Danila Tkachenko – Restricted areas (catalogo)

Restricted areas (catalogo)Qualcuno ricordera’ il post della settimana scorsa su Art City nel quale mi dicevo entusiasta di un giovane fotografo russo, Danila Tkachenko, un vero e proprio fenomeno della fotografia mondiale, gia’ vincitore di premi e riconoscimenti e c’e poco dire, a vederlo dal vivo ogni entusiasmo e’ confermato.
Nato nel 1989 a Mosca dove ancora vive e lavora, egli appartiene alla generazione che del comunismo conosce le rovine, rovine ideologiche, rovine umane nel cuore, nella mente e nello stomaco di chi il regime l’ha vissuto sulla propria pelle ma anche le rovine in pietra e cemento, manufatti, opere e costruzioni. Fu un’ideologia che si manifestava anche attraverso le sue architetture, estensione dell’organizzazione sociale imposta. Ecco perche’ soprattutto in Russia, fotografare un palazzo o studiare la pianta di una citta’ e’ un atto politico, a prescindere da ogni altro intento.
Tkachenko lo sa bene e ne fa punto di partenza, un’affermazione programmatica carica di cosa? Denuncia? Nostalgia? Forse un’amara risata, ognuno tragga le proprie conclusioni. Mi dicono di Tkachenko che egli sia un personaggio scostante, istintivo, testualmente "un mezzo matto" percio’ e’ possibile, persino probabile l’intento iconoclasta e ribelle, anche beffardo ma non di meno carico di un formidabile senso estetico. Lui dice di voler essere testimone di un’epoca e di far si che nulla vada perduto, il che non contraddice anzi esalta la qualita’ straordinaria delle sue fotografie . Protagonista il bianco della neve, dei ghiacci, cortina e patina di un passato che sta sparendo ma non con un’esplosione ma con un soffio, un lento declinare nell’oblio percio’ vi sono immagini che accennano appena a macchine e case, relitti e rovine gia’ fuori dal tempo perche’ fuori dalla memoria dei piu’. Tkachenko si concentra su cio’ che resta dell’era spaziale e atomica, forse la piu’ rappresentativa o forte nell’immaginario collettivo. Lo voglio ripetere, sono fotografie incredibili che il catalogo per quanto di altissima qualita’, non puo’ rendere completamente non almeno quanto le stesse viste in grande formato.
Ad ogni modo il senso di grandiosita’ si comprende bene e il volume, come uno scrigno svela immagini e luoghi come la cronaca di un altro mondo o almeno di un mondo che voleva essere piu’ grande di cio’ che fu.
Il libro in quanto oggetto e’ di per se’ unico e prezioso, il catalogo straordinario, uno dei piu’ belli che abbia avuto tra le mani. Un artista da seguire, un libro da possedere.

Pagina ufficiale Danila Tkachenko

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Art City 2017, Bologna 28-01-2017 (prima parte)

Art City 2017Credo mai come quest’anno s’e’ parlato male di Arte Fiera il cui problema di fondo che s’acuisce man mano con gli anni e’ l’esasperante accelerazione commerciale che viene venduta come arte e come tale viene fatta pagare ai visitatori. In sostanza c’e’ un biglietto per vedere chi vende e chi compra. La discussione e’ aperta e accesa, personalmente me ne tiro fuori non andandoci e altresi’ godendomi il vero evento, Art City dove Bologna diviene una grande galleria con tante stanze diverse grandi come palazzi. Se c’e’ un difetto in tutta l’operazione e’ la sovrabbondanza di eventi ma non ci lamentiamo per il brodo grasso e comunque con un’attenta programmazione, si puo’ vedere molto anche nelle settimane a seguire. Come gli anni precedenti mi limitero’ agli eventi piu’ importanti, non necessariamente i migliori e con molto ancora da vedere.
Tributo al Caccia. Grande architetto Luigi Caccia scomparso ultra centenario nel Novembre scorso, milanese e attivo in prevalenza in Lombardia ma lascio’ il suo segno pure a Bologna. Scopro proprio in questa occasione che la bellissima Piazza Santo Stefano inaugurata nel 1991 e che tante volte ho ammirato nel sublime equilibrio tra antico e moderno, e’ opera sua . Un tassello importante nella conoscenza della citta’.
Inside Brazil. Che poi iniziative come Art City confermano che il vero obiettivo della manifestazione e’ far conoscere la citta’ e ci riesce benissimo come nel caso della Basilica di Santo Stefano che scopro nella sua bellezza proprio con la mostra ospitata nei suoi chiostri. Cinque artisti brasiliani che raccontano la loro terra attraverso foto, sculture, video e dipinti. Ottima la scelta dei lavori esposti, forse manca quel tocco di unicita’ e originalita’ ma vi sono cose belle e cio’ basta.
Art City 2017 - Danila TkachenkoOmissis. Spazio off di Arte Fiera con sculture di Andrea Poggipollini e foto di Samuele Sodini nel pop del pop, anzi nel post del post, percio’ combinare a scelta e si ottiene la citazione del classico piu’ classico declinato al contemporaneo piu’ popolare del popolare. Discreto, certamente piacevole, disimpegna e diverte.
Paolo Ventura / Danila Tkachenko. Doppia presenza organizzata dalla Galleria del Cembalo. Non mi soffermero’ troppo su Paolo Ventura per quanto il suo lavoro sia originale e gradevolissimo nella ricostruzione scenica di un immaginario passato, fotografie di un mondo di finzione che riproduce la realta’, un cortocircuito carico di pathos che si fa voler bene al primo sguardo. Ancor meno parlero’ ora di Tkachenko perche’ vi sara’ una nuova occasione e in sede separata.
Giovanissimo fenomeno nato a Mosca nel 1989, sta conquistando il mondo della fotografia e di certo ha conquistato me con la serie "Restricted areas", foto rubate al gelo e alla storia, il cosmico sovietico che torna dalle zone proibite di un passato che a volte sembra immaginario. Immagini di una bellezza strepitosa ed entusiasmante. Semplicemente favoloso.

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