Cesare Leonardi, L’Architettura della vita – Galleria Civica di Modena, 16-09-2017

Cesare Leonardi 1

Cesare Leonardi 2

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Gianluigi Toccafondo, Stefano Arienti, Alfabeta – Galleria Civica di Modena, 15-04-2017

Gianluigi Toccafondo - Galleria Civica ModenaCome per molti credo, il primo incontro con Toccafondo risale alla meta’ degli anni 90 con la pubblicita’ della sambuca Molinari.
Molto efficace, singolare come e’ singolare il lavoro di Toccafondo con la sua pittura animata che interviene sul girato sovrapponendosi ma soprattutto espandendo il quadro in dimensioni oniriche e fiabesche. Il suo e’ un sovrastrato d’immaginazione che e’ narrazione su narrazione del quale si ammira il segno e il gesto. La Palazzina dei Giardini di Modena, riconquistata la natura espositiva dopo lo stupro dell’amministrazione che ne fece negozio per le cooperative amiche e ci aiuta a ricordare il lavoro di Toccafondo dagli anni ’90 ad oggi, un lavoro sull’animazione siano corti, pubblicita’ o sigle, senza dimenticare la carta stampata quindi la pittura e sequenze narrative non animate. Molti gli interventi video da vedere o rivedere, divertente e sorprendente ammirare da vicino i dipinti divenuti fotogrammi che svelano la tecnica e l’arte di Toccafondo.
Stefano Arienti - Galleria Civica ModenaDi Stefano Arienti invece non conoscevo nulla, lo approccio percio’ a mente aperta e a primo acchito lo sconcerto. Non riesco a cogliere la cifra stilistica fatta di sovrapposizioni e ricalchi, ripetizioni e copiature. L’uso di grandi teli antipolvere, da qui il titolo della mostra, mi pare un vezzo poco originale e molto strumentale e avrei abbandonato la sala con questa impressione se non mi fossi fermato a vedere la  video intervista all’artista sulla realizzazione della mostra e tutto s’e’ fatto chiaro. Arienti e’  anzitutto sincero, onesto col suo pubblico e i suoi committenti. Egli ha colto le infinite declinazioni del disegno nel suo atto meccanico, movimenti che divengono essi stessi messaggi e scelte che nell’istante si innalzano ad arte. E’ finita che uscito dalla proiezione ho riguardato tutto ed e’ stato tutto molto chiaro e bellissimo. Invito s’intende a visitare l’esposizione di Arienti e se vi sono perplessita’ fare altrettanto.
Singolare ma fino ad un certo punto la mostra dedicata ad Alfabeta, quantomeno perche’ non ci si aspetta di trovare una rivista letteraria in una sala mostra. Viene fuori invece che Alfabeta affianco’ al testo, ricordiamo che fu la rivista letteraria per eccellenza che transito’ la cultura dagli anni 70 agli anni ’80, anche la pittura e la grafica con nomi come Pozzati, Boetti, La Pietra, Carmi, Baj e tanti altri. Tanti protagonisti per una bella pagina della cultura italiana, forse irrimediabilmente l’ultima considerando lo squallore delle mezze cartucce che qualcuno oggi chiama intellettuali

Gianluigi Toccafondo
Stefano Arienti
Alfabeta

Nino Migliori – Lumen – Galleria Civica di Modena 26-03-2016

Nino Migliori - LumenChe Nino Migliori sia un grande fotografo l’ho gia’ scritto. Che per tutta la sua lunga carriera abbia cercato di reinventare l’immagine confondendo tecniche e stili, pure.
Credo anche di aver detto quale persona straordinaria egli sia e quale lucidita’ egli possieda alla non piu’ verde eta’ di 90 anni se ancora lavora attivamente, inventando, stupendo, giocando. Malgrado tutto pero’ riesco ancora a stupirmi del suo lavoro, anzi Migliori riesce a superare anche le piccole diffidenze date dall’apparenza che inganna. Leggendo di questa mostra, ne fui ovviamente felice, sarei andato comunque per vederla ma il progetto ossevato su pagine web e stampate, non mi era parso cosi’ poderoso, anzi ordinario rispetto molti lavori passati. Si tratta di 64 foto inedite di sculture, in particolare le otto metope del Duomo di Modena, illuminate con la sola luce naturale di una candela. E’ una intuizione fenomenale che restituisce una visione sia storica che immaginaria dei bassorilievi e nel contempo mette a dura prova l’occhio del fotografo e la tecnica dell’artista. Metope come frammenti di un passato remoto, un Medioevo raffigurato come fantasia vuole e come storia racconta. Un’epoca buia? Forse. Non troppo in fondo ma certo quelle figure ritratte da Migliori dovevano apparire cosi’ agli occhi degli spettatori di un tempo che con la sola luce di una candela si avvicinavano ad esse.
Restituire una forma e uno spirito col ruolo attivo di chi giocando con la luce evidenzia particolari e non altri, nasconde angoli illuminando quelli opposti ecco come la mano d’artista interviene con un gesto, un’idea e il resto e’ solo tecnica per bloccare quella luce. Percio’ ogni foto e’ unica e diversa dalle altre, non un soggetto ma innumerevoli a seconda dello spirito del momento. Lavoro notevolissimo. Consiglio la visione del bel documentario su Migliori, un’ora spesa bene e dell’altro piu’ breve in cui il fotografo spiega il progetto Lumen.
Ripeto, un grande artista, un grande fotografo, una bella persona.

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La memoria finalmente. Arte in Polonia: 1989-2016 – Galleria Civica di Modena 26-03-2016

La memoria finalmente. Arte in Polonia - 1Dopo la tragica parentesi estiva giocata a suon di mortadelle e vino in cartone, un buon passaggio successivo di Spoerri sempre figlio pero’ delle medesime logiche bulimiche-alimentari, si rivede presso la Palazzina dei Giardini un po’ di arte per l’arte, una di quelle mostre piccole eppure importanti che non sempre ma nemmeno troppo di rado abbiamo visto da queste parti. C’era un po’ di apprensione per il dopo-Pierini ma a quanto pare ogni tanto dalla tragica gestione della cultura modenese, emerge qualcosa di buono.
Polonia oltre il muro, il muro ideale del comunismo s’intende. Tra i vincitori che esultano e i vinti, i comunisti appunto, che in barba a decenni di sostegno al regime, si defilano mascherandosi da vincitori, tutti a complimentarsi, a dire quanto e’ bella la liberta’ oltre il giogo della barbarie bolscevica. Si e’ lasciato credere che tutto sarebbe andato bene e certo, cosi’ di massima e’ stato ma il passato non si cancella ne’ si dimentica, tantomeno si puo’ prescindere da esso per quanto terribile sia stato. Forse in quest’epoca senza grigi, di bene a male assoluti, si tende a ragionare solo in termini di pro e contro quando c’e’ da fare i conti con un’estetica  e un’idea di societa’ che comunque resta dentro coloro che hanno vissuto quegli anni in prima persona. Praticamente in ogni opera e chiaramente in ogni artista, emerge fortissimo, talvolta violentemente lo straniamento, le perplessita’, le incertezze e le paure, si anche le paure di chi si e’ sentito togliere da sotto i piedi un mondo che nel bene o nel male, fu certezza solida ed affidabile. C’e’ lo smarrimento di chi deve trovare un nuovo equilibrio e nuove strade da percorrere, nuove certezze da costruire e nel frattempo un grande vuoto da riempire con tanta materia grezza da modellare e costruire un nuovo domani. L’angoscia mista al senso di liberazione arriva fortissimo, il grigio non solo come colore, caratterizza praticamente ogni opera presente e arriva fortissima a chi guarda, consapevoli che malgrado il quarto di secolo trascorso, c’e’ ancora tanto da fare verso la completa liberazione. Liberazione da cosa viene da chiedersi se questa forza tanto diversa dalla nostra sa creare arte cosi’ sublime, cosi’ poco allineata ad uno standard artistico, quello occidentale, che deve tutto ormai alla forza del commercio e non a quella delle idee. Quindici artisti, che tra pittura, scultura e cinema, raccontano anni irripetibili, oltre la geopolitica, oltre la storia, oltre i trattati.
Mostra aperta al pubblico sino 5 Giugno, vale anche una trasferta.

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Daniel Spoerri. Eat Art in transformation – Modena 27-11-2015

Daniel Spoerri Modena 1Che il cibo sia uno dei nuovi metodi di controllo sociale e di conseguenza fonte di grande guadagno e’ indubbio. "Produci consuma crepa" profetizzava Ferretti e come formichine obbedienti ci facciamo raccontare di mangiare tanto, spendere tanto perche’ si sa la qualita’ costa ma costa pure dimagrire e ancora di piu’ costa ammalarsi e forse guarire, un’intera filiera che sull’idiozia del cibo, si mantiene e prospera. L’EXPO e’ stata la piu’ formidabile delle mangiatoie con un fallimento di presenze ed economico ancora piu’ marcato ma venduto come un grande successo. E le formiche intanto producono, consumano e crepano. Modena ha cavalcato la folle onda, strappando all’arte la Palazzina dei Giardini per regalare un barettino alla solita squallida cooperativa ma finita la cuccagna la Galleria civica riprende possesso dei suoi spazi per offrire una grande mostra dedicata a Daniel Spoerri.
La scusa e’ sempre quella del cibo e chi meglio di Spoerri, il padre delle a"Eat art" poteva restare in argomento?
Il cibo per l’artista svizzero classe 1930, non e’ arte e l’arte non e’ cibo. Egli non fa arte col cibo e non si ciba d’arte, niente di tutto questo eppure lo e’, mescolato, innestato, incrociato, invasione reciproca e senza soluzione di continuita’.
Daniel Spoerri Modena 2Il cibo per Spoerri e’ un virus, ingiudicabile, forma di vita autonoma, senza etica, senza altro scopo se non il perpetrarsi e il riprodursi, proprio come ogni forma animale e vegetale esistente, uomo incluso percio’ il video "Reincarnazione" visto in mostra, inizia dal letame, passa per l’uomo, l’animale e la natura e torna al letame, catena che lega tutto il creato accumunando tra loro quanto esiste e dona la sola eternita’ laica possibile, nel rispetto della fisica e della morale. L’artista esplora le possibilita’ di questo connubio tanto naturale quanto complicato da realizzarsi e le opere che percorrono 50 anni di carriera, ben rappresentano un tracciato lungo e articolato. Cio’ avviene attraverso e soprattutto i tableaux-pieges trasformati nel tempo da fotografie tridimensionali di pasti veri o immaginari, ad essere composizioni, rimandi e citazioni e come le nature morte morandiane, sono le sfumature di tinta a mutarne il significato e il ritmo degli aggetti a porre gli accenti. Meno interessante invece il ciclo "20 metri quadrati di utensili da cucina inutili" dalla valenza espressiva ridotta al minimo e che si esaurisce molto prima del ventunesimo tableaux-pieges. Straordinaria invece la collezione delle Edizioni MAT, la raccolta di reperti e opere delle collaborazioni di Spoerri con tanti altri artisti, con un occhio di riguardo all’arte cinetica e programmata, gia’ questa sufficiente a dare lustro all’intera esposizione.
Nel complesso l’operazione e’ imponente come solo fu la mostra dedicata ad Albers. Qualita’ discontinua ma cio’ non dipende dai curatori ma dalle tante fasi dell’artista che inevitabilmente incontrano o meno i gusti di chi osserva. C’e’ tempo sino al 31 Gennaio 2016 e che almeno questa insana campagna sul cibo, una volta tanto serva a qualcosa.

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Art Kane Visionary / Franco Guerzoni – Fueros (Galleria Civica di Modena, 19-07-2015)

Art KaneAmmetto molto rammarico e una punta di disagio nel parlare di una mostra conclusa ieri e iniziata a Giugno, perche’ fosse robaccia avrei evitato ad altri di perdere tempo ma quando si tratta di qualcosa di bello, il non aver contribuito alla buona riuscita mette addosso un po’ di dispiacere.
Si dira’ che Art Kane non ha bisogno di troppa pubblicita’ ed e’ vero.
Lo abbiamo conosciuto come fotografo di star della musica, immagini iconiche capaci di rappresentare un’epoca oltre che gli artisti ritratti. Dipendera’ dalla straordinaria fantasia di un artista che sa comunicare letteralmente con le immagini andando oltre cio’ che si vede, oltre i volti e le forme, o forse il saper manipolare le immagini con tecniche nuove quando computer e Photoshop erano oltre la fantasia dei piu’ audaci scrittori di fantascienza. Di suo ricordiamo ri celebri ritratti degli Who, Doors, Zappa e la Joplin nell’essenza della loro natura che va oltre lo showbiz, spogliando l’uomo dalle vesti dell’artista e rivelando passioni e paure ma anche gioia e genio. Kane fu colui che diede immagine al jazz di un’epoca e anzi del jazz fu un formidabile interprete. Fu un riferimento anche della moda, con pubblicita’ e servizi che tra gli anni 70 e 80, fecero il giro del mondo e che ancora oggi ricordiamo. Questo si sapeva, tutto in parte ma l’importanza della mostra alla Galleria Civica di Modena e’ concentrare una parte rappresentativa del lavoro di un artista e stordire il visitatore con la bellezza e la forza di una visione, quella di Kane, sull’arte, la politica, la moda e la pura estetica.
Non e’ inutile percio’ parlarne e ricordare un’opera che resta oltre la mostra, oltre le mode, oltre i ritratti, insomma, oltre il tempo.

Franco GuerzoniAl piano superiore della Galleria Civica, un’altra esposizione che poco ha a che fare con Kane ma molto col Festival della Filosofia e ad esso legato nella tre giorni dedicata all’ereditare. Espone Franco Guerzoni, modenese classe 1948 percio’ i fueros freudiani ben rappresentano il percorso artistico e umano dell’artista, siano essi cocci o capisaldi dell’evoluzione personale. Materia e immagine, tecnica mista che comprende vetro, legno, gesso, pietre e ferro, incisi, stampati e dipinti, stratificazioni di psiche e racconti. Si perche’ le opere di Guerzoni, quelle dell’ultimo periodo qui esposte, sono da vivsitare, guardare attraverso, scavare e ricercare. Vi sono passaggi che proiettano nelle tre dimensioni la bidimensionalia’ della superficie, anfratti da esplorare, come grotte buie e misteriose, vetri scheggiati di passaggi verso quello spazio che artisti come Fontana hanno ipotizzato e in quegli spazi altre immagini, altri passaggi.
Mi ha colpito e tanto. Guerzoni e’ un artista colto e d’esperienza, ha vissuto le avanguardie e le interpreta ancora oggi con eleganza e intelligenza, originale dove e’ difficile esserlo soltanto col mestiere, senza aggiungere clamori artificiali e dove in fondo se non tutto, molto e’ stato gia’ visto. Un interesse il mio accresciuto anche dalla personale passione verso quegli artisti che confondono la pittura con la scultura, il filo sottile che divide le due arti e quando il confine e’ sfumato ed indefinito, in quel punto e’ possibile trovare opere davvero sorprendenti. Ebbene se oggi lo spazialismo riesce a raccontare qualcosa, lo si deve anche a Guerzoni che spazialista non e’ ma non di meno sa evolverne il linguaggio. Ah dimenticavo: mostra organizzata e voluta da Marco Pierini, riconosciamo lo stile l’importanza. Vedremo se senza di lui si sapra’ fare meglio.

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Nuove acquisizioni. Inediti e riscoperte – Modena, 25-04-2015

Nuove acquisizioni. Inediti e riscoperte-Diego ZuelliAl Palazzo Santa Margherita, sede della Galleria Civica di Modena, unica sopravvissuta al magnamagna pseudo Expo, sono visibili fino al 7 Giugno 2015 molte opere che come titolo suggerisce, sono entrate da poco a far parte della collezione permanente.
Fotografie, quadri e disegni di artisti in gran parte modenesi ma non solo, molte le donazioni di privati e degli artisti stessi, nonché l’occasione buona per presentare vecchie acquisizioni fino ad oggi senza un contesto per essere presentate. Tanti i nomi e ancor di piu’ le opere, molti quelli nuovi, almeno per me e altrettanti gia’ visti.
Per gli elenchi rimando al sito ufficiale ma cio’ che vale la pena evidenziare sono le 114 incisioni donate dall’Associazione per la diffusione dell’opera artistica di Modena che alla sua chiusura non ha disperso le opere raccolte negli ultimi 30 anni.
Altra importante acquisizione e’ la notevole raccolta di opere di Giorgio Preti, giovane artista modenese scomparso nel 1961 a soli 21 anni, un vero talento a giudicare da quanto ho visto, un futuro certamente importante del quale purtroppo resta solo molto rammarico.
Nuove acquisizioni. Inediti e riscoperte-LoschiSchizzi e disegni di qualita’ altissima, uno stile in evoluzione ma gia’ ben definito. Nel 2106 e’ prevista una piu’ ampia retrospettiva che aspettero’ con molto interesse ed attenzione.
Che dire, gusti a preferenze a parte, e’ inevitabile che la qualita’ sia discontinua. Non faccio nomi ne’ graduatorie ma di massima le fotografie mi hanno poco impressionato, alcune poi mi hanno lasciato davvero perplesso.
Molto meglio quadri, stampe e dipinti con netta preferenza per le opere meno recenti laddove inevitabilmente, il nome fa da garanzia.
E a proposito di garanzia, uso di prepotenza il mio spazio per segnalare che anche Fabrizio Loschi, amico e stimato artista modenese, e’ presente all’esposizione e saro’ di parte ma ancora una volta i suoi lavori sanno emozionarmi e mi ritrovo a casa negli archetipi che contraddistinguono la sua cifra stilistica, origini che ritroviamo all’alba del classicismo occidentale e che il secolo scorso ha restituito con la forza di un novecento che non vuole essere coordinata temporale ma espressione di idee tra metafisica e tradizione. Iconico, nella sua semantica l’infinita possibilita’ espressiva di un mondo che non cessa mai di raccontare il peggio e il meglio possibile, nell’impossibile distinzione tra incubo e sogno.
Anche grazie a lui, diventa una mostra piccola ma interessante che vede tra i protagonisti tracce dell’ex direttore Marco Pierini del quale si sente ancora la forza delle idee, percio’ godiamoci quel che resta.

Scheda ufficiale evento

The cinema show – La variante e la regola (Modena 28-02-2015)

The cinema showScopriamo l’ultimo lascito di Marco Pierini, direttore della Galleria Civica di Modena prima che lo zampone prenda il sopravvento e godiamoci al Palazzo Santa Margherita una mostra fotografica che celebra la fotografia e i fotografi, fotografi chiamati ad un compito ben preciso: fotografare il cinema.
Ogni pellicola di un certa importanza, raccoglie durante il girato, foto solitamente raccolte in portfolio che celebrano o raccontano quella piccole e grande avventura che e’ la costruzione di un film. In un tempo, senza internet, cd, dvd e quant’altro, le foto di scena divenivano talvolta l’unico mezzo per illustrare a distributori, addetti ai lavori e al pubblico, un nuovo lavoro ed e’ importante riflettere sul fatto che  la vera memoria storica del cinema, gli scatti che hanno incendiato l’immaginario di generazioni di spettatori, sono in gran parte foto di scena. Mestiere questo che iniizio’ a definirsi nel dopoguerra, grazie alle nuove pellicole piu’ sensibili anche con soggetti in movimento e con fotografi di cronaca che prestati al set, inventarono nuove prospettive accattivanti anche per gli stessi registi e non a caso molti di questi in seguito saltarono la barricata specializzandosi in fotografia cinematografica. Quaranta fotografi, un secolo di storia della settima arte che non racconta ma si fa raccontare e con essa i protagonisti che hanno cadenzato i decenni della nostra storia. Nostalgie e ricordi, un mondo che fu e che fa bene ricordare.
La variante e la regolaPoco in la’ da "The cinema show", le stanze che ospitano l’altra mostra "La variante e la regola".
Minimalismo e pittura analitica come cita il sottotitolo in quel fondamentale periodo che dal dopoguerra e per oltre un ventennio ha sottratto la soggettivita’ dell’artista ad un segno che pur astratto non definisce se stesso ma delinea nuove forme e nuovi colori attraverso combinazioni e schemi geometrici nella definizione, incredibilmente differenti nella sostanza, effetti che tra arte e scienza, travalicano l’illustrazione divenendo esperienze sensoriali vere e proprie. I nomi sono quelli che contano, Biasi, Veronesi, Bonalumi, Castellani e LeWitt tra gli altri e contribuiscono a fare della mostra un piacere che va oltre la piccola raccolta.
Sara’ che con questi artisti gioco in casa ma la mostra mi ha entusiasmato. C’e’ tempo per visitarla sino al 6 Aprile e per allora certamente tornero’.

Scheda The Cinema Show
Scheda La variante e la regola

Marco Pierini lascia la direzione della Galleria Civica di Modena

Marco PieriniModena, un istante prima di affondare.
Il comune ha deciso che La Palazzina dei Giardini, sede di tante, tantissime mostre curate dalla Galleria Civica con grande passione, rispetto e amore, debba essere destinata a esporre cotechini e prosciutti, come se la citta’ non sapesse produrre altro, non possa rappresentare altro.. In realta’ e’ forte il sospetto che la citta’ sia ormai finita, dal momento in cui la cultura pare non avere piu’ spazio, salvo appunto la Galleria Civica che sotto l’esemplare direzione di Marco Pierini, ha saputo in questi anni  far parlare di se’ per cura ed eccellenza attraverso mostre mai banali, ottimamente gestite e talvolta eccezionali, un vero miracolo a fronte di budget sempre piu’ risicati e la gratuita’ degli eventi.
A questo punto al Direttore Pierini non e’ restato altro che rassegnare le dimissioni, gesto piu’ che comprensibile ma che getta nel piu’ totale sconforto chi ha apprezzato il suo lavoro.
E’ giusto che questo si sappia e alla barbarie di pochi piccoli ma potenti, contrapporre la voce di molti, stanchi della loro cieca ottusita’. Sempre che di ottusita’ si tratti e forse e’ anche peggio.
Attenzione, non e’ il problema di una citta’ soltanto ma di un sistema che non ha piu’ limiti ne sponde per arginare la caduta verticale, percio’ coinvolge tutti, non solo i modenesi.
Lascio ora la parola a Marco Pierini con la lettera di dimissioni:

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Michelangelo e il Novecento – Modena 13-09-2014

Michelangelo e il novecento - 1Ancora una volta la Galleria Civica di Modena riesce a imbastire con pochi mezzi e in piccoli spazi, un evento importante e significativo, agganciando in questo caso la celebrazione dei 450 anni della morte di Michelangelo Buonarroti.
Assieme alla Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, presso la Palazzina dei Giardini Margherita a Modena e fino al 19 Ottobre, sara’ possibile vedere in mostra alcune opere rappresentative di un lascito che vuole essere ispirazione, rivisitazione, omaggio ed evoluzione del grande maestro aretino. L’intento programmatico ed in fondo il riassunto di tutta l’operazione la troviamo all’ingresso dove formidabile e gigantesca, domina la "Pieta’ V" di Jan Fabre, opera che ovviamente si e’ voluta far passare per blasfema, provocatoria e tutto il misero bagaglio dei ciarlieri dell’arte e dei piccoli giornalisti al loro seguito, senza considerare il puro e semplice impatto emozionale ed estetico dell’operazione. Se vi e’ provocazione e’ nella negazione di un passato al quale Michelangelo appartiene ma mi piace pensare, visto l’uso del marmo cosi’ come fece il Maestro, una forte affermazione dell’arte contemporanea che non vuole sentirsi seconda neppure alle sue origini. Allo stesso modo e’ da intendersi il David di Kendell Geers, gigante in polistirolo incartato nel nastro di segnaletica stradale, qualcosa da guardare e non toccare in attesa di proseguire oltre, finta sacralita’ sotto gli occhi tanto perplessi quanto ammirati seppur tendenzialmente bovini dei visitatori immortalati da Thomas Struth.
A ribadire il senso di evoluzione del sistema e’ Yves Klein con "L’Esclave d’après Michel-Ange, (S 20)", vetroresina e sgargiante blu cobalto di chi ha deciso di ripartire senza negare.
Michelangelo e il novecento - 2Piu’ forzata la presenza di Robert Mapplethorpe attraverso un legame dato dalla forma della rappresentazione fisica, legame che capiamoci, collega infiniti altri artisti tra loro. Diverse le foto in mostra tra le quali alcune del compianto Gabriele Basilico ed infine vale la pena di soffermarsi  sul documentario "Lo sguardo di Michelangelo", corto girato da Antonioni nel 2004 dove per la prima volta si fa interprete in un abbraccio dal sapore di un addio col grande omonimo attraverso il Mose’. Il triplice incontro di sguardi, la telecamera, il regista e lo scultore, tiene banco tra le ombre che svelano curve, anfratti, scambio di luce col buio come energia, la stessa energia che attraversa il tempo e nel tocco del regista sul freddo marmo, il peso del tempo finito per entrambi e’ continuita’ per un indefinibile futuro.
Forse facile dal punto di vista visivo, resta forte il senso si eternita’ al quale l’uomo aspira e commuove il commiato che in fondo da’ il senso e conclude operazione.
Come e’ ovvio che sia c’e’ anche il Buonarroti e lo possiamo vedere in due piccoli disegni, due abbozzi in fondo ma che conservano il fascino dei secoli che va ben oltre il valore materiale. Suggestivi.
Come sempre complimenti alla Galleria Civica di Modena e ai suoi curatori

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