Renato Barilli, incontri e scontri con il reale – Caravan Setup, Bologna 11-03-2017

Barilli - Caravan SetupSe Barilli ha dimostrato qualcosa di Bologna, e’ che dal dopoguerra in poi di rado la citta’ e’ stata protagonista bel mondo dell’arte a livello nazionale e internazionale. Si certo c’e’ Morandi ma come dimostra il MAMbo incentrato com’e’ sulla sua figura, oltre lui c’e’ poco poco, almeno rispetto ad altre citta’. E d’accordo, Bologna non e’ Milano e non e’ Roma ma evidentemente non e’ neppure Padova o Firenze capoluoghi ben piu’ prodighi di nomi che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama artistico. Barilli ci ha sempre messo del suo, col suo prestigio e come qualcuno mi fa notare, non senza interesse. Davvero, non stiamo parlando di nulla di nuovo ne’ di diverso rispetto tanti altri. Ad ogni modo, tornando a noi, credo sia inevitabile che ad un certo punto scatti la voglia di essere dall’altra parte della barricata e mettersi in gioco non come critico ma come artista e cosi’ Barilli ha fatto. Cinque serie, novanta opere circa per raccontare il suo quotidiano, le persone che frequenta, amici celebri e non ma anche case, piazze bolognesi e non. Le sue sono pennellate ampie, distratte quasi, tempera su carta di istantanee scattate col cellulare e trasferite a modo proprio in una nuova dimensione tecnica ed emotiva. Se tutto sommato i ritratti sono al piu’ curiosi o almeno non mi hanno lasciato granche’, le "cartoline turistiche", "dentro e fuori casa" e "per le vie della citta’" offrono gli spunti piu’ interessanti, spesso nella scelta del soggetto ordinario che sotto il pennello diviene soggetto da vedere con attenzione e con nuovi occhi. Certo, sotto un profilo tecnico non v’e’ rivoluzione ma alcuni momenti sono interessanti e se le ampie campiture e i colori tenui rimandano all’immancabile Morandi, forse cosi’ utilizzati ci fanno pensare ad un nuovo ciclo, un Morandi reinventato, magari con un pizzico d’ironia. Purtroppo la mostra e’ gia’ terminata ma un plauso va comunque all’organizzazione, per cio’ che organizza ma anche per il tentativo di ridare decenza ad una zona di Bologna un tempo centrale, oggi emblema del buonismo scriteriato che macera allegramente nel ritorno alla barbarie.

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Atelier Pozzati (Bologna 16-04-2016)

Atelier Pozzati - Leonardo PiviDovevo visitare "Atelier Pozzati" qualche tempo fa, poi una serie di eventi avversi mi ha fatto giungere sin quasi all’ultimo giorno utile.
Va bene cosi’ intendiamoci ma dispiace non poter scrivere prima di una gran bella iniziativa perche’ bella lo e’ stata per davvero.
In uno spazio rubato al degrado all’interno della stazione delle corriere di Bologna, ad un passo dalla stazione dei treni e lo dico ad uso delle prossime esposizioni che si suppone, saranno sempre qui, si e’ raccolto attorno alla figura di Pozzati, un insieme di ex studenti ora artisti affermati che si sono distinti nel corso degli anni.
Pozzati artista e Pozzati insegnante all’accademia delle belle arti di Bologna per 30 anni, un lasso di tempo sufficiente a rivelare talenti, molti dei quali riconosciuti in campo internazionale.
Ottanta candeline valgono ben una vita intera da celebrare attraverso non tanto con le opere del maestro, quanto col frutto piu’ vivo del suo lavoro. Un legame quindi affettivo, artistico, vincoli al territorio, il seme gettato, cresciuto e raccolto. Collettivo che si esprime attraverso la pittura ma non solo, considerando non mancano installazioni video, sculture in movimento e non, insomma l’intera gamma dei mezzi espressivi a disposizione degli artisti sono usati, assimilati, rielaborati ed infine esposti.
Sedici prescelti, nomi noti e meno noti, Omar Galliani in testa con due opere del 1978, certo non l’artista che abbiamo visto in questi anni ma gia’ riconoscibilissimo.
L’elenco come si diceva e’ lungo e non ci sarebbe da far torto a nessuno perche’ devo dire, c’era da aspettarsi qualcosa di buono ma la qualita’  supera di gran lunga ogni aspettativa. Ritroviamo nomi celebri, come la carnale Sissi o noti i riferimenti letterari come il Manzoni rivisitato da Bertozzi & Casoni. Molto pop, molta arte povera che si adegua all’oggi come i mondi nascosti di Marco di Giovanni e l’ironia di Leonardo Pivi, anche quella amara di Cuoghi Corsello. C’e’ la metafisica di Paolo Chiesera, non tropo distante in fondo dall’impianto di Sergia Avveduti. Brillante l’installazione di Eva Marisaldi, divertentissima la performance in video di Cristian Chironi ma come detto Antonio Grulli il curatore ha lavorato molto bene per una selezione accurata e intelligente.
Non manca ovviamente Pozzati che con "Presepe di Valdonica", cinque pannelli per un totale di 10 metri per tre, racconta l’artista ma ancora prima l’uomo e quale miglior testimonianza per celebrarlo.
Ottimo lavoro, ripongo grandi speranze in Caravan Setup che l’ha organizzata.

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