Mario Cresci La fotografia del no, 1964-2016 – GAMec, Bergamo 09-04-17

GAMeC - Mario CresciNon conoscevo Cresci prima di questa esposizione, sapevo pero’ che la avrei trovata al GAMeC e certo non dico no ad una mostra fotografica. Leggo la scheda informativa sulle pagine della Galleria, scheda peraltro ben dettagliata sulle varie sezioni e sul lavoro di Cresci, nonostante cio’ la sorpresa e’ stata enorme.
Cresci, classe 1942 artista e fotografo, anagraficamente avvantaggiato per aver vissuto nel fiore degli anni le avanguardie degli anni ’60 e in tormenti del decennio successivo. Parliamo del 68 e’ ovvio cosi’ com’e’ ovvio tutto quanto avvenne fino al 77 mentre lui era li’ a respirarne l’atmosfera e buttarsi in prima persona nella mischia. Soprattutto pero’ ne apprese il linguaggio, la sintassi, anche la voglia di rivoluzionare tutto, l’idea e il suo evolvere in nuovi percorsi. I suoi anni migliori quindi? Si, del resto lo furono di molti ma Cresci e’ un artista che ha continuato e continua ancora oggi con tenacia a reinventare spazi e immagini, anche reinventare se stesso. Non sono poche le opere ridisegnate, reingegnerizzate talvolta, riviste, mai corrette, espanse quello si. Se parlassimo come giornalisti imbecilli, diremmo Cresci 2.0. "Geometria Natuiralis", l’opera che ci accoglie nella prima sala, e’ un perfetto esempio di come un progetto iniziato nel 1975, si possa concludere perfettamente nel 2001 integrando nuovi elementi che ridefiniscono il senso originale dell’opera lasciandolo pero’ immutato nella stratificazione di significati. Insomma, mi aspetto un fotografo e trovo un artista e con questo non voglio dire che un fotografo non lo sia, semmai al contrario e’ qualcuno che usa la fotografia come uno strumento qualsiasi, chesso’ un tipo di pigmento o un materiale specifico per scolpire. La fotografia come mezzo non come fine, qualcosa di grezzo da raffinare, piegare, sagomare fisicamente come la serie "Baudelaire" o sintatticamente come in "Attraverso l’arte". Senza alcun dubbio una gran bella scoperta per me che non lo conoscevo, la conferma di una vitalita’ intellettuale che con gli anni cresce e migliora con grandi spazi ancora da percorrere e che da oggi, non mi faro’ mancare.

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GAMeC, Pipi Carrara, Attilio Nani – Bergamo 09-04-2017

GAMeC - IngressoTorno a Bergamo dopo tanti anni e il GAMeC diventa uno splendido pretesto per rivedere la citta’ e una galleria di arte contemporanea che a quanto ho letto e poi visto, e’ molto attiva anche sulle mostre temporanee.
La collezione permanente nasce da raccolte di donazioni private con un nome su tutti, Manzu’ che tra sculture e dipinti, volle cosi’ onorare la sua citta’ natale. La raccolta Spajani comprende grandi nomi come Balla, Kandinskij, Boccioni, Morandi e non sono da meno le altre serie con Fontana, Burri, Cucchi, Parmeggiani. La collezione e’ piccola ma densissima, i nomi sono quelli che hanno fatto la storia dell’arte del XX Secolo, la qualita’ delle opere e’ alta anche se certo non la piu’ rappresentativa. Certo, per essere frutto di donazioni e’ di per se’ un grande risultato, molto rappresentativo e piacevole da vedere, incantevole in alcuni casi. Consiglio l’acquisto del piccolo ma completissimo catalogo che in poche righe introduce e contestualizza le opere.
Altre due mostre sono visitabili in questi giorni e pur essendo temporanee fanno parte di un solo grande appuntamento. La prima, quella di Pipi Carrara e’ all’interno dello stabile del GAMeC, percio’ a pochi passi dalla permanente. Carrara e’ artista bergamasco il cui lavoro oscilla tra l’alto artigianato e la pura espressione artistica. Usa indifferentemente legno, gesso, terracotta, bronzo per opere di alta precisione meccanica che talvolta assumono connotati organici e alieni. Carrara si fa ammirare, diverte e talvolta stupisce. Uno stile certo unico e personalissimo mai banale. Davvero interessante.
Per vedere Attilio Nani serve raggiungere il cuore di Bergamo alta e non e’ certo una penalita’ anzi. Bergamo e’ una citta affascinante con due anime e la piu’ antica custodisce grandi tesori antichi e come in questo caso, anche moderni. Nani, artigiano e scultore, scomparso nel dopoguerra poco piu’ che cinquantenne, non nasconde nelle opere esposte la natura scultorea e di design del suo lavoro. In contatto col territorio e i suoi artisti, come Manzu’ ad esempio, offre lavori dai connotati sospesi tra il primitivismo e la ricerca piu’ raffinata, a volte simbolica. Artista non nelle mie corde ma che merita una visita anche grazie al bell’allestimento curato da M. Cristina Rodeschini e Valentina Raimondo.

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