Art Deco, Gli anni ruggenti in Italia – Forli, 13-05-2017

Art Deco, ForliChe Forli’ sia un esempio da imitare per il sistema museale italiano non lo dico io, lo dicono i numeri. Ampio spazio ben gestito, ben curato, ben organizzato, mostre non necessariamente popolari ma che si possono leggere in diversi modi attirando quindi una vasta platea. Un occhio di riguardo tra la fine e gli inizi del XX secolo e con questa scelta far arrivare pubblico da ogni parte d’Italia, Da quelle parti sanno seguire il buon vento, percio’ non ci sorprendiamo di vedere l’Art Deco italiano onorato di tanta attenzione. La chiave di lettura ce la forniscono i curatori stessi: l’Art Deco non fu un genere ma un gusto, uno stile che trasversalmente ha attraversato vita, moda, arte e arredamento, in pratica una tendenza che dal vecchio al nuovo continente, non ha risparmiato alcun aspetto della societa’, segnando indelebilmente nel ricordo di tutti, un’epoca. Soffermarsi sul Deco in senso assoluto e’ impresa ardua, limitarsi all’Italia si puo’ ed e’ cio’ che si sono proposti a Forli. Proprio per la vastita’ della sua portata, il Deco lo vediamo organizzato per punto di attrazione, dalla sua incarnazione post-Liberty passando per le influenze orientaleggianti provenienti in gran parte dall’estero, neo classico lo stile italiano influenzato senza alcun dubbio dal percorso stilistico voluto dal fascismo. Tra tutti gli italiani svetta Gio Ponti e le sue ceramiche ma ancor di piu’ il Deco si sublima nella figura di D’Annunzio col Vittoriale saccheggiato per la mostra ma sappiamo che per quanto si tolga, e’ una goccia nel mare dell’oceano di raccolta bulimica del Vate. Troviamo molti artisti provenienti dal futurismo come Depero e altrettanti che daranno un’impronta fondamentale all’estetica fascista come Thayath. Insomma, un decennio fondante e vastissimo. Nulla e’ dimenticato, design, arredo, architettura, sculture, dipinti, finanche abbigliamento ma a Forli’ ci hanno abituati a tanta minuziosa cura. A tratti dispersiva, il Liberty a Reggio Emilia riusci’ a focalizzare qualcosa di altrettanto vasto con piu’ precisione ma poco toglie alla qualita’ del lavoro ultimato. Ancora una volta segnalo l’impossibilita’ di scattare foto ma a Forli’ proprio da questo orecchio non ascoltano e fanno male. Ancora un mese per visitarla.

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Ginevra Grigolo e lo Studio G7 – MAMbo, 20-05-2017

Ginevra GrigoloE’ da un po’ che cerco d’inquadrare storicamente Bologna nell’arte, capire come, quando e quanto abbia influenzato e il panorama artistico nazionale ed internazionale. L’idea che mi sono fatto e che ho gia’ espresso, e’ che forse Bologna ha rappresentato di piu’ nelle esposizioni che negli artisti in senso stretto e per quanto non si sia fatta la storia come altre realta’ quali Roma, Torino e Milano, in parecchi casi ha proposto delle eccellenze.
Una di queste eccellenze fu ed e’ ancora oggi lo Studio G7, storica galleria felsinea che il MAMbo celebra con una temporanea ad essa dedicata. Parlare di Studio G7 significa celebrare Ginevra Grigolo colei che sta dietro le scelte curatoriali nonche’ proprietaria della galleria.
Quindi parlare di Studio G7 significa raccontare l’arte contemporanea italiana e nn dell’ultimo mezzo secolo.
150 opere vecchie e nuove, immagini d’epoca e un vasto campionario di artisti che non hanno bisogno di presentazioni, Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein giusto per fare qualche nome ad altre scoperte o proposte della galleria stessa come chesso’ Manuela Sedmach o Walter Cascio. Parlando di proposte, e’ molto interessante vedere il video che Marina Abramovic ha voluto dedicare alla Grigolo in cui ricorda una delle sue prime performance di resistenza che assieme a Ulay la vide immobile su una sedia per 17 ore proprio nella galleria, un’intuizione e una disponbilita’ che trovo’ tra i primi la Grigolo come madrina.
Un giusto omaggio quindi, un libro di storia dell’arte che nel contempo racconta della citta’, vedere artisti noti e altri meno, una mostra di mostre come se ne facevo tanti anni addietro. un bel ripasso che dura ancora per qualche giorno. Chi puo’ vada.

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EUR, si gira – Laura Delli Colli

EUR si giraL’EUR e’ il quartiere piu’ bello al mondo, lo dico senza mezze misure. Si lo so, il degrado del bieco buonismo sta rodendo come un cancro anche li’ ma e’ chiaro che mi riferisco al nucleo dll’E42, la nuova Roma voluta dal fascismo per esaltare il proprio ruolo nella storia, poggiare su piu’ salde fondamenta i propri principi. Non solo. Si voleva espandere il tessuto urbano verso il mare e dimostrare al mondo l’italico genio in occasione dell’Esposizione Universale di Roma che avrebbe dovuto vedere la luce proprio nel 1942 ma che non fu mai inaugurata causa conflitto mondiale. Ad ogni modo le origini di questo quartiere sono importanti ma si possono anche ignorare, resta comunque un luogo unico e magico. Cio’ che lo rende inimitabile e’ l’assenza di un riferimento temporale o meglio e’ la reinvenzione del tempo, l’ucronia fatta marmo e acciaio. Chiunque sia stato li’ puo’ testimoniare come ogni posizione, ogni angolo, ogni singolo sguardo attorno a se’, si trasforma in uno scatto fotografico meraviglioso. Ecco perche’ il cinema da che esiste l’E42, non ha mai smesso di frequentare quelle strade, quei palazzi e le pellicole non si contano cosi’ come non si contano pubblicita’, set fotografici e ovunque serva la magia di luoghi unici e stupefacenti. Il libro lo racconta attraverso la cronaca dei suoi curatori e le tante foto di film celebri e dei protagonisti ancora piu’ celebri. I testi introducono storia e successi, poco strutturata la Delli Colli, apprezzabilissimo l’orgoglioso Franco Mariotti ma cio’ che piu’ conta e’ la filmografia che in appendice e’ dettagliata con tanto di riferimenti al palazzo o alla via del quartiere. Appunto negativo e’ la rilegatura a brossura a colla che vanifica la qualita’ della stampa e la cura della copertina.
Ultima nota: il libro termina con la "nuvola" di Fuksas ed e’ tragico pensare che negli anni in cui il fascismo prima e la ricostruzione poi ha edificato una citta, questo soggetto insieme ai compagni di merende Rutelli e Veltroni, sono riusciti a non finire un singolo palazzo, al doppio del costo stimato e sbagliando pure la posizione.
Ognuno poi pensi cio’ che vuole…

Guerre Stellari – Play – Magazzini del Cotone, Genova 07-05-2017

Guerre Stellari PlayLucas con "Star Wars" cambio’ molte cose e tra le tante introdusse il giocattolo o il gadget come oggetto di culto non solo facente parte di una moda collettiva ma avviando la spirale perversa del collezionismo. Il meccanismo e’ semplice e nel contempo travolgente come una valanga. Dietro il facile "collezionali tutti" la tragedia di milioni di assatanati che non sanno o non possono resistere ad un cosi’ suadente richiamo. Per mia fortuna non ho mai avuto le disponibilita’ necessarie a farne una mania  al contrario invece di quanto ha potuto Fabrizio Modina che solo di "Star Wars" ha raccolto qualcosa come 1200 pezzi esposti qui in mostra.
Inutile dire che per chi c’era dal principio e in piccola parte ha partecipato agli acquisti compulsivi, la mostra ha la doppia valenza di curiosita’ e nostalgia.
C’e’ davvero molto, non so se tutto ma di certo la quantita’ di oggetti e’ imponente. Non mancano le figure ad altezza naturale con le quali sbizzarrirsi in autoscatti molesti, poster storici e memorabilia varia. Mancano totalmente video o qualunque riferimento ufficiale dalla Disney, lo stesso catalogo non contiene altro che foto dei giocattoli, evidentemente il costo dell’uffcialita’ era troppo alto. Audioguida inclusa praticamente inutile non essendo altro che una pedissequa ripetizione di quanto si legge sui pannelli. Che dire, un appassionato trovera’ di che sgranare gli occhi, per tutti gli altri restera’ un’abnorme raccolta di pupazzetti. Biglietto caruccio ma gli organizzatori sanno a chi si rivolgono e fanno bene ad approfittarsene. In mostra sino a 16 Luglio.

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Henri Cartier-Bresson – Palazzo Ducale , Genova 06-05-2017

Pound, Cartier-BressonHo uno strano rapporto con Cartier-Bresson. provo un’ingiustificata antipatia che davvero non so da dove provenga. In un ipotetico elenco di preferenze tra gli artisti della fotografia, non farebbe parte della cinquina di testa eppure non posso fare a meno di ammirane la straordinaria tecnica, unita ad un senso estetico formidabile e alla capacita’ di cogliere l’istante come pochi dopo di lui.
Percio’ visitare la mostra allestita al Palazzo Ducale di Genova non e’ una scelta ma una conseguenza. Retrospettiva che comprende 140 scatti organizzati per cosi’ dire "a zona", una divisione cioe geografica tra Francia ed Europa, Americhe, India e Asia. In qualche modo la divisione continentale e’ divisione anche tematica e politica soprattutto, col racconto del dopoguerra nel vecchio continente, l’India della morte di Gandhi, la Cina ad un passo dalla trasformazione maoista .
Si parla di Magnum ovviamente e della rivoluzione creata nel mondo dell’informazione. Non c’e’ molto da aggiungere, la scelta delle foto e’ notevole, soprattutto nella prima parte per cio’ che riguarda gli esordi surrealisti e l’Europa prima e dopo il secondo conflitto mondiale.
in Cartier-Bresson c’e’ sempre del movimento, sicuramente e’ il piu’ cinematografico dei fotografi della sua generazione. Una nuvola di fumo, una mano sospesa, uno sguardo deviato se non dove lo spostamento e’ cercato, provocato. Percio’ anche i suoi ritratti raccontano un tempo oltre che una persona e il soggetto torna vivo, dinamico.
Insomma, dico l’ovvio ma e’ una mostra da vedere, andando anche oltre i propri pregiudizi.

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Modigliani – Palazzo Ducale , Genova 06-05-2017

Modigliani GenovaSiamo andati a Genova per la mostra di Alberto Sipione a Entr’acte ma come rinunciare al resto delle attrazioni in programma in citta’? 
A Palazzo Ducale ad esempio c’e’ un’importante retrospettiva dedicata a Modigliani.
Amedeo Modigliani, nato a Livorno nel 1884, scomparso prematuramente nel 1920 a solo 36 anni, ha saputo in poco tempo conquistarsi i favori delle tante personalita’ che in quegli anni dominavano la vita culturale e non solo parigina. La critica non fu altrettanto benevola ma non e’ neppure questa una novita’. Dal tratto riconoscibilissimo, volti allungati, l’iconico collo dei ritratti, pupille vuote eppure cariche di grande espressivita’. I suoi nudi che assieme ai volti raccontano di una vita vissuta intensamente con l’amore, gli amici, il bere e i vizi come ragione e origine di ispirazione ed energia vitale. La sua fu una storia drammatica e singolare ma cio’ non gli impedi’ d’imprimere la sua impronta nella storia. 
Pur restando a stretto contatto con le avanguardie cubiste, non si attenne mai a quegli stilemi. Nato scultore, dovette adattarsi al disegno perche’ le polveri minavano ancor di piu’ la sua salute cagionevole ma trasporto’ sulla tela quella plasticita’ che unita al gusto classico ellenico assieme all’imperante  arte africana, ne fece uno stile assolutamente unico ed inimitato. La mostra percorre quegli anni con una ricostruzione storica essenziale ma accurata anche attraverso l’arredo e molte fotografie. Trenta dipinti circa, molti i bozzetti, le lettere e spazio per Moise Kisling artista polacco anche lui a Parigi, amico fraterno e padre adottivo della figlia rimasta orfana di padre e di madre dopo il suicidio. Intreccio di arte e vita, questa e’ la strada scelta. Molto buono l’allestimento e la guida. Grande cura nei testi che non aggiungono nulla di piu’ a cio’ che si ascolta. Ottima l’illuminazione con la grande pecca, insisto su questo, d’impedire ogni fotografia. Non stravedo per l’artista toscano ma la mostra mi ha convinto, se siete a Genova e’ da vedere, ce’ tempo sino al 16 Luglio.

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Modena e i suoi fotografi dal dopoguerra agli anni Novanta (catalogo) – Stefano Bulgarelli, Chiara Dall’Olio

Modena e suoi fotografi dal dopoguerra agli anni novanta (catalogo)La recente antologica sugli ultimi 10 anni della Fondazione Fotografia di Modena, mi ha dato non soltanto l’occasione di rivedere opere a me molto care ma di recuperare il catalogo su una mostra che ho molto apprezzato: "Modena e suoi fotografi". Tolto l’aspetto prettamente artistico dell’esposizione, la ricordo ancora con interesse perche’ per la prima volta riuscii a ordinare la conoscenza disordinata di artisti che amavo molto, uniti in un solo contesto, quella scuola modenese che seppe distinguersi nel mondo della fotografia. Come tutti i cataloghi, nasce per accompagnare l’esposizione, carattere collettivo che non puo’ rappresentare al meglio un singolo artista ma offrire semmai un breve passaggio del suo lavoro. Nel caso di una mostra collettiva poi piuttosto consistente, resta poco per spiegare il lavoro di chi e’ impegnato in un discorso che spesso dura decenni, pero’ a contestualizzare questo si, capire il movimento di un’epoca o sottolineare  che un insieme di artisti vicini anche geograficamente, spesso s’inseguono e si perfezionano a vicenda facendo di tanti percorsi un unico luogo da esplorare. Percio’ nelle loro diversita’ fotografi come Ghirri, Fontana, Vaccari, Leonardi, Zagaglia appartengono ad un solo contesto, respirano la stessa aria che restituiscono filtrata col tocco della propria arte. Rileggendolo il catalogo, non solo ritrovo alcune tra le immagini che ho amato di piu’ ma soprattutto una volta raccolte, le foto diventano un racconto unitario nel quale il collettivo e’ un nuovo soggetto a se’ da vedere e ammirare. Fuori dalla mostra quindi, il catalogo rappresenta una buona occasione per chiunque desideri capire di cosa si dica parlando di scuola modenese della fotografia.

http://www.fondazionefotografia.org/mostra/modena-e-i-suoi-fotografi-2/

Museo d’arte contemporanea Villa Croce – Genova, 07-05-2017

Dado Ferri, Villa CroceGenova e’ una strana citta’.
Da un lato un degrado difficile da descrivere, dall’altro un insieme formidabile di luoghi meravigliosi da visitare, un’imponente apparato museale e un certo occhio di riguardo per il turista in cerca di queste mete. Tante librerie e tante gallerie d’arte quando e’ sempre piu’ raro trovarne laddove impera l’aperitivo, in apparenza l’unico interesse del turista standard.
Tanta arte antica e moderna ma contemporanea? Ebbene c’e’ anche quella, basta cercarla e aver voglia di fare due passi che in una citta’ da scoprire e’ sempre piacevole. E’ sufficiente cercare Museo d’arte contemporanea Villa Croce o semplicemente il parco di Villa Croce dal momento in cui il museo si trova al suo interno.
Stiamo parlando di una struttura in grado di ospitare mostre temporanee, piu’ d’una in questi giorni e la parte permanente composta dalla collezione di Maria Cernuschi Ghiringhelli, 250 opere che hanno attraversato il secolo scorso e in particolare il periodo che inizia negli anni 60 e termina un ventennio dopo. La particolarita’ molto singolare e decisamente curiosa, e’ che per sopperire alla mancanza di spazio, al  museo hanno studiato un sistema di pannelli mobili che in pochi metri lineari sintetizza un bisogno di decine, centinaia di metri di superficie espositiva. Certo, la normale esposizione garantisce una fruizione migliore ma se questo e’ il prezzo da pagare per vedere tanto, lo si paga volentieri. I nomi sono tantissimi: Manzoni, Licini, Munari, Fontana, Uncini molti quelli noti e meno noti, comunque da scoprire e approfondire. Si aggiunge a questa che possiamo definire una parte storica, un nuovo nucleo di artisti che portano alla collezione lavori di questi anni, di questi mesi in alcuni casi.
Per cio’ che riguarda le mostre temporanee, fino a Giugno troviamo Riccardo Previdi con "What Next?", uno sguardo al passato ispirato da Merz e l’esperienza dell’arte povera, "Lettere" progetto collettivo che reinventa e nobilita il graffiti writing che finalmente esce dalla vetusta bomboletta spray e la proietta nella terza dimensione o la media con la migliore esperienza manga, in uno stile finalmente congruo al XXI secolo.
Anto.Milotta e  Zlatolin Donchev con "Naturally Artificia" agiscono nello spazio e nel suono con minerali nati dalle nuove tecnologie di stampa 3D e una installazione sonora che in qualche modo ne riproduce il canto o forse lo interpretano.
Tanta, tanta carne al fuoco, una struttura che come mi spiegavano le curatrici e responsabili, e’ un work in progress che tenta di mettere insieme pubblico e privato gestendo le risorse e ottimizzandole. Per ora pare stiano facendo un gran lavoro, serve pero’ parlarne, far conoscere, percio’ ci tengo a fare la mia parte e senza esitazione raccontare questa bella realta’ che conto cresca ancora di piu’ e meglio.

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Webern, Schubert, Mendelssohn, Mariotti – Teatro Comunale di Bologna, 28-04-2017

Webern, Schubert, Mendelssohn, MariottiSi torna al Comunale di Bologna a meno di una settimana dal concerto precedente, sempre il direttore Mariotti alla regia per un concerto piuttosto diverso dal precedente completamente dedicato a Sibelius.
Qui la prima perplessita’: cos’hanno in comune Webern, Schubert e Mendelssohn?
Gli ultimi due sono contemporanei d’accordo ma cosa possono dirsi col viennese oltretutto un secolo dopo? Mi ponevo la domanda prima del concerto sperando in qualche modo di trovare una risposta, risposta che non e’ venuta anche se e’ da dire, a fine concerto le distanza tra i tre si sono in parte ridotte.
Weber lo ascoltiamo con la "Passacaglia n.1", opera spartiacque tra lo studentato e il professionismo, giovanile certamente ma non del tutto irriconoscibile pensando al serialismo degli anni successivi. Il rimando al genere musicale vecchio di ben oltre un secolo non tragga in inganno ma nemmeno lo si ignori. V’e’ uno schema fisso e una continua rotazione attorno ad esso che da un lato rivela il carattere didattico, quasi scolastico ma in realta’ nasconde ben piu’ di un indizio sull’atonalita’ e destrutturazione del sinfonico che da li’ a breve avrebbe sconvolto il mondo della musica. E’ un’opera che si puo’ interpretare in vari modi, sottolineando l’aspetto tecnico, quella prima algebra che la sottende o l’aspetto romantico, classico dire ed e’ questa la strada scelta da Mariotti, decisione che indubbiamente rimanda ai concerti successivi. Come Schubert con la Sinfonia n.5, mozartiana a piu’ non posso, anello di congiunzione di un mondo classico che stava cedendo il passo al romanticismo e proprio spingendo l’acceleratore verso quest’ultimo, i qualche modo Mariotti proietta lo stile di un ventennio in avanti, allontanandolo stilisticamente dall’inizio del XIX secolo a qualche decennio in avanti. Il direttore si trova bene con queste sinfonie lo sappiamo e con Schubert e’ a casa propria, soprattutto nel 2o e 4o movimento che intrepreta con forza e passione. Analogamente Mariotti compie uno spostamento temporale simile con  la Sinfonia n. 3 di Mendelssohn, opera prettamente romantica iniziata verso il 1830. Mendelssohn e’ autore che richiede carattere e Mariotti lascia spazio al romanticismo dando prova vigorosa ed energica degna di un Liszt e senza osare troppo finanche Tchaikovsky. Ad ogni modo e’ stata favolosa, la migliore versione ascoltata fino ad oggi. Ecco quindi come la distanza temporale delle tre opere si contrae, divenendo piu’ equidistante e uniforme. Ancora non mi spiego il senso del programma ma nel complesso un grande concerto, tecnicamente tra i piu’ apprezzati di questi mesi.

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Alberto Sipione Nicaragua: Architettura quotidiana – Entr’acte – Genova 06-05-2017

Alberto Sipione Nicaragua Architettura quotidianaAntefatto: da molti anni ormai sono in contatto e in piccolissima parte collaboro col gruppo MAV, Movimento per l’Arte  Vaporizzata, gruppo eterogeneo di artisti e intellettuali, che nel tempo ha rielaborato filosofia e tecniche di movimenti artistici e filosofici tra i quali il futurismo e il situazionismo.
E’ proprio attraverso il gruppo che conosco il lavoro di Alberto Sipione, fotografo siciliano, studioso e profondo conoscitore del movimento debordiano. Gli scrivo per complimentarmi del suo lavoro e viene fuori che ascoltava e apprezzava le mie audio  incursioni rumoriste. Insomma la nostra e’ una frequentazione che vorrei pregiarmi di chiamare amicizia dopo tante email sui rispettivi lavori e non solo.
Nel frattempo abbiamo iniziato un progetto comune che per ora non anticipo ma cio’ che conta e’ il concretizzarsi la possibilita’ di vedere finalmente esposte le sue opere, averle innanzi dal vero e non solo su carta e monitor.
Lo ospita la galleria Entr’acte a Genova percio’ si programma la trasferta con un unico rammarico, non poter esserci per l’inaugurazione.
Come spesso accade, le eccellenze s’accompagnano ad eccellenze e alla Entr’acte conosco  Sandro Ricaldone, curatore, responsabile e proprietario della galleria, persona di gentilezza squisita che apre la galleria di sabato anche se dovrebbe essere chiusa per turno, ci accoglie con grande amicizia e non ci lascia uscire senza un omaggio. E’ che a un mondo che funziona nel migliore dei modi e alle persone gentili abbiamo perso l’abitudine, purtroppo.
Ad ogni modo questo lavoro di Sipione si concentra sul Nicaragua e nel titolo Architettura quotidiana si riassume il senso d’operazione. Sipione e’ uomo colto e sensibile, attento al sociale che dal situazionismo eredita la visione psicogeografica che egli applica indistintamente ai piccoli e grandi agglomerati urbani, alle periferie siracusane, ai ricchi spazi lavorativi elvetici, qui applicata nella ristrettezza di piccoli ambienti, stanze e cortili nel cuore del Sudamerica. Tutti questi luoghi cosi’ diversi tra loro hanno in comune l’assenza di umanita’, umanita’ che viene raccontata proprio dal vuoto che lascia e in cio’ la grandezza di Sipione come fotografo e intellettuale. Il suo lavoro puo’ essere letto da un punto di vista prettamente estetico pur quando l’obiettivo e’ il sociale, per certi versi antitetico alla sola forma. Tavoli, sedie, letti e soprammobili, la mistica del Sacro che si confonde con la ragione dell’esistere e per qualcuno non resta molto altro. Nel suo sguardo c’e’ la placida rabbia di chi puo’ agire solo attraverso il racconto e nella semplice complessita’ di quei luoghi e quegli ambienti, la dignita’ di chi li abita, la consapevolezza del diverso aggrapparsi a qualcosa o qualcuno per sopravvivere. La forza di quelle vite e’ dirompente, t’assale ed t’incanta, rapisce lo sguardo che non puo’ esimersi dall’esplorare e nel contempo, sentire, conoscere capire. Date un’occhiata al suo lavoro ma allo stesso tempo non perdete l’occasione di acquistare il catalogo, ancor meglio con l’investimento e il privilegio di possedere un’opera originale.
Naturalmente  c’e’ la mostra disponibile sino al 21 Maggio, la ragione piu’ bella per andare a Genova.

Alberto Sipione Fotografo
Fotografia 21 (Alberto Sipione su FB)
Entr’acte pagina FB
Entr’acte sito
Movimento Arte Vaporizzata

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