il passaggio dal socialismo al comunismo, nuovi esempi di cinema underground americano, il secolo di Luigi XIV, magia e ipnotismo, sud-est asiatico. Non sono ancora “franato” sull’astrologia, ma una volta ho parlato per un’intera sera di Godard, ma sinceramente l’ho fatto solo quella volta, ed ero quasi ubriaco.
Nei cinque argomenti “collaudati” sono magnifico. Riesco ad intrappolare salotti romani, tavolate di ristoranti milanesi alla moda, settori interi di D.C. 9 voli AZ Roma-Milano, sulle condizioni di vita degli operai della catena di montaggio della Ducati o sulla rivoluzione culturale. Uso tecniche raffinate. Si parla di vacanze a Porto Rotondo? Beh, il passaggio alla catena di montaggio della Ducati è di una facilita irrisoria. Ecco la tecnica. Si lascia partire il più indifeso e meno importante dei presenti che si lamenta della scomodità della toilette su uno yacht tipo “ISCHIA” (queste tecniche non vanno mai usate coi potenti coi quali vi consiglio di essere vischiosi, servili e sempre d’accordo anche su posizioni “fasciste”) e poi all’improvviso gli si fa con un sorriso sarcastico la domanda: “Lei sa quanto tempo ha per andare al cesso un operaio della catena di montaggio della Ducati?”.
Questo un caso facile, ma una volta sono riuscito a portare al sud-est asiatico uno che mi stava spiegando come si fa un babà al rum. Ma non va dimenticato che io sono di una intelligenza mostruosa e di una abilità rivoltante. Però non so scrivere. Soprattutto non conosco l’uso del punto e virgola. Quando si usa? Non lo sa nessuno!
Gli italiani non sanno scrivere. Ho visto dei funzionari “tentare” delle lettere e insabbiarsi su una serie di premesse, di coordinate e subordinate dalle quali non sono più usciti.
I poveracci cominciano le lettere con dei: “A conoscenza, ed essendo ed avendo avuto notizia, nonostante che noi fottimo già da tempo dell’avviso…” qui molti strappano il foglio piangendo.
Un’esperienza poi agghiacciante e fare una semplice denuncia di smarrimento patente ad un commissariato di polizia. Si comincia con “Il sottoscritto tal dei tali” e si arriva dopo quattro ore fatalmente a “avendo stato lo scrivente quanto sopra già…” e qui si viene arrestati per oltraggio alla bandiera o per bestemmia in luogo pubblico.
Io uso lo stile dei commissariati di PS e quando l’Editore Rizzoli mi ha proposto di scrivere un “libro” su Fantozzi ero in malafede prima di accettare con entusiasmo. Poi mi hanno mandato un anticipo. Ed ecco il libro. Ma non è un libro assolutamente, e solo la raccolta delle storie di Fantozzi che ho scritto per L’Europeo, con qualche punto e virgola in più, buttato giù a caso. Scrivere non sarà mai il mio mestiere, è una cosa fatta per gioco.
Con Fantozzi ho cercato di raccontare l’avventura di chi vive in quella sezione della vita attraverso la quale tutti (tranne i figli dei potentissimi) passano o sono passati: il momento in cui si è sotto padrone. Molti ne vengono fuori con onore, molti ci sono passati a vent’anni, altri a trenta, molti ci rimangono per sempre e sono la maggior parte. Fantozzi è uno di questi.
Nel suo mondo il padrone non è più una persona fisica, ma un’astrazione kafkiana, e la società, il mondo. E di questa struttura lui ha paura sempre e comunque perché sa che è una struttura-società che non ha bisogno di lui e che non lo difenderà mai abbastanza. Questo per lo meno qui da noi. Ma questo rischia di diventare un discorso politico troppo serio per uno “scherzo” quale deve essere tutta questa faccenda del “libro” e mi fermo qui. Mi rendo anche sinistramente conto che stavo andando verso uno dei cinque argomenti “collaudati”…

Roma, luglio ’71

Omaggio alla femminilità nella Belle Époque. Da Toulouse-Lautrec a Ehrenberger – MAGI ‘900, 01-07-2107

Omaggio alla femminilità nella Belle Époque. Da Toulouse-Lautrec a Ehrenberger

Magi900-2017

Pagina Ufficiale

Il piedistallo vuoto. Fantasmi dall’Est Europa (catalogo) – Illaria Bombelli (curatrice)

Il piedistallo vuoto catalogo

La mostra

The Dancer – Fred Garson

The DancerMia Frye e’ una ballerina fantastica ma muta, handicap che non le impedisce di danzare ma certo crea difficolta’ in ogni ambito lavorativo che non sia guarda caso il suo, maestra per bambini sordomuti.
Ha un fratello manager, tutore, guardia del copro, amico ma soprattutto fratello appunto, uno cioe’ che all’occorrenza le asciuga anche le lacrime.
Rodney Eastman e’ un giovane scienziato con una grande scoperta tra le mani ma che non riesce a portare a termine e proprio l’incontro con la ragazza, sblocchera’ il lavoro a lui e la carriera a lei. Opera prima e a oggi unica di Fred Garson, almeno in ambito cinematografico, con alle spalle pero’ Luc Besson come scrittore, produttore a quant’altro. Difficile giudicare un film come questo. Da un lato e’ tremendo nella banalita’ degli stereotipi e delle situazioni, quasi un non-soggetto tanto e’ abusata l’idea della ballerina povera e sfortunata che alla fine ce la fa. Anche l’aver introdotto lo scienziato e l’invenzione che fa cantare i corpi non aiuta, anzi introduce una sfumatura ridicola al gia’ inutile racconto. Dall’altro e’ un film girato benissimo e montato ancora meglio. La velocita’ e’ stratosferica, quasi un esercizio di stile non fossero le continue invenzioni della camera che rotea, gira, salta, si sposta come raramente capita di vedere, non certo su un produttino modesto come questo. Non di meno le musiche, oggi pesanti e datate, nel 2000 certamente al loro posto ma qualita’ e gusti a parte, il montaggio sonoro e’ serratissimo, quasi un flusso di coscienza dinamico e ininterrotto che sposa meravigliosamente bene la velocita’ del girato. Insomma, film tremendo ma tecnicamente un incanto. Fate un po’ voi.

Scheda IMDB

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