Dal lettrismo alla Creatica – Alessandro Scuro

Dal lettrismo alla Creatica

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Arte Ultima – Vitaldo Conte

Arte Ultima

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Depero. Rovereto, New York e altre Storie – Nello Correale

Depero. Rovereto, New York e altre Storie

Sopravvissuto (The martian) – Ridley Scott

Sopravvissuto

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Z for Zachariah – Craig Zobel

Z for ZachariahNon volevo vederlo. Ero adolescente negli anni ’80, la guerra fatta a Reagan a colpi di "ci fara’ esplodere tutti" si gioco’ a tali livelli che l’ostracismo contro Trump oggi e’ una barzelletta. Del resto l’Unione sovietica stava per implodere e la sua ultima carta fu sguinzagliare i suoi servi per portare discredito e orrore verso colui che le avrebbe dato il colpo di grazia ma questa e’ storia.
Insomma, era tutto un post-atomico, un post-apocalittico che sommato a cio’ che si vide e lesse gia’ dal decennio prima, fece ringraziare della fine della guerra fredda anche per questo. Percio’ un film post-qualcosa molto radioattivo, nel XXI secolo e’ quantomeno curioso e dopo tanti anni si puo’ riaffrontare. Margot Robbie e’ una sopravvissuta. La sua casa, la sua terra, il suo altopiano, quello abitato dai suoi genitori e la sua comunita’ gente che lavora, prega e si dedica agli altri, quei teocon tanto disprezzati dai boriosi progressisti statunitensi si sono salvati dal disastro. Fortuna, merito dei venti e delle correnti o forse c’e’ un Dio che li ha ricompensati, non lo sappiamo. Fatto e’ che lei vive in un paradiso circondato dall’inferno. E’ sola, i suoi genitori, amici e parenti sono partiti per aiutare gli altri, pensa che brutta gente ma non sono piu’ tornati. Accade pero’ che dalle nebbie radioattive emerga Chiwetel Ejiofor, un nero, ingegnere e ateo sopravvissuto grazie ad una tuta antiradiazioni e per la ragazza avere il conforto di una compagnia sara’ un dono divino. Il sangue pero’ non e’ acqua e il bisogno di andare oltre la convivenza si fara’ pressante finche sempre dallo stesso inferno emergera’ anche Chris Pine, giovane, caucasico, credente e bellissimo. Il triangolo sara’ inevitabile, la conclusione no. Il film mi ha sorpreso lo ammetto. Inizia come fantascienza, si trasforma in dramma amoroso, termina come thriller e pure avvincente. Vicenda che resta apertissima per precisa volonta’ degli sceneggiatori ed e’ il suo fascino anzi no, il fascino e’ Margot Robbie di straordinaria bravura ma ancor piu’ bellezza. La capacita’ di esprimere amore e dedizione in una specie di santita’ missionaria e nel contempo tutta la sensualita’ che una donna possiede, fa di lei una specie di trappola per maschi, anche quelli che guardano. Altrettanto bravo e’ Chris Pine, con quel tocco di mistero che impreziosisce il gioco. Ejiofor mi piace il giusto e non so, forse si poteva avere di meglio..
Alla fine un gran bel lavoro, posso capire le riserve di qualcuno ma resta un buon prodotto

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Marinetti 70 – Antonio Saccoccio, Roberto Guerra

Marinetti 70Ancora futurismo su queste pagine e non e’ un caso. Che io sia legato al ad esso come movimento artistico e parimenti corrente filosofica, nemmeno questo e’ un caso. Passano gli anni e tanti ormai rimandano a quando piu’ o meno casualmente entrai in contatto con Antonio Saccoccio e tutto il nuovo movimento futurista, un movimento composto da tante personalita’ di diversa provenienza ed esperienza col comune bisogno di rilanciare o meglio ribadire l’importanza del lavoro marinettiano e di tante eccellenze che all’inizio del secolo scorso cambiarono la storia dell’arte e del pensiero. Al centro di tutto Filippo Tommaso Marinetti e non soltanto come firmatario del primo manifesto e ideologo tout court ma non di meno impegnato nell’incessante prodigarsi affinche’ il messaggio e l’energia del movimento non andasse dispersa.
Tralasciamo l’inutile dibattito dei legami tra Marinetti e il fascismo, non altro che un diversivo che sposta l’asse di ogni analisi su inutili cammini, quando il lavoro sul linguaggio e sulla tecnica fu enorme, rivoluzionario come poche correnti artistiche riuscirono e riusciranno ad essere.
Marinetti figura centrale del ‘900 e nel 2104 cadde il 70esimo anno dalla sua scomparsa. Troppo colpevole silenzio, rimediato in parte da Saccoccio con questa pubblicazione, una raccolta di temi che copre gli innumerevoli aspetti della vita personale ed artistica del grande scrittore, un lavoro corale che vede le forme di Saccoccio e Guerra com’e’ ovvio ma non mancano i nomi noti del movimento – ne cito alcuni non si offenda nessuno per le dimenticanze – come Riccardo Campa, Vitaldo Conte, Miroslava Hajek e outsider per cosi’ dire, come Giordano Bruno Guerri, Enrico Crispolti, Giovanni Antonucci e davvero molti altri.
Attenzione pero’ non si tratta solo di celebrare ma di ricordare, ribadire, sottolineare, rilanciare il pensiero futurista alla luce di una incredibile modernita’ e capacaita’ di comprendere profondamente il futuro, quindi gli anni che stiamo vivendo e fornire di le chiavi per guardare ancora piu’ avanti. Questa e’ l’eredita’ importante che ci ha lasciato Marinetti, ecco perche’ si continua a parlare di filosofia e non solo d’arte ma in fondo si torna al libro di Campa, letto qualche tempo fa, qui ribadito.
Testo compatto ma importante, impossibile fermarsi dopo averlo letto, e’ necessario proseguire e dopo la lettura la direzione diventa chiarissima.

La parola peste – La peste – Albert Camus (estratto)

La pesteLa parola «peste» era stata pronunciata per la prima volta. A questo punto del racconto, che lascia Bernard Rieux dietro la sua finestra, si concederà al narratore di giustificare l’incertezza e la meraviglia del dottore: la sua reazione, infatti, con qualche sfumatura, fu la stessa nella maggior parte dei nostri concittadini. I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati. Il dottor Rieux era impreparato, come lo erano i nostri concittadini, e in tal modo vanno intese le sue esitazioni. In tal modo va inteso anche com’egli sia stato diviso tra l’inquietudine e la speranza. Quando scoppia una guerra, la gente dice: «Non durerà, è cosa troppo stupida». E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare. La stupidaggine insiste sempre, ce se n’accorgerebbe se non si pensasse sempre a se stessi. I nostri concittadini, al riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a se stessi. In altre parole, erano degli umanisti: non credevano ai flagelli. Il flagello non è commisurato all’uomo, ci si dice quindi che il flagello è irreale, è un brutto sogno che passerà. Ma non passa sempre, e di cattivo sogno in cattivo sogno sono gli uomini che passano, e gli umanisti, in primo luogo, in quanto non hanno preso le loro precauzioni. I nostri concittadini non erano più colpevoli d’altri, dimenticavano di essere modesti, ecco tutto, e pensavano che tutto era ancora possibile per loro, il che supponeva impossibili i flagelli. Continuavano a concludere affari e a preparare viaggi, avevano delle opinioni. Come avrebbero pensato alla peste, che sopprime il futuro, i mutamenti di luogo e le discussioni? Essi si credevano liberi, e nessuno sarà mai libero sino a tanto che ci saranno i flagelli.

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Cloverfield – Matt Reeves

Cloverfield

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Last Knights – Kazuaki Kiriya

Last KnightsVi furono guerre che misero in ginocchio l’umanita’ e fu compito della casta guerriera risollevare le sorti di un mondo sull’orlo dell’oblio. Riorganizzati sotto il potere centrale dell’imperatore, vi sono feudi che obbediscono ed estendono il dominio del sovrano. Ma accade anche che Aksel Hennie, un ministro corrotto, pretenda piu’ del dovuto e la cui ambizione crei fin troppo scontento.
Morgan Freeman a comando dei clan dei Bartok non ci sta e Clive Owen il suo comandante lo accompagna per la sua ultima ribellione che paghera’ con la vita. Il clan sara’ smembrato, le sue terre dati ad altri e ai soldati non resta che rifarsi una vita. Ma la resa e’ solo apparente e la vendetta imminente.
Il film mi ha entusiasmato sotto ogni punto di vista. Remake non dichiarato di "I 47 ronin ribelli" e’ in realta’ uno dei tanti epigoni che si sono susseguiti nel corso dei decenni, in fondo segue una struttura narrativa piuttosto classica col male che prevale, la rinascita e vittoria. Puo’ essere difficle raccontare una vecchia storia in un nuovo modo ma Kiriya c’e’ riuscito. Straordinaria l’idea di spostare la faccenda in un futuro indefinito, qualcosa che possiamo riconoscere in un medioevo al di la’ da venire percio’ brillante come non avrebbe potuto essere se pensato al passato. Casting fenomenale, realmente internazionale per affermare l’idea straordinaria che popoli, costumi e religioni si possono unire non sotto la pace ma sotto la guerra. Owen e’ feroce, il cattivo onorevole Tsuyoshi Ihara impressionate e cosi’ pure Hennie come viscido ministro. Tutto il testo che racconta di forza, onore, sacrificio funziona attorno al concetto che un potere corrotto e avido vada schiacciato con determinazione, certo non piace ai servi del potere attuale e solo cosi’ mi spiego le pessime critiche, davvero ingiustificate. Montaggio e regia eccellenti, strategie da "Mission Impossible" applicate alle fortezze in pietra sono esaltanti. Soluzioni tecniche e letterarie da cinema orientale applicate a prodotti di taglio occidentale danno risultati straordinari se ben controllati. Quando vien voglia di rivederlo subito dopo, un film funziona. Per me e’ cosi’.

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Fatti e fattoidi – Gillo Dorfles

Fatti e fattoidi

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