Femme fatale – Brian De Palma

Femme FataleUn furto rocambolesco, una fuga ed uno strano incontro, saranno l’inizio dell’avventura per la feroce Rebecca Romijn-Stamos, che a distanza di anni,sara’ sempre in fuga dal suo passato di ladra e bugiarda.
L’incontro con Banderas non migliorera’ le cose.
L’inizio pare clonato da "Mission Impossible" solo con molta piu’ scollatura delle protagoniste, anzi col duo lesbo Rebecca Romijn-Stamos e Rie Rasmussen che fa decisamente sognare e certamente e’ preferibile a Tom Cruise e soci.
La costruzione della rapina non e’ che brilli per originalita’ e che una tizia con addosso 10 milioni di dollari in diamanti vada a farsi una slinguata con una sconosciuta dentro un bagno, sa di emerita fesseria ma per le due figliole avvinghiate siamo disposti a rinunciare a qualunque nesso logico.
Bona la Rebecca nemmeno malaccio come attrice, perlomeno dove ha da esibirsi come prosciuttona a tinte forti.
Banderas e’ il tipo giusto per questi ruoli piacioni sino alla vendita dei biscotti ma gli interpreti non centrano, e’ De Palma che proprio non mi e’ piaciuto.
Il film e’ volgare, intendendo con questo l’uso di nudi e situazioni evitabili e non necessari ma cio’ che e’ peggio, non v’e’ il minimo cenno di ironia. Voglio dire, De Palma per mostrare un bel paio di tette non si e’ mai tirato indietro, spesso giocando col pubblico attraverso lo humor e le citazioni ma con la Romijn-Stamos pare un assatanato regista di infima categoria, incredulo d’aver innanzi la telecamera cotanto ben di Dio.
In generale il film pare girato da un imitatore di De Palma che non si sottrae al product placement e alle situazioni pruriginose per il solo gusto di attrarre un pubblico di spettatori piccoli piccoli.
Finale che alla fine e’ puro esercizio di stile perche’ altrimenti non si spiega e anche guardandolo cosi’ non si puo’ restare che perplessi di fronte ad una scelta che non e’ ne’ coraggiosa, tantomeno innovativa, solo inutilmente singolare.
Piu’ interessante e’ la colonna sonora di Ryuichi Sakamoto, non straordinaria ma curiosa ed efficace, dal remake del Bolero di Ravel sino alla dance da strip-tease. Davvero un grande musicista che non si spaventa con nulla.
Film pessimo, il peggiore di De Palma, tanto brutto da meritare la rinuncia persino alle grazie della Rebecca

Scheda IMDB

Obsession – Complesso di colpa – Brian De Palma

ObsessionCliff Robertson non potrebbe essere un uomo piu’ realizzato.
Ricco, stimato dalla comunita’ ma soprattutto marito felice e padre orgoglioso di una bella bambina. Il sogno s’infrange il giorno in cui la donna e la figlia vengono rapite e nel tentativo di fuga, muoiono in un incidente stradale assieme ai loro rapitori.
Venti anni dopo la ferita non e’ affatto rimarginata ma un viaggio di lavoro a Firenze gli fara’ incontrare una ragazza identica alla moglie nella stessa chiesa in cui la vide la prima volta.
Da quel momento il passo al matrimonio sara’ breve ma la storia e’ destinata a ripetersi.
De Palma gioca questa volta piu’ col soggetto che con la regia. L’ambizione di emulare il maestro Hitchcock e’ persino sfacciata al punto che pare che il riferimento a "La donna che visse due volte" lo fece arrabbiare. Se cosi’ fosse avrebbe sbagliato non mettendo in conto quale amore e dedizione De Palma provasse per lui.
Le musiche di Bernard Herrmann spingono poi sull’acceleratore e sottolineano ancora una volta l’intento del regista e impreziosiscono l’incastro narrativo.
De Palma ha coraggio con un soggetto di questo tipo, e non posso rivelare oltre senza svelare la conclusione e questo coraggio va premiato tralasciando alcuni aspetti un tantino stiracchiati della vicenda.
Robertson e’ un attore che adoro, la sua espressivita’ straordinaria era cio’ che serviva per definire il suo personaggio per quanto appaia in piu’ di una situazione, rigido e spaesato, come non convinto fino in fondo del suo ruolo. Genevieve Bujold e’ un po’ troppo canadese per fare l’italiana ma tanto gli americani non se ne accorgono.
Thriller tra i piu’ disturbanti di De Palma, ingiustamente dimenticato per quanto non il piu’ rappresentativo nella carriera del regista.

Scheda IMDB

Vestito per uccidere – Brian De Palma

Vestito per uccidereRiflettevo sul fatto che e’ dagli anni 80 che non vedo questo film. Una ragione c’e’, non sono un amante del thriller o almeno non e’ il genere che prediligo.
Mi piace l’horror ma nella pellicola l’equilibrio tra i due generi non casca a favore delle mie preferenze quindi credo mi sia rimasto un retrogusto amaro su un film che invece merita di essere riconsiderato.
Angie Dickinson e’ un’avvenente signora alle porte della maturita’ ma ancora in splendida forma. Il ménage col marito e’ totalmente insoddisfacente, va in analisi anche per questo e per la medesima ragione non dice no all”avventura galante con uno sconosciuto per essere pero’ uccisa poco dopo al suo rientro a casa.
Suo figlio, una bionda prostituta testimone e lo psichiatra, si metteranno sulle tracce dell’assassina. O dell’assassino.
Strepitosa cinquantenne, la Dickinson illumina la prima parte del film e se De Palma gioca a farcela immaginare come non era piu’ nella ormai celebre masturbazione sotto la doccia, e’ bello farsi ingannare soddisfacendo i piccanti sogni erotici di tutti i maschietti che l’avevano conosciuta principalmente per i telefilm dell’agente speciale Pepper.
Hitchcockiano come sempre, De Palma prosegue nella reinvenzione del genere attraverso la costruzione di piccoli ma formidabili meccanismi dagli ingranaggi perfetti, oliati da montaggio e ripresa davvero al meglio.
Il regista e’ fenomenale nelle scene d’azione ma anche laddove regna la calma, ad esempio l’approccio al museo, con scene senza dialoghi e senza altri accadimenti , egli attraverso i giochi di sguardi e piccole situazioni, si rivela capace di raccontare una storia con qualsiasi premessa.
Riguardo la trama mi fa molto ridere leggere che la lobby pederasta statunitense s’indigno’ per l’equivocita’ sessuale del killer e si badi bene, non sto svelando nulla che non si scopra dopo pochi minuti, segno che l’ingerenza del vomitevole politicamente corretto non e’ roba di oggi, anzi magari aiuta a capire perche’ al cinema e ormai anche su certi giornali e sulla bocca di certi politici, i delinquenti ormai siano solo uomini bianchi e fumatori, al massimo qualche messicano ogni tanto.
Ad ogni modo il finale e’ simpatico, meno il suo raddoppio funzionale soltanto a mostrare le grazie di Nancy Allen, la protagonista femminile allora moglie del regista che volentieri espone le proprieta’ di famiglia e comunque per quanto inutile, fa sempre piacere vedere una giovane biondina nuda sotto la doccia.
Film in linea col periodo, oggi molto invecchiato ma grazie a De Palma, nondimeno interessante.

Scheda IMDB

Blow Out – Brian De Palma

Blow outJohn Travolta e’ un fenomenale tecnico del suono autoesiliatosi in piccole produzioni cinematografiche, cercando di evitare il senso di colpa dell’aver causato la morte di un collega ai tempi del suo impiego in polizia.
Durante la registrazione in notturna di suoni ambientali, e’ testimone di un incidente automobilistico dal quale si salva una ragazza grazie al suo intervento. C’e’ pero’ una vittima, un governatore dal futuro brillante ma cio’ che pareva un incidente, si rivelera’ un omicidio svelato grazie ai suoni registrati per quanto cio’ non sara’ sufficiente per farsi credere dalla polizia.
Film che e’ tante cose assieme iniziando proprio dal titolo.
Ovvia la citazione di "Blow-up", dal quale mutua l’incipit di un delitto svelato col progressivo approssimarsi tecnico, fotografia per Antonioni, suono per De Palma, per quanto le similitudini si fermino qui.
Sempre presente Hitchcock palesato nell’omicidio sotto la doccia e nelle attese dei delitti esaltati dalla suspense inventata dal grande maestro del thriller.
Spingendosi tecnicamente oltre, il regista espande i suoi cliche’ nei lunghi piani sequenza, nelle prospettive azzardate ma efficacissime, con la camera che volteggia sui tre assi come in una danza, lo splitscreen che torna sotto le vesti di lente col doppio fuoco e il senso del drammatico che si mescola terribilmente all’ironia.
Il film non ando’ benissimo e solo in seguito e meritatamente aggiungo, assurse al ruolo di cult.
Credo dipenda da una raffinatezza tecnica ed una soluzione letteraria troppo evoluta per il pubblico da popcorn in cerca del brivido a buon mercato col divo del momento. Tolti questi, nel tempo sono rimasti coloro che hanno saputo apprezzare maggiormente la grande tecnica e l’ottima storia.
Lo stesso Travolta, bravissimo del resto, era ancora troppo dentro i character potenti di Tony Manero e Danny Zuko per poter essere compreso pienamente dal pubblico nella sua interezza professionale.
Film assolutamente da rivedere, da non perdere per quei pochi che in tutti questi anni se lo sono lasciato scappare.

Scheda IMDB

Le due sorelle – Brian De Palma

Le due sorelleL’ incontro fortuito ad una trasmissione televisiva, la serata che si preannuncia bollente con una bella modella ma terminera’ con un efferato delitto.
Una giornalista dal palazzo di fronte vedra’ l’omicidio in diretta e le sue indagini porteranno ad una sconvolgente verita’.
E’ il 1973 e parrebbe un thriller come gli altri, in apparenza nulla che lo distingua da prodotti analoghi eppure emergono tecnica e tematiche del De Palma che verra’, anzi senza possibilita’ di smentita si puo’ considerare "La due sorelle" il primo vero film depalmiamo in senso stretto.
Che Hitchcock sia maestro ed il nostro un omaggiante emulo lo si intuisce sin dalle musiche di Bernard Herman, citazione che prosegue da un lato con la struttura narrativa, dall’altro col tipico modo del maestro del thriller di raccontare per immagini, lezione che De Palma ha appreso benissimo.
Che si tratti di un horror ce lo spiega invece la carrellata di feti a dir poco inquietanti che spopolano nella sigla d’apertura non senza intuizione ed una sottile ironia.
Se nella primissima parte, quella interlocutoria, il ritmo e’ blando e la dinamica poco incisiva, l’esplosione di violenza si rafforza proprio nei minuti successivi, dove De Palma, per primo, usa lo split screen non come necessita’ tecnica ma per scelta programmatica laddove lo stile non basta e serve un nuovo modo di raccontare.
Affiancare due eventi paralleli e’ oltre lo sfoggio artistico divenendo  veicolo narrativo e per quanto vi siano stati illustri precedenti, il suo "Dionisio nel ’69", "Chelsea Girls" di Warhol e "Woodstock" il documentario, il doppio schermo contestualizza la dimensione temporale come altrimenti sarebbe stato impossibile fare.
Da questo momento e negli ani a venire, De Palma sapra’ farne un uso egregio, nel successivo "Fantasma del palcoscenico" e nel suo trionfo "Carrie", impossibile da raccontare nel momento clou senza questo espediente tecnico, non almeno con la stessa intensita’.
Non di meno il regista svelera’ la sua predilezione per il thriller e l’horror, passioni che non tradira’ per tutta la sua carriera e peculiari soprattutto nel decennio 1970
De Palma inizia da qui e per chi ama il gusto antico, un po’ ingenuo ma seminale e fantasioso del cinema horror di quegli anni, avra’ con "Le due sorelle" da divertirsi.

Scheda IMDB

Black Dahlia – Brian De Palma

Black dahliaStoria vera romanzata o ancor meglio romanzo del romanzo di James Ellroy dove viene ripreso un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti alla fine degli anni ’40, quando il corpo di una aspirante attrice venne ritrovato tagliato in due e col volto sfigurato da un taglio alla bocca largo quanto la faccia.
Due giovani colleghi, amici, un formidabile team di pugili al soldo della giustizia, con questo caso si trovera’ ad affrontare un passato misterioso e un futuro difficile. Con loro ma non tra loro, la bella fidanzata di uno dei due e una misteriosa e seducente ricca ragazza legata alle vicende del caso.
Non e’ davvero possibile ridurre ulteriormente un soggetto gia’ incomprimibile quale e’ il romando di Ellroy, un film ed e’ il caso di dirlo subito, che casca proprio nella quantita’ di materiale narrativo impossibile da contenere.
De Palma ci mette tutto il mestiere, rispolvera tecniche gia’ usate in passato, penso alle ricostruzioni in flashback di Ethan Hunt in "Mission: Impossible", attraverso nuove inquadrature fa rivivere scene gia’ viste ma sotto una nuova luce ed onestamente non so se si potesse fare di meglio, per quanto cio’ non lo salvi dall’evidente difficolta’.
Diverso invece e’ il De Palma regista. Tecnicamente il suo film migliore, tutto il suo repertorio e ancora oltre con un’impareggiabile sfilza di piani sequenza dove gia’ la meta’ farebbero un classico. Ogni scena e’ una nuova invenzione o una rielaborazione delle precedenti in un arco temporale che spazia un’intera vita e una nutrita quantita’ di classici. Il massimo dell’originalita’ pur non tradendo, anzi per molti versi reinventando, gli stilemi del noir.
Con altrettanti toni entusiastici si puo’ parlare delle interpretazioni dei quattro protagonisti principali ed in generale di ognuno dei partecipanti. Basti dire che la Johansson, attrice non tra le mie favorite, la trovo nella sua migliore pellicola, cosi’ come Aaron Eckhart si conferma attore dalle ampissime possibilita’ ancora tutte da scoprire.
La Swank e Hartnett dal canto loro, guadagnano punti.
Credo che una volta metabolizzata la storia, tralasciando i confronti col romanzo, il film possa guadagnare enormemente e diventare un nuovo classico, una specie di manuale di regia o almeno qualcosa da guardare e riguardare, stupirsi ed imparare.

Scheda IMDB

Hi, Mom! – Brian De Palma

Hi MomDe Niro, il Joe Rubin gia’ protagonista del primo "Ciao America!" torna dal Vietnam e insistendo sull’idea di un grande affresco iperrealista cinematografico, coinvolge il pornografo gia’ visto nel primo episodio per farsi produrre un spaccato di vista urbano rivenduto per porno.
Spiando le finestre del palazzo di fronte, entrera’ in contatto con un gruppo sovversivo sullo stile Pantere Nere del quale diventera’ complice.
Dittico diviso nel tempo da due anni nei quali De Palma ebbe modo di affinare tecnica e testi, nonche’ qualche soldino in piu’ che dona alla pellicola una forma piu’ compatta e programmatica.
Il regista gioca ancora con l’attualita’, si spinge talvolta verso lidi documentaristici o presunti tali, sfiorando il realismo godardiano, critica si ma molto divertita.
Del resto pare immerso sempre piu’ nello Spirito del Tempo laddove lo strisciante voyerismo si trasforma in sociologia spicciola esaltata dall’idea collettivista, o dovrei dire socialista, che voleva l’annullamento dell’individuo e della sua privacy a favore della massa padrona.
I vizi privati potevano quindi elevarsi a pubbliche virtu’ e i tabu’ fatti cadere ad altro non servirono se non a trastullarsi con l’intimita’ altrui.
Volendo essere generosi, De Palma anticipa il sociale 2.0 che dal web si e’ spinto sulla televisione agli altri media laddove di fatto, e’ il signor nessuno che oggi fa notizia nei 15 minuti di gloria preconizzati da Warhol.
Anche il coinvolgimento del gruppo nero rivoluzionario sa di beffa e non di omaggio, o ancor meglio lo sfotto’ nel film e’ feroce verso coloro che dopo essere stati seviziati, ancora trovano una giustificazione buonista.
Del resto sono gli stessi che oggi imperversano ovunque, dai media ai ministeri, fuorche’ nella societa’ civile che di certo letame ne ha davvero le scatole piene.
Ecco quindi come gia’ allora De Palma metteva in piazza l’idiozia dei buoni a tutti a costi e in quel saluto televisivo alla mamma, un tragico antipasto dell’orrenda minestra che oggi ci viene propinata a forza. 
Bravo De Niro, c’e’ da dirlo. Spigliato, divertente e divertito, De Palma vide giusto nel volerlo protagonista quando, di contro Gerrit Grahm declassato da coprotagonista ad un ruolo secondario, non riesce ad emergere troppo.
Il De Palma che amiamo e’ ancora lontano ma il film piace ed e’ intelligente, si guarda con piacere.

Scheda IMDB

Ciao America! – Brian De Palma

Ciao AmericaSe di "Mean Streets" si diceva essere una specie di opera prima, "Ciao America!" lo e’ stata davvero, sia per De Palma che per De Niro, il che fa una certa impressione.
Anno 1968 e abbiamo gia’ detto molto, tre amici alle prese con le idiosincrasie della loro epoca, immersi nel caos strisciante di una societa’ in fermento.
Il Vietnam a fare da sfondo ed ovviamente gli stratagemmi per evitarlo, mentre il fantasma di Kennedy ancora aleggia nelle strade e il sesso che per dei ventenni e non solo per essi, e’ una necessaria piacevolezza.
Uno di loro infatti non pensa ad altro, l’altro scava nelle grandi verita’ dietro il presidente assassinato e il terzo ha nel cinema la sua fissazione.
Orso d’Argento a Berlino per De Palma ed e’ un gran bel partire.
Premio a parere mio immeritato o almeno servirebbe vedere chi furono gli antagonisti, certamente un premio politico che allora piu’ di oggi, si usava dare perche’ la critica sociale c’e’ tutta  e appena che uno facesse tanto di colpire l’imperialismo statunitense era a meta’ dell’opera.
In realta’ De Palma mostra con grande ironia il principio dello sfascio made in USA ma nel contempo non risparmia critiche altrettanto sarcastiche ad una gioventu’ antagonista totalmente rimbecillita.
Buttare il Vietnam nell’ideologia e’ facile quando devi partire e i patetici mezzucci per farsi riformare, sono critica alla critica della guerra. Lo stesso dicasi per la conquistata promisquita’ sessuale che altro non era se non un mezzo per andare a letto con quante piu’ donne possibili magari gratis senza sborsare un soldo.
E gli artisti, i cultori del cinema ad esempio, spesso nascondono dietro la passione piccole manie e perversioni dell’arte che non e’ critica ma interesse individuale.
De Palma osserva con occhio divertito tutti quanti e sa farsi volere bene, per quanto tecnicamente sia difficile valutarlo oltre il ragazzo dotato ma si fa comunque ben guardare.
Curioso invece De Niro in pieno look lennoniano, bravo ma avrei faticato vedendolo nel predire la carriera a venire. Bravissimo invece Gerrit Graham sul quale avrei scommesso, certamente sbagliando ma che conferma col suo esordio, di essere un attore tanto dotato quanto sfortunato.
Molto divertente, un vero piacere che va oltre la curiosita’ dell’esordio.

Scheda IMDB

Cadaveri e compari – Brian De Palma

Cadaveri e compariDanny DeVito e Joe Piscopo sono due mafiosetti da avanspettacolo derisi e sbeffeggiati da altri mafiosi piu’ da cartone animato che da letteratura.
Sono anche grandi amici, vicini di casa, compagni da una vita ed inseparabili per quanto uno italiano e l’altro ebreo.
Una scommessa del boss non piazzata ed improvvisamente si trovano debitori nei suoi confronti di 250 mila dollari.
Una fuga che sa di viaggio della speranza verso casa di uno zio di famiglia, consolidera’ la loro amicizia finche’ morte… non li separi.
Pellicola poco dark e molto commedia uscita nel 1986 in ritardo di venticinque anni e forse nemmeno allora avrebbe fatto ridere piu’ di tanto.
Buddy movie dallo humor leggermente grasso ma tutto sommato garbato per quanto la macchietta se diventa burattino, va bene al circo non al cinema.
Il tentativo di parodiare gli italoamericani mafiosi giocando col passato cinematografico di Coppola, Scorsese, del quale ha invitato i genitori in una particina, fallisce pero’ sull’eccesso.
Con la malavita tanti altri ci hanno scherzato e con risultati ben piu’ convincenti.
De Palma sa cavalcare l’onda del divertimento, forse il suo non sara’ l’ammuffito cabaret ebraico newyorkese e l’unto sugoso delle sue origini non si nasconde ma anche la farsa ha le sue regole e una di queste e’ l’originalita’:
Ad ogni modo DeVito recita DeVito, Piscopo e’ li e non si sa bene che ci stia a fare, Lou Albano e’ il solo ad avere una caratterizzazione propria e Harvey Keitel si allena per il tarantiniano signor Wolf .
Un ultimo appunto, per quanto tutto da verificare, e’ sul doppiaggio. Praticamente non c’e’ uno che non urli dall’inizio alla fine, abitudine infausta del sud Italia che ci contraddistingue all’estero ma servirebbe seguire il film in lingua originale per capire se questa e’ effettivamente una caratterizzazione voluta dal regista o e’ scappata la mano ai nostri doppiatori. 
Passare oltre.

Scheda IMDB

La scrittura dello sguardo. Il cinema di Brian De Palma – Vari

La scrittura dello sguardoDe Palma, Coppola, Scorsese, tanti sono i registi della generazione New Hollywood eppure li sento vicini tra loro ed in un certo senso in costante confronto. Sara’ per la comune origine italiana che li lega geneticamente e artisticamente, basti pensare alle similitudini dei loro film o al bacino attoriale attorno al quale hanno ruotato e certo e’ che se non e’ possibile confonderli nella tecnica, sicuramente si puo’ con la narrativa.
Tutta gente che il cinema l’ha fatto per davvero e cambiato in forma e sostanza. Non mi si chieda confronti impossibili ma dei tre, De Palma e’ forse colui che sento piu’ affine nel linguaggio e che piu’ mi affascina.
Coppola e’ scrittura, Scorsese e’ tecnica, De Palma e’ estro e fantasia, il volto entusiasta del cinema che amo. Il suo approccio volutamente sopra le righe, la ricerca dell’espediente cinematografico finalizzato ad un modo di raccontare sempre diverso, qualcosa che stupisca e sorprenda.
De Palma piu’ di altri, puo’ essere letto su diversi livelli, si puo’ godere assieme ad amici e popcorn cosi’ come sotto la lente d’ingrandimento, rivela minuzie deliziose e stupefacenti. C’e’ qualcosa di fanciullesco nel suo modo di operare, un gioioso iperrealismo assunto a filosofia e solo casualmente destinato allo show in senso stretto. Questo strano libro della Historica Edizioni, strano nel formato e nel contenuto, analizza con attenzione il lavoro del regista attraverso una serie di commenti curati da Massimiliano Spanu e Fabio Zanello.
Gli articoli si concentrano di massima sul singolo film, altre volte creano confronti e paralleli sul linguaggio cinematografico che accomuna diverse opere. I diversi argomenti si affrontano in capitoli chiusi e separati ma non comprendo per quale ragione si sia scelto di non raggrupparli in ordine cronologico o tematico.
La scelta curatoriale comporta ridondanze e idiosincrasie ma gli scritti restano qualitativamente importanti anche se spesso e volentieri il linguaggio straborda nell’uso elitario del vocabolo quasi a voler spocchiosamente distinguersi attraverso l’errata convinzione che complesso equivalga a forbito.
Cio’ non vale per tutti s’intende e lo stesso Spanu, uno dei curatori, talvolta e’ inutilmente complesso, altre brillante ed efficace ma di massima resta quasi tutto condivisibile.
Libro che alla fine merita per quanto sia consigliato esclusivamente agli iniziati depalmiami, completamente inutile ai profani desiderosi di saperne di piu’ sul regista.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: