Tempi nostri – Alessandro Blasetti

Tempi nostriVediamo di tirare le fila della faccenda.
Nel 1952 usci’  "Altri tempi" sottotitolo "Zibaldone 1", film ad episodi diretto da Blasetti e scritto ed interpretato da grandi nomi della cultura e del cinema.
Due anni dopo si replica con "Tempi nostri" o "Zibaldone 2" che a sua volta e’ presente in due versioni differenti, una delle quali la piu’ lunga con alcuni segmenti in piu’, e’ quella in oggetto.
Anche questo film a episodi e’ diretto da Alessandro Blasetti ma con una schiera di padri e madri dai nomi a dir poco illustri. Campanile, Bassani, Suso Cecchi d’Amico, Age e Scarpelli, Eduardo De Filippo, Flaiano, Moravia e Pratolini, cosi’ tanto per dire e sempre per dire tra gli interpreti troviamo Toto’, Eduardo De Filippo, De Sica e gli allora giovani Sordi, Mastroianni e l’impareggiabile Loren perche’ si dica cio’ che si vuole, ma non ce n’e’ per nessun’altra.
S’inizia in allegria, due episodi brillanti intervallati dal Quartetto Cetra – non scordiamoci questi signori, immensi – poi d’improvviso i racconti di Pratolini, Moravia e soprattutto quello di D’Arzo, per quanto gioiellini, stendono un velo di sconforto e depressione da togliere il respiro. Per fortuna si conclude con De Sica prima e Toto’ con la Loren poi e si riprende fiato. Naturalmente il giudizio resta comunque altissimo anche nei momenti piu’ bui ma in questo caso il volerci infilare forzatamente una bella fetta di neorealismo, crea a mio avviso una pellicola dalla linea incoerente che scontenta sia gli spettatori piu’ seriosi che coloro in cerca di sano divertimento.
Il mio s’intende, e’ voler trovare un difetto a tutti i costi perche’ cinema come questo non se ne fa piu’ e come si potrebbe dal momento in cui oggi non esiste un solo nome neppure affiancabile a quanto sopra riportato.
Resta la memoria e finche’ dura, godiamocela.

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(Petrolineide), (Antologia di) Petrolini – Ettore Petrolini

PetroliniFilm postumo del 1938, Petrolini mori’ nel 1936, che restituisce al cinema o almeno tenta di farlo, parte dell’arte e personalita’ del grande attore scomparso.
Opera cinematografica che in realta’ riporta Petrolini sulle scene teatrali, suo habitat naturale, dal quale e’ impossibile prescindere la carriera e l’uomo dietro l’attore perche’ Petrolini era animale da palcoscenico e del palcoscenico aveva il corpo, la peculiare fisionomia, l’estensione e la potenza vocale. Ovviamente all’uomo di spettacolo non manca l’estro e come altro poteva iniziare lui estroso, un simbolo della romanita’ se non con Pulcinella? La stranezza si scioglie nella simpatia della messinscena ma l’interprete non manca di spiegare che la maschera non gli appartiene nel repertorio cosi’ come nelle corde ma il suo e’ amore, amore per la commedia dell’arte e attraverso questa che va considerata la sua carriera, le scelte artistiche talvolta semplici ma mai semplicistiche.
"Non nego che qualche volta modero e nello stesso tempo redarguisco me e il pubblico con lo snocciolargli: ‘Piu’ stupido di cosi’ si muore…’ " cosi’ scriveva Petrolini e basta a definire il merito di un artista capace di grandi altezze rivoluzionando l’arte dal basso se cosi’ si vuol dire, specchiandola nelle deformanti fauci dei critici nonche’ anche a quel tempo intellettuali, che al contrario mai hanno saputo leggere negli umori delle persone.
Il film, troppo corto per essere esaustivo, lascia a malapena il retrogusto della grandezza dell’attore e sceneggiatore con l’assaggio del celeberrimo "Gastone", nella maschera fenomenale de "Il medico per forza", con l’iperbolico "Fortunello" e infine non poteva mancare "Nerone" diretto da Blasetti ed e’ l’apoteosi di un artista forte e libero, riuscendo d’essere piuma e ferro ma soprattutto restando sempre al di sopra di tutti, anche della propria icona.

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La fortuna di essere donna – Alessandro Blasetti

La fortuna di essere donnaSofia Loren, "the most" l’avevano soprannominata gli americani, loro che per quanto non fossero certo avari di bellezze, una cosi’ non sapevano neppure da che parte iniziasse.
Mai stato un fan sfegatato della Loren eppure in questi anni ho dovuto ricredermi, anche alla luce del suo percorso artistico, delle sfide che affronto’ e vinse e delle scelte azzardate che si rivelarono giuste anche se, si potrebbe malignare, che di scelte giuste ne fece una: sposare Carlo Ponti.
In effetti il decennio che inizia con l’esordio cinematografico del 1950 e che si conclude con "La ciociara" del 1960, fu formidabile ed esemplare, ancor piu’ considerando "L’oro di Napoli" del 1954 il vero boom seguito l’anno successivo da "Pane, amore e…" con la quale diede la spallata alla Lollobrigida e subito dopo "La fortuna di essere donna" dove si rafforza la partnership artistica piu’ sensazionale del cinema italiano, quella con Mastroianni laddove in fondo, si ribadisce l’idea opposta al femminismo ma proprio per questo piu’ efficace, che essere donna ha i suoi vantaggi e la Loren, donna e attrice, ha sull’argomento qualcosa da insegnare.
Certo si dira’ che e’ facile avere fortuna con le misure 95-58-95 ma anche con meno si ha sempre una carta da giocare, come in questo film nel quale la Loren, dopo uno scatto fotografico casualmente rubato dal fotografo proto-paparazzo Mastroianni, si butta a capofitto nella ricerca spasmodica del piazzarsi ad ogni costo o quasi, perche’ non solo serve avere la giusta mercanzia ma soprattutto bisogna saperla vendere bene.
In fondo e’ cosi’ da sempre, dall’alba dei tempi, allora come oggi, malgrado i nuovi puritani manovrati dall’intellighenzia dominante, ritengano vi sia oggi un degrado imperante e le nuove schiave senza catene ma anche senza cervello, si buttino in piazza per ribadire di essere diverse da coloro che le hanno precedute.
Blasetti non solo alla regia ma anche ai testi coadiuvato da gente del calibro di Suso Cecchi D’Amico e Flaiano, oltre cinquanta anni fa avevano le idee piu’ chiare e senza un minimo accenno di volgarita’ costruiscono una commedia piacevole, ben girata e deliziosamente interpretata.
Ancora un film di altra classe che dal passato ha da insegnare moltissimo al presente, uno spettacolo piacevole per tutta la famiglia, specie per i papa’ che innanzi alla Loren, non possono fare altro che felicitarsi della fortuna, questa volta, di essere uomo.

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Prima Comunione – Alessandro Blasetti

Prima ComunioneE’ Pasqua ed e’ il giorno della Prima Comunione della piccola Anna, figlia del commendator Carloni, negoziante benestante ante-boom proprio da quel giorno automunito e anche per questo, socialmente arrivato.
Occasione speciale quindi, troppo perche’ qualcosa lo rovini ma e’ sufficiente che Carloni pronunci le fatidiche parole "ci penso io ad aggiustare tutto" che iniziano i guai perche’, pur essendo un brav’uomo, egli non ha la minima ide di come si guidi un’automobile e in questo l’inizio di tutta una serie di disavventure che lo porteranno a perdere l’abito della figlia, ingaggiare risse, corrompere poveri padri di famiglia e di peripezia in peripezia arrivare all’agognato lieto fine.
Sceneggiatura di Blasetti e Zavattini e non serve aggiungere altro.
Blasetti alla regia ha una precisione assoluta, come un cronometro inanella gag micidiali e situazioni sempre nuove con ritmi da capogiro, giocando col presente dei protagonisti e con le eventualita’, un "cosa sarebbe successo se" narrato da un esilarante Alberto Sordi, presente come voce di commento ma gia’ maturo per la carriera che decollera’ a breve, ricordando che siamo nel 1950.
La vera forza pero’, la locomotiva trainante della scena e’ lui, Aldo Fabrizi di una bravura al limite del stupefacente, un attore che sposta il tono di una ripresa ruotando gli occhi o piegando le labbra, il mestiere di chi regge il palco da sempre e pur stando dalla parte opposta della telecamera, sente ugualmente gli umori del pubblico, le sue vibrazioni e sa suonare le corde dell’emozione come un grande concertista.
Un gigante e cosi’ dicendo sono riduttivo.
Confesso che ogni volta che mi soffermo sul cinema di quest’epoca, quello dei grandi autori ovviamente, continuo a sorprendermi per il garbo e il gusto in ogni piccola o grande sequenza, stile e professionalita’ di un mondo che pare molto piu’ avanti del nostro seppur oltre mezzo secolo ci separi e non posso fare a meno di provare rimpianto per cio’ che si e’ perduto.
Blasetti, Zavattini, Fabrizi e Sordi a supporto; se non e’ cinema questo…

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Racconti di fantascienza – Alessandro Blasetti

Racconti di fantascienza-1Scene da "2001: Odissea nello spazio", "U.F.O." e Blasetti in un mezzobusto marziale e determinato, dichiara di non avere i mezzi per raccontare la fantascienza in quel modo li’, quindi avrebbe ovviato con la fantasia e la forza evocatrice della lettura.
Era il 1979 e cosi’ si apriva la prima puntata andata in onda su Rai 2, una dichiarazione programmatica che in realta’ vuole essere un approccio filosofico alla gestione della fantascienza tele – visiva, un piano rialzato dal quale analizzare l’evoluzione di un genere e la sua divulgazione.
Non e’ questa la sede s’intende ma si puo’ riflettere che se ci si fosse soffermati meno a piangere su cio’ che non si puo’ fare e un po’ di piu’ su cosa si poteva realizzare, anche sul lato del fantastico, la nostra televisione e il nostro cinema avrebbero potuto produrre molto ma molto di piu’.
Per Blasetti, grande tra i grandi, fu facile comprendere che prima della messinscena c’e’ l’idea e l’idea poteva e doveva essere il solo grimaldello a disposizione per scardinare lo strapotere del soldo a favore del soggetto.
Racconti di fantascienza-2In questo modo egli ha saputo portare in televisione un genere certo difficile da raccontare per immagini ma non dimentichiamo mai di pensare alla fantascienza come ad un meta-genere e in quanto tale incapsulabile in ogni situazione possibile, con racconti potenzialmente senza tempo, che non possono quindi invecchiare come forma e contenuto.
Ecco come fu possibile trasferire in prima serata, lasciandoli credibili, racconti di Bradbury, Leinster, Sheckley, Matheson splendidi da vedere ancora oggi, pur senza i budget miliardari di Lucas.
Solo Blasetti poteva fare questo? No ma di certo essere lui, aiuta, soprattutto quando si annovera tra i collaboratori Fruttero e Lucentini ai testi, Foa’ alla lettura, Loy, Gregoretti, Guerrini, Pambieri, Orsini e molti, molti altri come interpreti dei nove racconti, tre per puntata,
Altri tempi, altra tv, altri uomini, altra fantascienza e se ancora ci si entusiasma, forse siamo rimasti noi ad essere sempre gli stessi.

Racconti di Fantascienza – Video sito RAI
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Altri tempi – Alessandro Blasetti

Altri tempiE’ pleonastico ricordare l’importanza di Blasetti nel cinema e nelle cultura italiana ma se il suo nome e’ andato non dico dimenticato ma quantomeno accatastato su un  ripiano alto, lontano dagli sguardi curiosi a farsi ricoprire di polvere, lo dobbiamo principalmente alla sua storia e alle sue idee non gradite alla cricca che critica e sappiamo che il nostro cinema e’ stato ammazzato da questi "uomini nuovi" della cultura che non contenti, hanno sradicato il passato per meglio avvalorare i loro sproloqui ma come Orwell insegna, "chi controlla il passato, controlla il futuro".
Del resto nel 1952 in piena esaltazione neorealista, un film conservatore, ultranazionalista si direbbe oggi, che mette in scena "altri tempi" appunto, novelle ottocentesche popolari ma non di meno pregne di quella cultura che appartiene ad ogni classe e non solo ai padroni del vapore, e’ certamente scomodo.
Un venditore ambulante di libri ed avventori curiosi sono il filo che tiene uniti otto episodi tratti da novelle di Pirandello, De Amicis, Scarfoglio e Boito e sceneggiati dallo stesso Blasetti coadiuvato da nomi come Brancati, Vasile e Suso Cecchi D’Amico.
Un elenco minimo ma gia’ impressionante e ancor piu’ impressionate e’ pensare alla finalita’ d’intrattenere un pubblico poco colto con l’idea andata perduta che la cultura alta si abbassa facilmente a scopo didattico ma soprattutto che il mescolare forme diverse del sapere e’ il solo modo per arrivare laddove la sola istruzione da sola non puo’ farcela.
Quindi bene "Il tamburino sardo" se per farlo conoscere si passa per la procacita’ della Lollobrigida che insieme a De Sica, interpreta il celebre quadretto rimasto nella storia del cinema, di avvocato ed accusata.
Altri tempi e oggi appunto e’ un film vecchissimo che aumenta pero’ in tenerezza, a suo modo ancora didattico e di garbo smisurato, quindi si, altri tempi e non solo nel titolo.

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Alessandro Blasetti da "Alle otto della sera – Storie di divi e di film" di Giovanna Gagliardo

Il cinema e’ quella cosa che ha da una parte un telone e dall’altra milioni di uomini e di donne che sono contadini, operai, commesse, soldati, sono cioe’ persone che devono innanzitutto ricrearsi e divertirsi per poter meglio affrontare le fatiche della vita quotidiana.

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