Fatti e fattoidi – Gillo Dorfles

Fatti e fattoidi

Il Kitsch, antologia del cattivo gusto – Gillo Dorfles

Il Kitsch Antologia del cattivo gustoDorfles e’ sempre un piacere, un piacere che oltretutto dura nel tempo considerando i 107 anni da poco compiuti. Mi capita tra le mani la prima edizione di questo testo che potrei azzardare a definire fondamentale, un bel librone, pagine spesse e lucide, rilegatura indistruttibile, insomma la bella editoria di una volta. Era il 1968, anno cruciale nella tentata definizione o ridefinizione della societa’, dove tutto fu messo in discussione, analizzato e riprogettato. Dorfles non si tiro’ indietro cercando di mettere ordine al principio anzitutto, dall’etimologia all’applicazione pratica di un concetto tutt’altro che semplice.  Si perche’ il kitsch e’ un’idea scivolosa, non immutabile, mobile in quanto relazionata al periodo nel quale si contestualizza qualcosa e cio’ che oggi appare kitsch, ieri poteva non esserlo. Quindi cosa nasce kitsch restando tale per sempre? I nani da giardino ad esempio, simpatici oggetti da sempre testimoni di abbacinante pochezza. Il kitsch e’ qualcosa che puo’ essere involontario ma il piu’ delle volte si puo’ coscientemente creare a tavolino lasciando a chi vede e possiede, la qualita’ e l’appartenenza.
il kitsch e’ la vittoria dell’effetto sulla funzione, e’ il gigantismo o la miniaturizzazione ovvero il fuori scala rispetto l’originale. E’ la decontestualizzazione indiscriminata, e’ la riproduzione di massa di qualcosa nato unico e per un’elite. C’e’ poi a complicare le cose la variante del camp come proposta anti-kitsch, in realta’ e’ kitsch al giro di boa, un parente ricco di una famiglia che resta di pezzenti. Il vero camp, davvero raro a dire il vero, si confonde facilmente, percio’ dietro di esso si nascondono in molti, pure troppi.Che il libro sia ancora attuale e’ segno che l’autore non ha previsto tutto. Forse oggi e’ diverso, meno appariscente, dipendera’ dall’immaterialita’ col quale si compone ma resta attualissimo. Un cellulare da 1000 euro in mano a chi scrive monosillabi e’ kitsch, firmare le petizioni online e’ kitsch (e stupido), anche i test da social network qualificano le persone come uno volta facevano le gondoline di plastica in salotto. Ikea e’ kitch (spesso, non sempre), i "collezionali tutti" da edicola e sulla stessa scia gli orologetti di plastica venduti e peso d’oro. Cosi’ lo e’ il suv per chi ci va a prendere i figli a scuola oltra la farlo vedere alle amiche e kitsch sono gran parte dei libri di Eco che s’impolverano nelle librerie e nessuno legge.
Ad ogni modo Dorfles si fa aiutare in questo da altri saggisti e scrittori per una lunga disamina che appassiona e atterrisce allo stesso tempo. Divertente, istruttivo e attualismo, senza alcun dubbio…

Horror pleni. La (in)civiltà del rumore – Gillo Dorfles

Horror pleniGillo Dorfles si puo’ dire a buon titolo, che ha attraversato il ‘900 ed essendo ultracentenario e ancora in attivita’, lo ha attraversato molto bene.
Ancor meglio i suoi scritti danno il senso della lucidita’ che lo contraddistingue e non parlo di stile, nemmeno delle analisi in essi contenuti, quanto l’attualita’ dei fenomeni trattati che da una persona della sua eta’ non ti aspetteresti..
Di cosa parliamo, parliamo dell’orrore, l’orrore del quotidiano, l’orrore di una societa’ in balia di tendenze, mode, manie provenienti non dal basso ma da un sistema economico e massmediatico che non lascia scampo ad un pensiero autonomo, alieni ad un piacere che non sia gia’ stato codificato e blindato. Dorfles lo conosciamo, conosciamo la sua cultura, la facilita’ con la quale focalizza e analizza ogni problema. Vero e’ che il libro e’ del 2008 e raccoglie articoli, interventi, ritagli gia’ pubblicati  ma da un passato che non e’ remoto e fenomeni recenti come telefoni cellulari, internet e informatica di massa sono da lui trattati con la chiarezza di chi e’ saldamente sul pezzo, di chi vive il fenomeno dall’interno e ha strumenti per criticarlo senza pregiudizi, senza abbassarsi al sentito dire.
L’analisi di Dorfles e’ antropologica, estetica, sociale, economica, artistica ovviamente. Si perche’ i brevi capitoli organizzati in aree tematiche piu’ ampie, colpiscono a largo spettro sulla societa’ tutta, sui suoi "pieni" che celano in realta’ un vuoto terribile, irrimediabile forse. La sua scrittura e’ cristallina, misurata, scivola senza intoppi tra le pagine che si leggono con una facilita’ straordinaria eppure Dorfles e’ logico, metodico, rigorosissimo, si tuffa in concetti che implicano idee, scoperte, filosofie delle menti piu’ eccelse degli ultimi 200 anni e tutto questo viene trasmesso senza difficolta’ anche al lettore meno preparato o meno attento. De resto si puo’ spiegare solo cio’ che si e’ compreso e Dorfles di dubbi ne ha davvero pochi. Se c’e’ un difetto dell’operazione e’ nel suo restare in un ambito senza troppi approfondimenti, opinioni ben giustificate ma troppo superficiali per costruirci sopra una teoria. E’ un libro per le grandi masse, non che questo sia un difetto ma ognuno decida se cio’ e’ un bene o un male.
Per qualcuno puo’ essere illuminante, per me e’ il piacevole punto di vista di un grande critico del XX secolo

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