Tubax, Dirupators – Circolo Bunker, 15-04-2017

Dirupators, Bunker 2017-04Sabato siam tornati a casa tardi, dopo il pomeriggio impegnativo tra mostre e gallerie ma al Circolo Bunker c’e’ una serata speciale, percio’ come mancare? Ho gia’ scritto del Bunker, con sede a San Matteo della Decima, frazione di San Giovanni In Persiceto, quindi periferia di Bologna, provincia un tempo patria di locali che offrivano band di ogni genere e stile. Oggi e’ sparito tutto ma al Bunker certe sane tradizioni resistono e sembra un gioco di parole. Del resto da cosa nasce cosa e proprio in questa bella realta’ vede la luce il duo dei Dirupators che, cito dalla loro pagina Facebook "Dirupators sono un duo italo-ungherese provenienti dalla provincia Bolognese ed è formato da Cinzia Zaccaroni al basso, voce, loop e da Dencs Daniel Csaba alla batteria acustica/elettronica", insomma gia’ questo basta per far drizzare le antenne.
La faccio breve: mi hanno sorpreso, divertito, impressionato, tutte cose che da troppo tempo mancano alle giornate di un vecchio appassionato di musica, ancor di piu’ se tutte insieme. Confesso che non credevo possibile che due persone potessero riempire la scena cosi’. Csaba, pur conoscendolo dai Dobermann Trio, l’ho perso di vista ma lo ritrovo tecnicamente molto Tubax, Bunker 2017-04cresciuto, fuori da ogni schema pre-post-new rock, gestisce ritmiche molto complesse con apparente facilita’, aggiungendo una buona dose di elettronica. La vera sorpresa pero’ e’ la Zaccaroni, una specie di demone in gonnella e cravattino collegiale. Suo e’ il basso ma soprattutto la voce che moltiplica abilmente con loop in tempo reale per canti e controcanti straordinariamente efficaci. Possiede il palco e lo riempie totalmente malgrado la delicatezza della figura. La grinta e lo stile rimandano alla Bjork dei Sugercubes, parallelo che si estende anche al talento oltre che la tecnica. Un portento che merita quanto prima spazi molto piu’ ampi ed importanti.
Per cio’ che mi riguarda ero gia’ contento cosi’ della serata ma coi Tubax s’e’ superata ogni aspettativa.
Loro si definiscono "laser funk", io li ho chiamati "8 bit funky" ma metteteci il jazz, il rock, il synth pop mescolate fortissimo ed eccoli saltare fuori, trio di tastiere, batteria e basso, quest’ultimo soprattutto al secolo Giacomo Schirru che governa e dirige gli intricati pattern ritmici e armonici di un flusso ininterrotto di suoni che sballottano i sensi dell’ascoltatore. Dall’inizio alla fine non c’e’ spazio per rilassarsi e tutto quell’energia o la sfoghi ballando o si esplode. Ascoltare per credere, peraltro col loro ultimo album appena uscito l’acquisto e’ imperativo.
Serata davvero straordinaria, tanta gente e cosi’ e’ ancora piu’ bello.

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Ignoto 1, Surgical Beat Bros – Bunker, S. Matteo Decima (Bo), 25-11-2016

Circolo bunker 25-11-2016Iniziamo dal contesto anche se in realta’ non e’ del Bunker di San Matteo Decima che voglio parlare ma di tutti i piccoli e piccolissimi locali, una situazione purtroppo ridotta al lumicino ma che ancora resiste. Si tratta spesso di strutture tenute in piedi da volontari che senza scopo di lucro dedicano tempo e talvolta risorse economiche per creare uno spazio aperto a nuove proposte, quelle che solitamente il mainstream rifiuta o non conosce proprio. Cio’ che mi sorprende non e’ tanto il disinteresse del "sistema", quanto delle persone comuni, anche dei piu’ giovani, che non riescono ad evadere dalla televisione e dagli eventi milionari. Vige la totale indifferenza verso cio’ che puo’ essere alternativo e sfiida il millesimo episodio del telefilm bellissimo che incatena ogni singola ora disponibile a un placido controllo mediatico. Lungi da me fare il no-global che per inciso mi stanno pure sulle palle pero’ e’ un fatto che manchi la voglia e lo spirito di andare oltre le pappette pronte che il quotidiano offre.
Percio’ io dico che locali come il Bunker vanno tenuti stretti e osservati da vicino, bisogna volergli bene e approfittarne fintanto che (r)esiste la libera scelta.
E’ al Bunker che si e’ svolta la serata con due eventi molto diversi ma uniti nel proporre qualcosa di diverso nel panorama musicale odierno. Ignoto 1 ad esempio e non so se siamo di fonte ad un’anteprima ma credo di andarci vicino. Dietro il progetto troviamo Mattia Brini gia’ Trabant Mobil, Dobermann Trio e molti altri, che ci propone un lavoro particolare e per molti versi unico. E’ difficile inquadrare cio’ che puo’ essere definito un breakbeat o meglio un breakcore performativo. Oltre all’uso smodato di campionamenti strutturalmente organizzati ed effettati in realtime, il buon Brini costruisce sopra uno show molto fisico, una performance in piena regola, una specie di videoclip con Chris Cunningham alla regia ma in presa diretta, tra montaggio nevrotico e sana anarchia garage punk. V’e’ pure un discorso che non trascende dall’attualita’ ma credo faccia parte di un progetto piu’ ampio qua solo abbozzato.
Piu’ noti i Surgical Beat Bros che in questi mesi hanno trovato spazio anche su magazine importanti quali Rumore e Rockerilla. In tour col loro ultimo lavoro "Black", mettono in scena cio’ che loro stessi definiscono "pop chirurgico", un’esplosione ritmica nella quale esprimono l’energia del rock in tutte le declinazioni degli ultimi 40 anni, mescolato al funk e al drum’n’bass piu’ nervoso. Il duo si divide tra batteria ed elettronica, s’inseguono e  si sfidano, si lanciano in acrobatiche texture ritmiche strutturate su complicati labirinti matematici. Il loro non e’ un progetto unico, poco tempo fa s’e’ visto qualcosa di simile anche al Node 2016 con Becker & Keszler certo e’ che lo fanno bene, anzi dal vivo esprimono un’energia irriproducibile in studio, percio’ l’invito e’ di andare a vederli oltreche’ ascoltarli su CD.
Li’ fuori ci sono posti bellissimi e gente bravissima, basta solo uscire di casa. Almeno ogni tanto.

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