Snowpiercer – Bong Joon-ho

SnowpiercerUn treno corre in mezzo al gelo del mondo, gelo provocato da un errore di scienziati troppo solerti a preoccuparsi del riscaldamento globale ma non altrettanto in gamba per fare i giusti calcoli.
Il pianeta e’ morto ma il treno, come un’arca antica, trasporta i pochi sopravvissuti in un inutile giro che dura ormai da 18 anni. E’ a questo punto che veniamo a conoscenza che sul convoglio esiste una rigorosa divisione in classi dove i meno abbienti in coda, subiscono il dominio dell’elite ovviamente in testa e innanzi tutti e tutto lui, Wilford, il macchinista che dopo tanti anni e’ ormai assurto al ruolo di semi divinita’.
Le prepotenze sono pero’ insostenibili e la ribellione inevitabile quindi inizia la conquista del treno, vagone dopo vagone, sino alla locomotiva.
Non ho mai nascosto la mia passione smodata per Bong, anzi mi azzardo a dire che "Mother" e’ uno dei film che amo di piu’ in assoluto, quindi la sorpresa e il piacere di vederlo con un’importante produzione internazionale non puo’ che farmi felice e generare un grande hype.
Soggetto tratto da un fumetto francese, stile e tematica in effetti ci stanno tutte, trova nella poetica visiva di Bong il giusto contenitore. Certo e’ fantascienza da gusto antico, quella vena sociale che tanto andava negli anni ’70 e che ha caratterizzato il genere per oltre un decennio. Vero inoltre che alla francese appunto, i personaggi sono tagliati con l’accetta dove gli eroi sono poveri, belli e buoni e i cattivi brutti e vestiti di nero, non ci si fa mancare nulla con le scie chimiche e oggigiorno si potrebbe pretendere qualcosa di piu’.
A qualcuno piace, io lo trovo un po’ stantio ma cio’ che conta e’ il risultato finale e proprio nel finale il soggetto si riscatta e offre come di consueto per Bong, il suo momento migliore.
Il cast e’ davvero buono perche’ Chris Evans il protagonista, conferma un grande presente e un grande futuro innanzi a se’. Tilda Swinton e’ una splendida caratterista, forse troppo spinta sulla macchietta che comunque interpreta con grande professionalita’. Sempre bravo John Hurt, per quanto facile per lui il ruolo da vecchio saggio ed e’ un piacere rivedere Song Kang-ho, interprete di parecchie pellicole di Bong e di tante produzioni coreane.
Bel film, non il migliore del regista ma regge benissimo le oltre due ore di durata e spero stimoli gli spettatori a ricercare anche le pellicole precedenti.

Scheda IMDB

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Tokyo! – Michel Gondry, Leos Carax, Bong Joon-ho

Tre episodi e tre registi con Tokyo, la capitale di ogni mondo possibile, al centro delle tre storie.
Non si puo’ certo definire un lavoro corale e una citta’ a fare da collante non basta per legare i tre mediometraggi di personalita’ molto diverse seppur dotate di stile e fantasia oltre la media.
In realta’ Tokyo e’ soltanto una scusa ma e’ la migliore che esista.

Michel Gondry: Non sono molti coloro che possiedono l’inventiva e la padronanza tecnica di Gondry, intendo sull’intero pianeta Terra. A volte faccio fatica a giudicare le sue produzioni perche’ per quanto siano fantasiose e stupefacenti, ho l’impressione che avrebbe potuto e voluto fare molto ma molto di piu’.
Se devo dirla tutta, il curriculum cinematografico non e’ quello che m’impressiona maggiormente e questo episodio precipita in una sottile zona di delusione.
Per buona parte del girato ci si domanda dove sia Gondry, poi esplode a modo suo, dirompente si potrebbe dire ma infine ti lascia li’ a dire che vabbe’, e’ tutto molto carino ma poco piu’.
Di Gondry abbiamo saggiato pochi punti percentuali di potenzialita’ e credo che egli sia piu’ grande persino di cio’ Tokyo!che sapra’ realizzare ma e’ certo che con questo non ci si e’ neppure avvicinato.

Leos Carax: Non so quale sia il problema di questo ragazzo, forse e’ semplicemente uno che di mestiere doveva fare altro, anche giudicando il suo fallimentare passato. Insensato, quel poco con un senso e’ banale, cio’ che si salva e’ disintegrato da una regia soporifera che sa annoiare anche con una manciata di minuti a disposizione.
Non c’e’ humor solo pacchianita’, non c’e’ provocazione solo sconcerto, non c’e’ vitalita’ che non si approssimi al totale immobilismo.
Non graffia, non stupisce, non provoca il tutto girato con rara pretenziosita’.
Esempio del peggior cinema possibile, evocatore di parolacce dimenticate da decenni.

Bong Joon-ho: senza mezzi termini l’episodio piu’ bello che stacca di decine di lunghezze tutti gli altri.
Un hikikomori e’ un individuo che si isola dal resto del mondo per anni, confinato nel proprio appartamento senza alcun contatto umano e hikikomori e’ il protagonista nel suo decennale isolamento fin quando un reggicalze e un terremoto cambieranno le cose. Dopo "Mother" il suo film piu’ bello, essenziale e perfetto contiene un mix sublime di tecnica e follia. Surreale come pochi, avanza con grandi falcate verso la follia, lucida follia per la piu’ sensata delle conclusioni. Si potrebbe discutere a lungo sul senso della vicenda ma mi piace vederla come una bellissima storia d’amore anzi un nuovo inizio per una umanita’ schiacciata dalla propria grandezza e dalla propria arroganza.
L’amore ci salvera’? No, l’amore salvera’ chi ha voglia di farsi salvare.

Scheda IMDB

Barking Dogs Never Bite – Bong Joon-ho

Barking dogs never biteNel viaggio quasi a ritroso nella carriera di Bong Joon-ho, eccoci giunti all’esordio del 2000 con una pellicola che abbraccia la commedia e tante sue declinazioni, dal dark al brillante, dagli equivoci alla satira, sfuggendo ad una classificazione precisa e da intendersi quindi come merito o demerito a seconda di come la si vuole guardare.
Yun-ju e’ un insicuro e frustrato professore in attesa di promozione, con la moglie incinta e una vita che definire imperfetta e’ riduttivo.
A questo si aggiunga un penetrante ed insopportabile latrare di cane che nei momenti meno opportuni tormenta la sua esistenza, diventando persecuzione da punire con ricerca del colpevole e conseguente vendetta.
Hyeon-nam e’ una ragazzetta gentile ma leggerina, con l’ambizione di una facile via d’uscita dal piccolo mondo in cui vive e solo il disperato appello di una bambina che ha smarrito il suo cagnolino pare darle una missione e l’inevitabile occasione di incontrare Yun-ju nel duplice ruolo di alleato e nemesi.
Storia esilissima ma qui sta il fascino malgrado si siano visti impianti migliori costruiti con ancor meno materiale e la regia rivela il suo esordio nelle immagini perfettine e nel girato preciso al millimetro che sa di tesi da scuola di cinema ma non dico questo per sminuire il risultato, semmai per evidenziare la mancanza di quel carattere che gia’ dal successivo "Memories of murder" definira’ la produzione di Bong.
Del resto come i protagonisti del film, anch’egli non morde molto ma come loro alla fine trovera’ la sua strada tra molte abbaiate e qualche innocua dentata, cosi’ giusto per dirsi ancora vivi.
Gusto ed equilibrio, un buon riscaldamento per tutti.

Scheda IMDB

Memories of murder – Bong Joon-ho

Memories of murderSecondo film in carriera per Bong e gia’ un grande successo anche grazie alla cronaca drammatica legata al primo serial killer della penisola Sud Coreana, vicenda che nella meta’ degli anni ’80 coinvolse e sconvolse l’intera nazione sullo sfondo delle proteste popolari contro il governo, l’esercito e le forze dell’ordine.
Molte le ragazze violentate e uccise, una ritualita’ legata alla pioggia, ad indumenti rossi e una canzone pop mentre la polizia, ancora una volta descritta senza troppa clemenza seppur sia funzionale alla storia, brancola nel buio.
Come fara’ Fincher qualche anno dopo con "Zodiac", il racconto e’ in realta’ un pretesto per narrare la storia dei tre detective impegnati nell’indagine e di ognuno il background, le idee e soprattutto le debolezze che andranno a delineare i veri contorni e l’evoluzione di quanto andra’ ad accaderei.
Pellicola che inchioda sino al finale ormai definibile "alla Bong", un soffio gelato che avvolge lo spettatore tramortendolo con una idea che nel silenzio rivela il suo urlo terrificante e sconvolgente.
Bong inscena un film potentissimo sotto ogni punto di vista, sfoggio di tecnica impressionante senza per questo divenire manierista o pretenzioso malgrado sia palpabile il desiderio di mettere in mostra i muscoli.
Con decisa ammirazione, forse dosata arroganza, s’insegue la ripresa unica di diversi minuti alla Brian De Palma e lo slow-motion col movimento di camera orizzontale mutuato da Scorsese supera l’omaggio e assume i connotati di variante peculiare sfruttata piu’ volte all’interno delle riprese.
Tecnicamente piu’ complesso dei film successivi ma proprio nell’aumentato equilibrio si rivela l’evoluzione compiuta negli anni a venire dal regista.
E’ giusto comunque tributare il merito dell’ottima realizzazione anche agli interpreti in special modo ai tre principali, per una caratterizzazione decisa ma non sforzata, alle musiche del giapponese Iwashiro e al nostro doppiaggio meno approssimativo di quanto accade solitamente con le pellicole orientali.
Ancora un film di Bong Joon-ho da non perdere, invito per un cinema che non ha paura delle proprie origini per rifondarsi e divenire futuro.

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Mother – Bong Joon-ho

MotherAccidenti che film, ci sto ancora pensando.
Evito l’entusiasmo mio solito sul cinema orientale perche’ si sa, sono fazioso e poco obiettivo ma a giudicare dalle reazioni in patria e all’estero, non sono l’unico ad esserne rimasto profondamente colpito.
E’ un film con un doppio movimento a spirale; ruota, collassa in un punto centrale, riprende il cammino nel senso opposto e torna all’inizio.
Come un subdolo veleno, prima scende dolce giu’ in gola e quando il retrogusto ammorba di fiele la lingua e’ quello il momento in cui ci si accorge di non aver a che fare col filmetto un po’ scemo e ben fatto ma con un meccanismo perfetto e terrificante.
L’inizio e’ strano, quasi comico, una donna danza nel mezzo di un campo biondo di grano, poesia di colei alla quale resta ormai poco altro che la dolcezza di madre e presto si fa conoscenza del figlio etimologicamente idiota, zimbello del paese e accudito come un bambino seppur ormai adulto.
Mamma maniacale e figlio stupido, quasi un duo comico ma una ragazza muore e il ragazzo viene incastrato dalla polizia che di tutto ha voglia fuorche’ trovare il vero colpevole. La madre pero’ non si arrende e lentamente ma inesorabilmente il vento cambia direzione e da calda brezza si trasforma in raggelante tramontana.
La conclusione svela un thriller fenomenale capace di rielaborarsi donando nuova luce anche a quelle goliardiche e un po’ pazze sequenze iniziali. Si mescola tensione e poesia, divertimento e spavento, crudelta’ e dolcezza in un ossimorico susseguirsi di eventi che continuamente si elidono e si confermano.
Lei Kim Hye-ja, la madre, la protagonista, ridefinisce l’idea di attrice e abbassa di parecchi gradini la quasi totalita’ delle interpreti nostrane ed internazionali, uno sguardo che piega lo spazio attorno a se’.
Di Bong avevo gia’ apprezzato la regia in "The Host", progressione e capacita’ di cadenzare la storia al giusto ritmo.
Meno mi piacque il soggetto, sempliciotto alla Roland Emmerich per intenderci e per questo lo attendevo su una nuova prova, qui ampiamente superata.
Difficile pensarlo capostipite di un genere ma prenderlo a modello di come il thriller possa essere ridefinito, questo si. Da non perdere.

Mother-intro2

 

Scheda IMDB

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