Saga – Giovanni Lindo Ferretti – Reggio Emilia 12-09-2015

Saga 2015-2A Maggio con Ferretti a teatro, pensai sarebbe stata l’occasione annuale per vederlo, sentirlo, in qualche modo trovare quella vicinanza fisica oltreche’ di spirito, cio’ che si sottrae alla mistica per restituire alla terra e Dio solo sa il bisogno che abbiamo di cose reali, di tradizioni passate solo tramite di un futuro dignitoso del quale ha senso far parte. Trascorso il solstizio d’estate, sembrava che l’appuntamento con Saga fosse rinviato ad un nuovo anno e invece a Reggio Emilia, nella consueta ed evocativa cornice dei Chiostri di San Pietro, ci si ritrova come per tradizione antica, un profondo senso di comunione e desiderio di esserci.
C’e’ la Corte Transumante di Nasseta, perche’ uomini, donne e cavalli sono i veri protagonisti ma prima di tutto c’e’ uno stile di vita che vuole affermare valori antichi senza negare un presente che si nega da se’.
C’e’ Giovanni ovviamente e per me e’ molto se non tutto ma scopri che gran parte delle persone, sempre piu’ numerose e sempre piu’ famiglie, sono li’ per i cavalli, per il fuoco, per la polvere per quel senso del Giusto perso altrove. Ferretti e’ il collante, fa il suo mestiere di narratore, cantore moderno che ha viaggiato tutti i mondi possibili per poterli raccontare, un viandante che ha percorso una Terra tonda dalla quale si parte e infine si ritorna, questa volta per restare e con la forza di chi conosce tutto il Bene e tutto il Male al di fuori della propria casa.
Percio’ le sue parole sono potenti, importanti, emozionanti, commoventi ed e’ sempre cosi’ ogni anno, ad ogni ricorrenza e sono quattro con questa, tre alle quali ho avuto l’onore di partecipare.
La formula resta la stessa: una storia vera di convivenza, simbiosi tra uomo, animale e montagne, tre elementi coi quali raccontare l’Occidente senza negare altre verita’, anzi proprio attraverso queste, riconoscere la forza e l’importanza del proprio passato, contro ogni sistematica volonta’ di pulizia culturale perpetrata ai nostri danni.
Attenzione pero’, non esiste alcuna forma di negazione, solo affermazione attraverso la narrazione che si perde nell’alba dell’uomo laddove fu la simbiosi col cavallo ad elevare entrambi al rango di padroni della Terra.
Saga 2015-1Stessa formula si diceva ma nuovi testi e nuove musiche, inedita fiaba coi protagonisti di sempre, siano uomini o animali e li si vede crescere, perpetrarsi, il ciclo della vita che scorre in una eterna battaglia che si conclude alla sera innanzi ad un focolare e in cio’ la guerra di ogni giorno vinta.
Necessita’ che diventa opportunita’ e’ il tramonto settembrino che incombe con netto anticipo rispetto Giugno, percio’ la novita’ delle luci artificiali ma anche fuoco, tanto fuoco ad illuminare il chiostro e i cuori. E’ un fuoco che forgia il ferro e che segna percorsi nel buio della notte e del tempo, e’ il fuoco che l’uomo governa e col quale impera.
Emozionante, impossibile restare immobili a guardare senza sentire un fremito dal profondo, la certezza del Giusto e del Bello. Ferretti e’ il Tutto, Ferretti e’ lui.e’ sempre stato lui, guida imponente nella dolcezza della voce che pur stentorea, prende per mano e conduce con rigore e passione, la forza della Verita’.
Come sempre si esce pacificati, un segno di speranza altrove impossibile, la mente piu’ limpida e corre forte la speranza, anzi la certezza, che qualcosa di meglio esiste, qualcosa di meglio si puo’.
Servira’ tenerlo dentro per un altro anno, sino al prossimo appuntamento, necessario, immancabile, imperdibile.

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Giovanni Lindo Ferretti – A cuor Contento (Bologna, 08-05-2015)

Giovanni Lindo Ferretti Bologna 08-05-2015-1L’appuntamento annuale con Giovanni Lindo Ferretti e’ qualcosa alla quale ci si abitua come il Natale coi parenti o il compleanno con gli amici.
E’ un rito che al contrario di altri, si sente il bisogno di fare, senza dovere e senza costrizioni, anzi ad un certo punto sorge un bisogno quasi fisico di ascoltarlo, sentire una vicinanza che non sia solo morale ed emotiva.
Gli anni scorsi siamo stati testimoni di "Saga – Opera Equestre", qualcosa di piu’ di un concerto, un evento che comprende artisti, uomini e animali con il pubblico trascinato in una dimensione antica, fuori da ogni tempo e spazio eppure cosi’ radicata nelle nostre origini, forte nel sangue e in ancestrali ricordi.
Gia’ in passato vidi Giovanni nel tour "A cuor contento" ma quest’anno una novita’: il teatro. La cornice del Manzoni di Bologna e’ superba eppure c’e’ un che di straniante nell’ascoltarlo su comode poltrone, coi nostri trascorsi, i suoi non di meno. Un tempo si sarebbe detto che ci siamo imborghesiti, come se in quest’idea fosse sottesa chissa’ quale grande male, anzi al contrario mi sono ritrovato a pensare che Giovanni si merita il teatro, un luogo nobile per eccellenza, lo spazio necessario per far risuonare la sua voce sempre piu’ brillante, sempre piu’ convincente.
Noi tutti annullati nel suono e nelle parole, lui al centro di uno spazio che diviene universo, con Ezio Bonicelli alla sua destra e Luca Rossi a sinistra, una trinita’ piu’ mistica che geografica.
Nessun altro eccettuato uno schermo quasi assente, luci potenti a creare un tappeto di luce cangiante, ultraterreno e sequencer a ricordare le drum machine degli esordi.
Giovanni Lindo Ferretti Bologna 08-05-2015-2Giovanni ricrea ma non snatura, rivede ma non modifica, sposta i ritmi come cadenze e accenti, usa sinonimi di parole che da sempre caratterizzano le sue liriche e il suo pensiero, la sua filosofia. Concentrato ma appena puo’ sorride, pare perdere il controllo di una Grande Anima che a stento dimora tra nervi e muscoli ma ancor piu’ egli ha grande cuore. Sono le sue canzoni di oggi, di ieri e di un passato che non e’ mai remoto, semmai congelato nel buio di questa eta’ di mezzo. C’e’ anche "Saga" e la mente torna come d’istinto ai cavalli e alle loro e nostre terre.
A un certo punto pero’ qualcosa accade e quando s’odono ancora i CCCP la sala esplode. Non c’e’ nostalgia perche’ e’ un pubblico di gente talmente giovane che nemmeno te aspetti ma e’ la forza del messaggio, la potenza delle idee che non si contengono su una poltrona per quanto comoda essa sia e allora tutti in piedi, tutti a saltare davanti al palco, tra lo sconcerto degli addetti abituati a placidi melomani o raffinati ascoltatori. E’ in quel momento che ti rendi conto che Ferretti ha ragione, ha sempre avuto ragione e non c’e’ politica, religione, passato e futuro. Esiste una Verita’ grande, unica e sola ed e’ tutta in lui, nel suo alto pensiero che senza tempo attraversa decenni che valgono secoli, millenni.
Egli e’ la Verita’ che nasce dalla bellezza assoluta perche’ si rassegnino i relativisti, esiste’ una Verita’ ed esiste una Bellezza, cosi’ come esiste cio’ che e’ Giusto, il Bene e il Male. Percio’ no, anche il teatro e’ troppo piccolo, nell’idea non nel volume e non scomodiamo filosofi e scienziati, basta esserci e sentire, vivere da vicino un concerto di Ferretti Lindo Giovanni, da sempre come sempre, la sola e unica Voce.

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Saga – Giovanni Lindo Ferretti – Reggio Emilia 21-06-2014

Saga 2014-1Un anno, un anno esatto. 21 Giugno, solstizio d’estate, suggestione ancestrale, storia che inizia prima della storia, un evento quando ancora la Terra era massa informe, poi l’uomo, la consapevolezza della natura e del proprio ruolo all’interno di essa, di un disegno grande, molto piu’ grande.
In pochi decenni tutto questo e’ andato perduto assieme all’orgoglio di appartenenza, di stirpe, di comunita’, forza di gruppo disintegrata all’interno dell’idea passiva di collettivo.
E’ un caso ci si ritrovi qui, un anno dopo, in questo giorno, forse solo occasione ed opportunita’ ma funziona, qualcosa si aggiunge alla gia’ forte emozione che la sola presenza di Ferretti Lindo Giovanni ispira.
Un anno fa la mia prima volta di Saga, della Corte, della filosofia sottesa a questa che vuole essere una esperienza non solo per chi la vive dall’interno ma anche per chi assiste. Un anno nel quale le parole di Ferretti sono state ascoltate ripetutamente, metabolizzate, pensate, tenute strette con forza, affetto e non poca preoccupazione ma soprattutto un anno nel quale ho imparato a conoscere la Corte Transumante di Nasseta, i loro sacrifici, le difficolta’ di una comunita’ che crede e vuole recuperare qualcosa ma assieme alle difficolta’, la gioia dei giorni che trascorrono all’interno di un equilibrio tra essere, volere e avere, la consapevolezza di appartenere all’alba, al tramonto, alla terra e nel cielo la miglior difesa contro chi il cielo l’ha perduto da tempo.
Saga 2014-2Percio’ e’ inutile parlare dello spettacolo, perche’ nulla e’ cambiato nell’emozione dell’anno precedente, semmai accresciuta in quei racconti ora noti che riascoltati dalla voce di Ferretti, assumono il senso antico e profondo della favola che insegna, che stupisce e nel contempo prepara alla vita. Lui e la Corte sono da vivere appunto, vedere, ancor meglio sentire ed e’ un invito che non cesso di rivolgere a chiunque. Inutile anche elogiare l’impostazione dello spettacolo, piccole e grandi differenze che danno continuita’ senza pedissequa ripetizione, constatare come la voce di Giovanni sia  forte piu’ che mai, dolce e potente come mai.
Voglio scrivere invece del rito perche’ di rito si e’ trattato e l’inizio dell’estate ne ha suggellato l’arcaico sentire del trascorrere delle stagioni, stagioni di tempo e d’esistenza. Ritrovarsi e non solo come dettaglio romantico ma come l’anno prima essere li’ con amici laddove le attese sono tempo da spendere assieme, ascoltarsi per riascoltare e quando la Corte, i cavalli si mostrano fieri e possenti, e’ ritrovare anche loro, il puledrino oggi un giovanotto come lo definisce Ferretti, rafforza l’idea possente di continuita’ nella specie, nel pensiero, nel bisogno di esserci.
Altre persone dietro noi, anche loro di ritorno, una tradizione ormai dicevano e bambini, famiglie intere e qualcosa con loro cha avanza.
"La libertà è una forma di disciplina" e allora cio’ che abbiamo visto sono uomini, donne, animali liberi e lo dico con grande ammirazione, rispetto e gioia di farne parte, almeno un poco.

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Nessuno fece nulla – C.S.I.

Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza.
Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza.
Quelli che erano malati cronici e desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l’anima a dio… l’anima a dio… l’anima a dio.
 
Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso,
la pioggia portava con sé la polvere dei deserti d’oltremare.
I vecchi dissero: ci sarà la guerra…
i vecchi dissero: ci sarà la guerra.
Nessuno prestò credito alle loro parole e nessuno fece nulla…
Nessuno fece nulla!
 
Cosa si poteva fare contro la profezia?
Solo cantammo per intere giornate…
cantammo per intere giornate fino a restare senza voce,
per potere consumare tutte le vecchie canzoni,
perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo…
perché non ne restasse nessuna.
 
… quando intravedono il primo cadavere per strada le persone voltano la testa,
vomitano e perdono i sensi…
vomitano e perdono i sensi.
Senti il tremore per primo nelle ginocchia,
poi ti manca l’aria e ti gira la testa.
Sono d’aiuto in questi casi l’acqua fredda e leggeri schiaffi.
Se lo svenuto non rinviene sdraiatelo sulla schiena e sollevategli le gambe in aria.
Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un suo vicino, non permettetegli di avvicinarsi e di guardarlo:
le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo svenimento…
le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo svenimento
e non si ha tanto tempo a disposizione, MAI.
Non si ha tanto tempo a disposizione, MAI.

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Giovanni Lindo Ferretti. Partigiano dell’infinito da Togliatti a Benedetto XVI – Luca Negri

Giovanni Lindo Ferretti. Partigiano dell'infinito da Togliatti a Benedetto XVIInutile ripetere l’importanza assunta da Ferretti nella mia vita, quale riferimento artistico ed umano egli rappresenti. E’ un percorso lungo iniziato ai tempi del primo "Affinita’-divergenze", proseguito coi CSI, PGR, sino ai giorni nostri.
Strano incontro il mio con un uomo le cui idee hanno ruotato attorno alle mie senza mai davvero toccarsi, per il quale pero’ sento affinita’ e guarda caso divergenze, persino ingenue considerando la mia e la sua figura.
Ho ascoltato ogni canzone, ho letto molto, quasi tutto, mi mancava il libro di Luca Negri rimasto da parte nel timore fosse un riassuntone di uno stipendiato editoriale qualunque ma trovato e sfogliato in libreria, non ho esitato un istante.
Prima o poi si ricomincera’ a parlare di Ferretti senza tirare in ballo le sue scelte umane, senza tifo da stadio e considerazioni di pari livello ma e’ indubbio che egli desti una curiosita’ quasi antropologica e a prescindere da come la si pensi, e’ un aspetto dell’artista e dell’uomo che merita attenzione e studio.
Personalmente ho tutto molto chiaro, non vedo svolte, scossoni e tantomeno traumi o incoerenze ma con Ferretti ho un rapporto adolescenziale ed empatico al punto da sentire una fortissima vicinanza sin da quando le nostre idee erano diametralmente opposte. Contenendo quindi ogni soggettivita’, Negri compie l’unica operazione sensata per descrivere il suo percorso e ci riesce con la perfetta e in fondo unica, chiave di lettura possibile.
L’autore comprende con grande lucidita’ che non e’ possibile separare Ferretti dal suo tempo e dalla sua terra e percio’ alterna storia, umana ed artistica con la storia d’Italia, d’Europa e del mondo intero dal dopoguerra ad oggi e nei mutamenti delle idee, della cultura e della politica, motivare le scelte di un uomo che sin dalla giovane eta’, si mise in cammino su una strada molto piu’ lineare di quanto appaia, per quanto anomala.
Ecco come riassumendo sessanta anni di cronaca politica, sociale ed artistica, Negri incaselli la vita di Ferretti e come per incanto, ogni scelta si fa chiara, persino lampante.
L’autore ha misura, la sua scrittura scorre evitando di dilungarsi inutilmente, senza tralasciare pero’ alcun momento importante sull’artista reggiano.
Il suo occhio nel discernere le informazioni necessarie dal mero elenco fine a far volume, denota una conoscenza e una visione a 360 gradi di cio’ che egli descrive.
L’interesse quindi a Ferretti si alterna al piacere di ripassare per cosi’ dire, fatti ed opinioni del nostro tempo e della memoria.
Straordinaria l’intuizione di Negri, preziosa la sua dialettica, piu’ che condivisibile la sua analisi.
Questo e’ un libro che deve essere letto.

Saga – Giovanni Lindo Ferretti – Reggio Emilia 22-06-2013

Saga - Giovanni Lindo Ferretti Forse non rientrera’ nell’etimo ma "punk" vuole anche essere sinonimo di anarchica ribellione contro un sistema preordinato.
Inutile continuare a foraggiare la discussione ormai stantia sul presunto cambiamento di Ferretti perche’ oggi, anno di (poca) grazia 2013 non riesco a pensare a nulla di piu’ iconoclasta di un concept-album sulla storia e l’orgoglio delle proprie origini e della propria terra, rappresentato come un musical con uomini e cavalli all’interno di un luogo antico come un chiostro benedettino.
Se questo non e’ spaccare tutto, non so cos’altro possa esserlo.
Un album, un concerto che e’ opera teatrale, ricostruzione storica in chiave poetica, espressione di un uomo che ha ritrovato se stesso attraverso sangue e cultura, razza ed appartenenza e nel contempo e’ la storia di un popolo, del territorio sul quale ha vissuto, in fondo il passato di ognuno di noi, vero o solo presunto ma simbolico e rappresentativo di una ricerca necessaria per definire, spiegare, capire. La maturita’ artistica di Ferretti oggi e’ impressionante, la sua statura intellettuale ed umana trova pochi riscontri altrove e da tempo, da sempre a ben vedere, costruisce una propria grammatica che soltanto chi negli anni ha ascoltato, chi ha voluto comprendere, ha strumenti per tradurre il suo lavoro, mentre agli altri non resta che ridere e sputare veleno.
Saga - Giovanni Lindo Ferretti "Non e’ impegno civile, necessita’ militare. E’ un gesto eroico, un gesto artistico, e’ disciplina umanistica" e cio’ vale per lo spettacolo ma ancora prima per la vita di Ferretti, un uomo che ha vissuto, impersonato e rappresentato la propria arte.
"Opera equestre" e’ il sottotitolo di "Saga" perche’ i cavalli sono parimenti protagonisti della sua voce, parte integrante e fondamentale della narrazione, compagni e sodali di uomini e terra, punto d’equilibrio di una umanita’  sopravvissuta anche grazie all’alleanza con questi nobili e forti animali.
Considerazioni semplici le mie, persino banali per chi conosce l’uomo oltre l’artista, eppure la potenza e la forza della messinscena travalicano il gia’ noto divenendo prodigiosa novita’.
Aiutano i chiostri del cinquecento, aiuta la scelta di non adoperare luci artificiali, aiuta il solstizio d’estate e la brezza che accarezza maternamente artisti, animali, spettatori. Realmente il tempo si disintegra e Ferretti cosciente di questo sa trasportare ad un ‘epica antica, alle compagnie itineranti che allietavano la vita grama e terribile dei nostri avi attraverso costumi semplicissimi ma incredibilmente efficaci, da conoscitore esperto dei quadrupedi coreografa i testi con un linguaggio d’intesa tra uomo e animale che anche chi non sa, comunque comprende. 
Saga - Giovanni Lindo Ferretti Spettacolo di rara bellezza che nessuno ha mai osato prima e la platea e’ incantata, profondamente commossa come solo ci si puo’ commuovere innanzi la Verita’, la Verita’ della storia, della terra, del sangue e della Fede.
"Se perdiamo il maremmano perdiamo la storia" e mentre cavali scossi danzano fieri sulla voce stentorea sottolineando l’abisso verso il quale ci stiamo dirigendo, tutto diventa terribilmente chiaro e la comunione di vite, narrazioni ed intenti e’ completa.
Oggi Ferretti con la voce puo’ ogni cosa, il salmodiare caratteristico suo sin dagli esordi esalta le liriche morbide eppure taglienti quando serve ma anche questo non sorprende all’interno dello stile che gli e’ proprio.
In lui non v’e’ desiderio d’istruire o indottrinare, egli non e’ un sacerdote o un maestro.
E’ un narratore, e’ un uomo che ha viaggiato e scoperto la sua strada, una strada che potrebbe essere anche di altri ed e’ li’ per indicarla a coloro che hanno occhi per vederla, orecchie per ascoltare, gambe per percorrerla.
Evento unico, straordinario ed indimenticabile, qualcosa finalmente in cui riconoscersi, fare proprio e Ferretti l’unico maestro che abbia mai voluto avere.

"Cittadine, cittadini uno sforzo ancora!
La democrazia suvvia, e’ una connessione web a banda larga.
I nativi digitali sono già tra noi, arriveranno gli ufo robot, vogliono pace progresso e abbondanza, ogni giorno sarà festa, un’eterna vacanza.
Nell’attesa per non stare con le mani in mano abbiamo fatto della Domenica un giorno qualsiasi.
Cittadine, cittadini felicitazioni…"

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Giovanni Lindo Ferretti – Bologna 30-03-2012

P1060287 (Medium)Cercando informazioni sul concerto, orari e quant’altro, m’imbatto in una serie di siti solerti nell’appellare Ferretti come "fondamentalista cristiano" e lo appiccicano li’ come un avvertimento, un marchio stampigliato sulla carne come facevano altri simpaticoni prima di loro, accostamento certo non gradito a nessuno dei due gruppi. Faccio mente locale ricordando se in passato avessi letto dentro a schede informative altri tatuaggi come ebreo, buddista, islamico, ateo ma credo sia questo un privilegio riservato a pochi.
Non m’interessa in cosa crede Ferretti Lindo Giovanni, perche’ la questione e’ in cosa credo io e io credo in lui, ci credo da quando non m’interessava in cosa credesse, da quando cio’ che credeva non era cio’ che credevo io e l’ho seguito in ogni suo viaggio, in qualunque manifestazione della sua musica, in ogni rivolo scavato dal suo pensiero e dalla sua esperienza.
Credere ed e’ sapere che vivo le sue parole da oltre un quarto di secolo e oggi come allora sono idee che si schiudono, risposte che si svelano e brividi di una verita’ che si avvicina.
Questo e’ l’uomo che sono andato ad ascoltare, questi i motivi per i quali non mi vergogno a definirlo Maestro, forse l’unico che abbia mai avuto veramente.
La sala non e’ gremita ma gli under-30 sono la maggioranza e mi sorprende, cosi’ come sorprende la varieta’ degli astanti, studenti ed ex-studenti in gran parte casual, nostalgici post-qualcosa rigorosamente in nero ma anche ragazze fashion piu’ da happy-hour che da Ferretti e altre pronte per la funzione domenicale.
Alcuni rispolverano magliette di lotta contro fantasmi vari, i piu’ semplicemente se ne fregano ma il concerto inizia e tutti cantano tutto, s’ondeggia fluidi scivolando sulla voce che ben riconosciamo, modulata su vocalizzi di popoli lontani in dialogo con la nostra terra e sono trent’anni di storia ma potrebbero essere trecento non fosse che eravamo li’ e ricordiamo ogni cosa. Trent’anni che solo uno sprovveduto potrebbe pensare ed ascoltare diversi, come se l’anima dei CCCP prima, dei CSI poi e PGR dopo non sia sempre la stessa, come se le diverse formazioni non fossero tappe di un solo viaggio attraversate da un unico viaggiatore, cio’ che Ferretti infatti e’, un viaggiatore partito da casa tanto tempo fa e alla fine dopo infinito peregrinare, dopo infinite anime incontrate, il ritorno con le mani graffiate e gli occhi colmi di sapere e Fede in un unico, grande, imperfetto cosmo in cerca di un evangelista che sappia spezzare i recinti di epica, etica, etnica e pathos. Ecco come esperienze tanto diverse si trovano riunite, lontanissime ma vicine innanzi la voce, narrazioni come parabole del nuovo millennio.
Per riuscire ad amalgamare suoni che in tanti anni hanno preso strade lontane, Ferretti s’avvale di Ezio Bonicelli e Luca Rossi straordinari musicisti ex Ustmamò, gruppo che non ho mai dimenticato e smesso d’amare, giu’ a spingere sui ricordi ma ancor meglio capaci di ridefinire sonorita’ molto diverse vestendole con la tradizione del violino e l’elettrico della chitarra. Tra loro Ferretti e’ Verbo, egli colonna portante, prima Pietra di cattedrale e i nuovi paramenti di "Mi ami?", "Annarella, "Tomorrow", "Barbaro" o "Radio Kabul" fluttuano possenti nelle onde sonore, tautologie senza tempo, arrangiamenti straordinari che passando dal folk al minimalismo, sorprendono e incantano, suadenti ed ammalianti.
Se in ogni settore della nostra vita non fossimo guidati da ciechi, riconosceremmo nella musica di Ferretti l’ultima Chiesa ed egli profeta e sacerdote di una umanita’ smarrita e forse, dico forse, non perduta.
Un evento dal sapore del mito, dalla mistica del rito, con la gioia della preghiera e nel presente mercato, fatevi sotto bambini e come sempre, occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini.

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Giovanni Lindo Ferretti – Reduce

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